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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Il sistema enochiano

Gennaio 2008
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Fin dai tempi del sito Lucidzahor mi sarebbe piaciuto scrivere qualcosa sul “sistema enochiano” creato da John Dee ed Edward Kelley, che - per quanto semisconosciuto in Italia – a livello internazionale è secondo per diffusione soltanto alla magia di Aleister Crowley e ai suoi derivati. Mi ha sempre trattenuto la straordinaria complessità dell’argomento; prima di affrontarlo direttamente, c’è un certo numero di equivoci che bisogna districare.

Intanto, come nel caso del sistema di Abramelin e di altre espressioni dell’esoterismo medievale e rinascimentale, è molto riduttivo considerare il sistema enochiano un “sistema magico”: si tratta infatti soprattutto di un sistema di trasmutazione interiore, anche se la sua caratteristica più peculiare è di esercitare in primo luogo la sua azione sul piano della realtà oggettiva, della quale il progresso interiore costituisce la conseguenza e il riflesso.

E’ proprio questa la ragione della sua classificazione nel campo della magia, cioè in… serie B,  in base a quel pregiudizio - tipico dell’esoterismo tradizionale - che considera “regolari” soltanto le vie che propongono un modello di sviluppo interiore avulso dal sociale.

E’ tipico di questa logica fissare rigidi criteri selettivi per determinare la presunta validità di ogni singola forma esoterica: per esempio, la regola secondo cui esistono cammini iniziatici e contro-iniziatici, e tra quelli iniziatici quelli tradizionali e quelli non tradizionali;  e tra quelli tradizionali quelli regolarmente trasmessi e quelle contraffatti, e tra quelli regolarmente trasmessi quelli praticabili ai nostri giorni e quelli no. Tutto questo viene stabilito in base a criteri masochistici, capricciosi e campati in aria, che a me ricordano la barzelletta del contadino che trovò nel suo campo la lampada del Genio.

Ve la ricordate senz’altro. Il Genio disse al contadino: “puoi chiedere quello che vuoi, sappi solo che il tuo vicino ne avrà il doppio.” Il contadino ci pensò, poi rispose: “voglio perdere un occhio”.

Allo stesso modo, gli esoteristi “di tradizione” sono disposti a precludersi ogni possibilità operativa in cambio della soddisfazione non soltanto di precluderla agli altri, ma anche di sentenziare che i cammini seguiti dagli altri sono “irregolari”.

Per essere obbiettivi, bisogna dire che Dee e Kelley non fecero mai molto per guadagnarsi le simpatie del contadino, ostentando uno stile di vita piuttosto anticonformista (si scambiavano le mogli e cose del genere); ma se anche fossero stati due terziari francescani non credo che il giudizio nei loro confronti sarebbe migliorato di molto, perché erano Inglesi, e nell’ottica dei tradizionalisti “inglese” è comunque sinonimo di “modernista”, quindi di diabolico.

Fatta astrazione dal diabolico, è ovvio ammettere che nell’accostamento Inghilterra-modernismo c’è un fondo di verità; ed è anche vero che potenti forme esoteriche – dal Rosacrucianesimo alla Massoneria, dal sistema enochiano a quello di Crowley – hanno discretamente influenzato la storia delle società anglosassoni nei turbolenti passaggi che hanno dato origine alla società moderna. Se l’influsso da esse esercitato non è stato finora mai studiato a fondo, è proprio perché tale studio comporterebbe un’inevitabile polemica con quella consistente porzione di esoteristi che identifica nel modernismo qualcosa di negativo.

Purtroppo, tale omissione ha sempre lasciato il campo libero alle più grottesche e fantasiose ricostruzioni “complottiste”, che saziano la sete di mistero delle persone più vulnerabili con inenarrabili beveroni zeppi di ogni falsità, e ottengono il risultato di creare ai danni dell’esoterismo un clima di persecuzione assolutamente non meritato: perché dalla messa in luce dei suoi influssi  sulla storia moderna non potrebbe certamente derivare niente di male, ma al contrario una più profonda e matura consapevolezza dell’uomo occidentale riguardo al ruolo che è chiamato a svolgere nella storia.

In realtà, i tentativi di abbordare l’argomento con spirito positivo non sono mancati, soprattutto nel campo di quel più o meno dichiarato realismo fantastico che (traendo ispirazione dal Mattino dei Maghi di Pauwels e Bergier ) porta avanti da decenni un flirt ininterrotto tra scienza e esoterismo con condimento di ufologia, archeologia e misteri assortiti; ma si tratta perlopiù di libri “commerciali” nel senso più negativo del termine, che per non dispiacere a nessuno si guardano bene dal contrapporsi apertamente ai deliri dei complottisti, e le cui scarse preoccupazioni di verosimiglianza non fanno altro che rafforzare i pregiudizi dei tradizionalisti sulle “contraffazioni” messe in atto dalla letteratura moderna. Speriamo che prima o poi venga fuori qualcosa di meglio, che sia in grado di conciliare – nel cuore degli amanti della conoscenza – passato e futuro.

