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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Tele Kali-Juga

(riflessioni sul materialismo esoterico)   Marzo 2007

 

Sembra alle volte che le cose non succedano per caso. L’uscita di Tele Kali Yuga, l’opera d’arte su DVD di Fabrizio Ponzetta, mi ha colto nel bel mezzo di quella che Corrado Guzzanti definirebbe una GROSSA CRISI , dovuta al fatto che mi ero messo in testa di scrivere un articolo sul “materialismo esoterico”.

Non è per megalomania che mi ero messo in testa di sfidare simili altitudini, ma perché penso che il mondo abbia più bisogno di materialismo esoterico che dell’aria che respira: infatti, da qualche decennio a questa parte, orde di papa boys hanno invaso il mondo dell’esoterismo per ribaltare con spirito scoutistico l’inevitabile (cioè, magari lo fosse) corso del processo storico che scinde l’esoterismo dalla superstizione religiosa.

E dire che in molte altre discipline, vedi ad esempio la storia, ci siamo riusciti già da quasi due secoli a separare le due cose : oggi neppure Socci ha il coraggio di andare in televisione a dire  che il Signore spedì Napoleone a Sant’Elena per castigarlo di aver sequestrato il Papa (anche se sicuramente lo pensa). Lo stesso vale per le scienze naturali, anche se i creazionisti si stanno riorganizzando. Solo l’esoterismo va in malora : tra un po’ di anni, se l’andazzo continua così, la Massoneria organizzerà torpedoni per il Vaticano, non già il Venerdì Santo per andare a mangiare la porchetta sotto le finestre del Papa, ma alla domenica mattina per benedire i labari delle Logge.

Mi sono detto: ci penso io. Ho tirato fuori dagli scaffali della mia giovinezza i “Saggi sul materialismo storico” di Antonio Labriola e li ho messi su Word,  con l’idea di adattare il suo lavoro all’esoterismo mediante esempi opportuni.

Pensavo che fosse una cosina facile, anzi mi sentivo un po’ in colpa verso i lettori per la mia pigrizia: a scrivere un articolo appoggiandomi sul lavoro di un altro, mi sembrava di fregarli. Dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo, per un marxista, minare alle basi un agglomerato di ideologie già belle e pronte, come quella che Hegel ebbe la cortesia di servire a Feuerbach su un vassoio d’argento; difatti Labriola se la sbrigò assai facilmente con le ideologie della storia nei primi due capitoli (dando oltretutto l’impressione di averli scritti mentre cucinava), e tutto il resto dell’opera non è più dedicato a confutarle, ma a costruire il materialismo storico, appunto.

A ciò si aggiunga che l’esoterismo “tradizionale” prometteva di essere un avversario molto meno ostico della storia: con tutto il rispetto, i vari Saint-Martin, Guénon, Ambelain ecc. hanno scritto cose mirabili sul simbolismo, sul ritrovare sé stessi, sulla struttura delle organizzazioni iniziatiche e chi più ne ha più ne metta, ma dal punto di vista filosofico le loro opere sono addirittura esilaranti, ce ne sarebbe da mettere insieme un “blob” esoterico (anzi magari un giorno o l’altro lo farò); ero assolutamente certo che li avrei sbriciolati in pochi minuti.

Beh, ci credereste? Mi sembrava di trovarmi davanti a un muro: più scrivevo e più mi incasinavo,  e ogni volta che ci ritornavo il muro mi sembrava più alto - la stessa orribile sensazione di quando  spiego ai miei amici di sinistra che esoterismo e comunismo sono la stessa cosa - mi ascoltano con educazione e poi mi dicono “interessante, dovresti fare una conferenza”.

Qual’era il mio problema? più o meno questo: il materialismo non è e non può essere determinista, perché il determinismo non è e non può essere che ideologia.  Mentre, ahimé: tutto il castello dell’esoterismo “tradizionale” è incastonato nella “dottrina indù dei cicli cosmici”, che è senza alcun dubbio la più orgogliosa ideologia determinista mai concepita dall’uomo – più orgogliosa perfino della teoria del“big bang”, che ha solo la pretesa di abbracciare il nostro Universo, perché si riferisce a tutti gli Universi possibili (Kalpa), che ovviamente sono innumerevoli.

