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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Il sistema enochiano

Gennaio 2008
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Esoteristi di valore come Laurence Gardner sono giunti a sostenere la sua totale falsità, affermando che si trattava originariamente di un sistema crittografico di cui Dee si sarebbe servito per fare la spia contro il Vaticano. Altri hanno fatto notare che, in un linguaggio che pretende di risalire ai patriarchi biblici, la perfetta aderenza alla struttura sintattica della lingua inglese suona almeno sospetta.

I suoi sostenitori, d’altra parte, osservano che nessun falsario sarebbe in grado di improvvisare a voce, senza valersi nemmeno dell’ausilio di carta e penna, una lingua il cui vocabolario comprende più di un migliaio di parole, e le cui strutture grammaticali – per quanto non ricostruite completamente - lasciano intravedere la massima coerenza e regolarità.

Ancora una volta devo dichiarare che questo dibattito mi fa un po’ sorridere. Io non sono forse un’enciclopedia vivente come il grandissimo Gardner, ma ho una modesta esperienza operativa che più di una volta, trovandomi di fronte alle immortali sentenze sovranamente largite da autori assai valutati, mi ha fatto sospettare che al di là dell’erudizione libresca la loro conoscenza esoterica non sia mai andata oltre la penna e il foglio. A costoro sarei tentato di chiedere che senso può avere la pretesa che la manifestazione di un piano di realtà diverso dal nostro soddisfi le esigenze della moderna glottologia.

Di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di energia che perviene al piano della realtà oggettiva provenendo da un mondo del quale non sappiamo niente: non sappiamo come è fatto, se esistano in esso materia o forma, non sappiamo nemmeno se esistono i linguaggi, perché il fatto che questa energia si sia manifestata a Dee e Kelley sotto forma di linguaggio non significa nulla: è un po’ lo stesso discorso degli impulsi elettrici che nella cornetta del telefono si convertono in voce – di fronte a sollecitazioni estranee, i nostri sensi non possono fare altro che rielaborarle secondo le convenzioni da essi conosciute, che sono quelle proprie delle nostre modalità di percezione.

E allora, perché stupirsi se la mente dell’anglofono Edward Kelley ha rielaborato l’energia in forma di un linguaggio simile all’inglese?  Ci sarebbe semmai da stupirsi se non fosse così. Soltanto una categoria di Enochiani potrebbe sentirsi disturbata da questa scoperta, precisamente quelli che prendono il mito alla lettera, supponendo che davvero in qualche parte dell’Universo ci siano dei signori in camice bianco che svolazzano con la trombetta rivolgendosi frasi tipo gam ohe gemph ubràh-ax; ma per quel che ne so io, Enochiani integralisti a tal punto non ce ne sono.

Quindi, per favore, siamo seri, e cerchiamo di renderci conto che quando profferiamo una Chiamata Enochiana  non ci stiamo rivolgendo né agli “Angeli” né a nessun altro. Ciò che stiamo facendo è quello che Castaneda definiva un “allineamento tra i mondi”: porre in sintonia la nostra mente con l’energia propria di un’altro “stato dell’essere”, che normalmente - sul piano della realtà oggettiva - sarebbe esclusa dalla nostra abituale consapevolezza.

Quel pomeriggio stesso, l’Angelo fece ritorno e intrattenne i due amici con lunghe e interessanti disquisizioni in fiorito inglese shakespeariano, tutte fedelmente trascritte da John Dee nel suo libro; ma ad onta della loro impazienza non parlò dell’alfabeto, e il Trono rimase coperto dal Velo Nero fino al pomeriggio del successivo Venerdì Santo.

Quel giorno, quando l’Angelo arrivò sembrava adombrato. Tolse il Velo e, mostrando ai suoi evocatori il Libro sul Globo, si rivolse loro con parole amare:

The taste of this mercifull potion, yea the savour onely of the vessel worketh most extremely agaynst the maymed drowsines of ignorance! If the hand be heavy, how weighty and ponderous shall the whole world be? What will ye?

(Il sapore di questa misericordiosa pozione, anzi soltanto il sapore del boccale è più che bastante contro i massimi abissi dell’ignoranza. Ma se la mano ne sente il peso, quanto più pesante e oppresso sarà il mondo intero? Che ne sarà?)

Così dicendo, intendeva rimproverarli per non aver osato interrogarlo riguardo all’Alfabeto. Si affrettarono a scusarsi, e lo assicurarono di essere desiderosi di imparare anche da subito. Allora riapparve la prima pagina del Libro, quella divisa in 2401 quadrati; poterono così notare che per ciascuna delle 49 righe era scritta, da destra a sinistra, una parola.