Per intanto, a chiunque abbia l’ambizione di operare da sé questa sintesi dico subito che non ha senso prendere alla lettera la terminologia parareligiosa che John Dee utilizzava nei suoi scritti; sarebbe bene ricordare che, trecento anni fa, chi scriveva di esoterismo in un linguaggio diverso da quello religioso si candidava a fare la fine di Giordano Bruno.

Purtroppo, l’idea che un personaggio o un libro vadano contestualizzati nel loro momento storico è rimasta sepolta sotto le macerie del Muro di Berlino; così al giorno d’oggi capita di sentir dire che Cristoforo Colombo era un razzista e Giuseppe Garibaldi un brigante – ho fatto due esempi bipartisan. Per quanto riguarda John Dee, si trova in rete una marea di gente che prende i suoi discorsi sugli Angeli tanto sul serio da ribattezzare il suo sistema “Magia Angelica” e/o riproporlo addirittura in salsa New Age; ottenendo risultati che chi abbia un barlume di senso dell’umorismo non può non trovare assolutamente esilaranti.

Che di Angeli in realtà non si tratti, lo hanno capito benissimo i numerosi gruppi satanisti che hanno cooptato il sistema enochiano e ne fanno uso. Di norma, gli studi enochiani reperibili sui loro siti rivelano profondità e competenza assai elevate; non spiegano però che senso abbia liberarsi di un Dio che non esiste per mettercene un altro, oltretutto assai cattivello.

A un livello più elevato collocherei la “Magia Enochiana” in versione Golden Dawn. I seguaci di questa tradizione hanno prodotto una gran quantità di egregio materiale, che con un po’ di pazienza si può raccogliere spulciando la rete. Ma, a parte alcuni errori di interpretazione che sono stati diligentemente segnalati dagli enochiani “indipendenti” e che qui non ripeterò, il loro approccio (ripreso poi anche da Crowley – vedi la famosa evocazione di Choronzon) presenta due limiti fondamentali:

1) la pretesa di integrare il sistema enochiano entro quello della Golden Dawn, che lo comprime e lo soffoca. In base alla nota massima di Andreotti, viene da chiedersi se MacGregor Mathers non l’abbia fatto apposta, rendendosi conto che consentire al discepolo di praticarlo liberamente sarebbe equivalso a rendergli superflua la sua guida.

2) è incentrato sulla seconda parte del sistema, cioè le Tavole degli Elementi e le 18 Chiamate. Questa parte, che è frutto dei lavori effettuati da Dee e Kelley a partire dal 1584,  è senza dubbio la più appariscente ma non la più importante, e tale approccio mutilo – che ancora oggi va per la maggiore – preclude la possibilità di sfruttare al meglio le potenzialità del sistema.

Per contro, secondo un certo numero di Enochiani indipendenti (tra i quali il sottoscritto), la parte più importante del sistema è la prima: quella nota come Protoenochiana, esposta da Dee e Kelley nel Liber Mysteriorum Quintus.

Si tratta di una scuola di pensiero che, per quanto stia crescendo a vista d’occhio, non è ancora molto diffusa. Il lettore che andrà a cercarne traccia in rete resterà sorpreso di quanto poco si parli del Liber Quintus in confronto a migliaia di pagine sugli Aethyr, le Torri di Guardia e via dicendo, a conferma di come l’approccio della Golden Dawn sia ancora largamente maggioritario.

Non che ci sia da stupirsene: in tutti i settori dello scibile, e in particolare nel difficile campo degli studi esoterici, è difficile resistere alle lusinghe di chi offre la “pappa pronta”. Proprio per questo,  credo di rendere un servizio utile affermando con chiarezza che per quanto riguarda il sistema enochiano la pappa pronta non funziona, e se volete impadronirvene davvero la miglior cosa da fare è studiarlo da soli e dal principio; cioè dal Liber Quintus, appunto.

Potete saltare tranquillamente le prime pagine e andare dritti alla mattina del 26 marzo 1583, quando John Dee ed Edward Kelley si apprestavano a mettersi al lavoro secondo una tecnica collaudata ormai da anni: Kelley guardava nella sfera di cristallo e riferiva le sue visioni di Angeli, Dee poneva loro domande, si faceva riferire le risposte e le scriveva.


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