Secondo la dottrina dei cicli cosmici, il nostro particolare Kalpa appartiene alla categoria dei Kalpa sottoposti all’azione del tempo (che non è affatto una condicio sine qua non dell’esistenza universale), la quale azione si manifesta attraverso una successione di cicli di uguale durata: i Manvantara. Al principio di ciascun Manvantara l’Universo si crea, al termine si distrugge e ricomincia con leggi diverse.

Il Manvantara in cui ora ci troviamo è il settimo (di quattordici che sono complessivamente) e, come tutti gli altri, è diviso in quattro Juga (nota: scrivo Juga con la J, e non con la Y come Guénon e Ponzetta, perché ebbi una moglie che sapeva il sanscrito, la quale mi diceva che “juga” significa “giogo”- probabilmente in questo caso nel senso di “passaggio” - e la prima lettera si pronuncia come la “j” francese di  “Jean”, solo un po’ più aspirata).

I quattro Juga  hanno durata decrescente in base alla proporzione 4-3-2-1, e sono caratterizzati da un progressivo deterioramento delle modalità di manifestazione; durante il quarto  – che è il Kali-Juga, lungo 6.480 anni – il tempo accelera il suo corso, l’Universo si consolida e si materializza, poi si aprono le prime crepe e infine l’Universo va in frantumi. Inutile dire che noi sfigati siamo venuti al mondo quasi alla fine.

Detto ciò, è chiaro che per costruire un esoterismo materialista la dottrina dei cicli cosmici è la prima cosa che va confutata – non perché, se fosse vero che il mondo va sempre peggio, sarebbe anche vero che ai tempi della buonanima i treni arrivavano in orario, ma perché ha le caratteristiche di un immenso contenitore che giustifica e legittima praticamente tutte le ideologie più reazionarie: dall’esistenza di Dio a quella dell’Universo come sua emanazione, dal potere imperiale al primato papale, dalla diabolicità del progresso al primato della tradizione, eccetera.  Fai fuori i cicli cosmici, e in un colpo solo le hai fatte fuori tutte; ma se non ce la fai, tutte le altre te le devi tenere.

Ora, il guaio è che nessuno ci ha mai provato: né da fuori dell’esoterismo, né dal di dentro. Dal di  fuori, l’aristocratico disprezzo che accomuna umanisti e scienziati verso le credenze del passato, non potendosi scaricare contro la Chiesa perché altrimenti non si vincono i concorsi, si è sempre riversato verso le più vulnerabili culture esoteriche con un tale livore che nessuno (neanche Umberto Eco, che pure ci è arrivato vicino) si è mai abbassato fino a confutarle punto per punto.

Dal di dentro, il solo possibile terreno di scontro è la Massoneria, dove gli esoteristi di indirizzo progressista e tradizionale convivono e si detestano cordialmente da più di duecento anni, frequentando le stesse Logge e scrivendo sugli stessi giornali; ma il Massone progressista è diplomatico, e le idee strampalate dei tradizionalisti gli offrono un’ottima occasione per far sfoggio di saggezza e tolleranza a buon mercato, anche se in segreto darebbe magari un occhio della testa per liberarsi per sempre da quella montagna di cavolate.

Ora, si dà il caso che un simile atteggiamento andrà bene a lui, non può andar bene a uno che vuole gettare le basi del materialismo esoterico, perché io non posso chiedere a un materialista di avvicinarsi all’esoterismo se so che prima o poi andrà a picchiare il naso nei cicli cosmici.

Voi direte: ma dai, è facile, vatti a rileggere il materialismo storico di Labriola: l’esperienza dell’uomo comincia dalla percezione della materia, poi passa al sociale e a partire dall’esperienza del sociale forma le idee; la rimozione dell’esperienza del sociale spezza il processo, l’uomo comincia a generare meccanicamente idee dalle idee, si formano le ideologie che falsano la sua percezione della realtà… poi ci metti ogni tanto una bella citazione di Labriola tipo:

“tutto il corso delle cose umane è una somma, anzi è tanta serie di condizioni, che gli uomini si son fatte e poste da sé per l’esperienza accumulata nella variabile convivenza sociale; ma non presenta né l’approssimazione ad una presegnata meta, né la deviazione da un primo principio di felicità…(“Del materialismo storico”, cap.IV)”

e sei a posto.

Grazie tante, lo so anch’io che la negazione dell’ideologia in quanto tale è uno dei cardini del materialismo storico: ma io voglio creare il materialismo esoterico, che è un’altra cosa. Non posso prendere a prestito affermazioni che altri hanno dimostrato in contesti diversi, perché senza la dimostrazione diventerebbero necessariamente dogmi, e allora sarei io quello che fa ideologia.   