Col suo bastoncino d’oro, l’Angelo puntò le lettere della prima parola:

Keph van” rivolse il viso verso il cielo “don graph fam veh na…”

E così via per tutte le 49 parole. Questa è la Prima Chiamata delle Tavole Protoenochiane; ci sono 49 Chiamate composte da 49 parole ciascuna per ognuna delle due Tavole, e di nessuna l’Angelo fornì la traduzione. In base al vocabolario enochiano successivamente ricostruito, si è compreso che la Ventitreesima tratta della Creazione degli Angeli e la Ventiquattresima  è un appello al loro potere; altro non si sa.

Sta proprio nell’ignoranza del loro significato letterale la ragione dell’oblio nel quale le due Tavole Protoenochiane sono cadute; e in effetti, chiunque abbia sperimentato la potenza delle 18 Chiamate comunemente in uso - il cui testo è noto - non può certo biasimare più di tanto l’esoterista che non osa rivolgersi agli “Angeli” per mezzo di parole di cui non conosce il senso.

Bisogna anche dire, però, che la sopravvalutazione del punto di vista letterale è un difetto caratteristico dell’esoterismo filoreligioso - non solo a motivo della sua impostazione molto “letteraria”, ma anche per la sua visione drammatica della lotta tra il bene e il male, che vede trappole dappertutto e tende a esagerare le difficoltà.

E’ invece il caso di supporre che, se le Tavole fossero pericolose, l’Angelo si sarebbe degnato di dare a John Dee un avvertimento, mentre così non fu; come non disse neppure che la comprensione letterale della lingua enochiana sia una condizione necessaria per la ricezione della sua energia.

In verità, le Tavole si possono usare benissimo; anzi si deve farlo se la meta è pervenire alla completa comprensione del sistema, che già la Prima Chiamata contiene in nuce per intero.

Il testo va copiato in lettere latine su un foglietto, disponendo le lettere da destra a sinistra, come se fosse arabo. Bisogna scriverle un po’ distanziate e lasciare un po’ di spazio anche fra una riga e l’altra, perché sopra ogni lettera va scritto anche il suo nome , e sopra ancora il carattere corrispondente in Alfabeto Enochiano.

Dopo essersi concentrato, l’operatore ripete la Chiamata ad alta voce: prima una lettera alla volta – non secondo il valore fonetico delle lettere, bensì col loro nome – poi parlando normalmente, come se si trattasse di una lingua a lui nota.

Subito dopo aver portato a termine la Prima Chiamata, l’effetto è uno scossone improvviso paragonabile a quello di un sasso scagliato in uno stagno: la sensazione è che la mente sia sballottata di qua e di là, a ondate progressivamente decrescenti. Questo effetto passa presto, ma è destinato a ripetersi sempre più forte ad ogni Chiamata successiva.

Quello che rimane è il manifestarsi alla coscienza di emozioni e aspirazioni di cui fino ad allora non si era mai stati pienamente consapevoli, come se dall’inconscio fossero venute a sedimentarsi sulla superficie dell’anima. Prima di proseguire, è necessario risolverle in qualche modo: si possono accantonare se il nostro io cosciente le rifiuta, o si può lavorare per la loro realizzazione.

Infatti, tra le molte positive conseguenze dell’approccio protoenochiano c’è anche la possibilità di lavorare sul piano della realtà oggettiva fin da subito: tutto ciò che bisogna fare è tradurre in lingua enochiana i nostri desideri.

A questo fine, può essere utile il preziosissimo dizionario istantaneo inglese-enochiano che si trova in rete a http://tikaboo.com/. Nel campo superiore bisogna scrivere in inglese il proprio desiderio, nel campo inferiore appare la traduzione. Una volta che la frase è formulata, si può pronunciarla ad alta voce secondo la tecnica che ho esposto per le Chiamate, con la differenza che non è necessario limitarsi una sola volta: può essere ripetuta tutti i giorni, per un po’.

Essendo maestro di voodoo, ho preso l’abitudine di portare avanti questo lavoro in stato di trance. Questo è utile soprattutto in caso di dubbi o incertezze: quando penso che forse ho già portato avanti abbastanza a lungo una data richiesta e sono indeciso se continuare o passare oltre, in trance so sempre quello che è giusto fare.

Per quei pochi che hanno avuto il coraggio di affrontarle, le Tavole Protoenochiane sono la Via. Non ci sono parole per descrivere come, a ogni nuova Chiamata, i suoni delle lettere profferite entrino in risonanza con gli strati sempre più profondi dell’inconscio, accrescendo il controllo - da parte dell’operatore - tanto degli “stati molteplici dell’essere” quanto della realtà oggettiva; e quanto più perfetto diventa il controllo del mondo esterno, tanto più chiara l’armonia della Creazione si rispecchia nella mente, ponendo al riparo dalla tentazione di utilizzare il potere ottenuto per altro che non sia pace, giustizia e libertà per chiunque al mondo.

Daniele Mansuino


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