Mi dibattevo in tali acque, e disperavo di essere all’atezza di uscirne fuori, ed ero quasi sul punto di piantar lì tutto quando il postino suonò; pochi minuti dopo, Tele Kali-Juga di Ponzetta correva nel mio PC.

Comincia con scariche e disturbi, come un televisore che funziona male. Frenetico battere su un pianoforte elettrico, poi si comincia: 1 – ouverture – musica elettronica ampia e pigra si dilata nelle tenebre. Flash rosacei su un piccolo schermo, non si sa che cosa. Poi arriva Ponzetta ubriaco e si domanda: come si possono fermare i pensieri, fermare la storia? Tamburi, immagini fluttuanti, un uomo con il televisore al posto della testa. Ottima musica. Poi una voce confusissima, da un’immensa lontananza:

La dottrina tradizionale dei cicli cosmici è stata presentata nei termini di una discesa dell’umanità dell’età dell’oro a quelle intermedie d’argento, bronzo fino all’età che Esiodo chiamò del ferro… della dissoluzione di forze elementari e caotiche di ordine emotivo psichico e spirituale a un tempo, veicolate e sottoposte a influenze superiori…”

E’ stata presentata nei termini di: già questo, per me, era una dritta. In effetti, se al termine di ogni ciclo ne comincia un altro, la più conseguente raffigurazione di ogni manvantara non è una discesa, ma piuttosto un cerchio, o una spirale se vogliamo raffigurarlo nelle tre dimensioni. Inoltre: ordine psichico e spirituale? Chiaramente, dal punto di vista tradizionale, le forze caotiche sono quelle che sfuggono al controllo delle influenze superiori, altrimenti non sarebbero caotiche; di conseguenza, mi sembra improprio definirle spirituali… a meno che il messaggio di Ponzetta sia proprio quello che il Kali-Juga  può essere considerato da un punto di vista diverso da quello della discesa. Vabbè, andiamo avanti.

“…i fuori casta diventeranno i padroni. I popoli, mescolandosi, seguiranno un solo esempio.  Agricoltura e commercio diventeranno lavori meccanici. I capi invece di proteggere i sudditi li deruberanno. La veste del sacerdote sarà rispettata invece della qualità del sacerdote. La ricchezza conferirà il rango. La salute sarà l’unico movente della devozione religiosa. Le donne, non più sottomesse al padre e la madre, crederanno di essere libere ma diventeranno semplici oggetti di soddisfazione sessuale. Il rito del matrimonio sarà dimenticato e sostituito da emozioni diverse e appetiti materiali. Ma elementi della razza primordiale, rimasti quaggiù nell’età oscura per testimoniare di essere semenza della nuova generazione, svincolati dalla segretezza, usando i veleni dell’età oscura come un farmaco desteranno le menti di…”

A questo punto potevo comprendere meglio le apparenti incongruenze di poco prima. Ponzetta stava dicendo: se pensate ai cicli cosmici come a un processo lineare, non avete capito. Se accettiamo l’idea di un punto da cui l’Universo emana, allora ogni punto dell’Universo ha in sé quel punto. Di conseguenza, ogni punto è quel punto. Di conseguenza non ci sono influenze inferiori o superiori, e anche i veleni dell’età oscura possono essere usati come un farmaco, se tu sei desto.

Tutto ciò non era soltanto assai grazioso, ma mandava in frantumi l’equivalenza dottrina dei cicli cosmici-ideologia: perché un’ideologia che dice che tutto è dovunque in ogni momento, non è un’ideologia bensì un’ovvietà; o per essere più precisi, è immanentismo allo stato puro, cioè materialismo.

Ero salvo.

Allora, il flash: in un attimo irripetibile ed eterno, compresi cos’era in realtà Tele Kali Yuga . Era il farmaco!

Intanto sullo schermo Bruno Vespa, Clemente Mastella, una zuffa in Parlamento, gente che tromba, la statua della Libertà, meloni quadrati, il Papa che bacia una bambina. Annunci erotici, indescrivibili disegni caleidoscopici, un viso di ragazza.

2 – la storia dentro. Statue bronzee di guerrieri e il diabolico Ponzetta che ripete: “la storia dell’umanità è come la storia della mia mente, è illogica folle e irrazionale; e allora perché la amo, perché la studio, perché la scrivo? perché in tutti cotesti concetti e in tutte codeste ideazioni, che alla luce della critica paiono dei semplici mezzi provvisorii e dei ripieghi di un pensiero immaturo… si rivela pure e si riflette una non piccola parte del processo umano; e per ciò non sono da considerare come gratuite invenzioni, né come prodotti di momentanea illusione. Sono parte e momenti del divenire di ciò che chiamiamo spirito umano (veramente non diceva esattamente così: il corsivo è mio, cioè di Labriola).

3 – Significandanti. Il bel viso di una ragazza che respira profondamente: non saprei dire se è una forma di meditazione o se respira a fatica. Luci, fiamme; la stessa ragazza in slip dice “eccoci !” e poi qualcos’altro che non si capisce. Poi la si vede flirtare con un pupazzetto viola. Compaiono altri pupazzetti. Adesso flirta con un impassibile Ponzetta (in questo pezzo la musica è grande). Poi è nuda. Respira ancora profondamente. Voci sovrapposte: “cosa significa significare? (…) colmati di questa domanda (…) il Kali-juga, fuori o dentro di te finirà in quel punto… in quel punto di domanda: cosa significa significare ? (il testo è molto accelerato)”

Se ogni punto ha in sé quel punto, allora anche i politici ladri, i pii salutisti e le fanciulle sciagurate dell’ouverture - e noi - mentre avanziamo nel tempo ci portiamo dietro tutti e quattro i cicli cosmici in uno zainetto. Quando ci fermiamo a far merenda, tirano fuori un sandwich al  Krita-Juga,  gli diamo un morso e zac ! Il Kali-Juga non c’è più.

Sì, il farmaco ha funzionato.

4 – FIGA . Questo mitico animale, di cui tutti hanno sentito parlare ma che pochi hanno visto, nella simbologia ponzettiana veste il significato del ritorno alla MATER come MATRIX (da cui materia). Come il punto interrogativo rappresenta a livello spaziale l’involversi del pensiero lineare nell’immanenza assoluta, così la figa esprime lo stesso significato nella coordinata del tempo.

Ponzetta guarda la figa, che si trasmuta ripetutamente in un’orchidea. Colori rossastri, violacei, non cupi ma luminosi. La musica sembra farsi più sinuosa, non di molto però. “L’uomo si muove nel tempo e nello spazio procedendo per imitazione. Per questo forse, come ebbe a dire Mefistofele a Dio nel Faust di Goethe: egli è stolto come il primo giorno.”  Non nello spaziotempo bensì altrove, nel punto inferiore del punto interrogativo o nella FIGA assoluta, si cela la primordiale stoltezza cui tutti facciamo ritorno: riprodurre all’infinito la manifestazione, la materia, la vita.

5 – Significandanti (versione esoterica). “Eccoci!” dice ancora la ragazza, che – ormai è chiaro – è investita del ruolo di portavoce dei Significandanti; gente un po’ tipo i Pellegrini d’Oriente di Hermann Hesse, ma meno dolciastri e meno flippati con la cultura.  La ragazza ha una croce egizia tatuata sulla schiena, non so se si tratta di una scelta personale o se è il marchio a fuoco che la diabolica setta le ha inflitto tra indicibili tormenti. Subito dopo un sinistro Ponzetta in nero le è sopra: l’età oscura è alla frutta, gli ultimi scampoli di materia si congregano nell’ultimo buco nero (figa) - sono arrivati al punto.

“I Significandanti setta eretica di pensieri nella mente umana…” questo vuol dire che non sono persone reali? Sì, perché tutto ciò che percepiamo mediante i sensi diventa pensiero.

“Viaggiano in gruppo per fronteggiare gli attacchi del super-ego…” chi è il super-ego da fronteggiare,  si allude forse all’illusione di esistere come individui? Non credo, non ne hanno bisogno, perché la consapevolezza gli viene da quei famosi sandwich, e del resto viene precisato: “li distingue dagli altri pensieri la consapevolezza di essere soltanto pensieri”.

Il super-ego dunque appare qui delineato come un nemico esterno, una s-figa; un super-ego cosmico che poco o niente ha a che vedere con il concetto di individualità (un altro bel colpo alla lettura tradizionale del Kali-Juga-discesa). Può essere forse il conformismo: l’attrito quotidiano con la “forma dell’uomo” che vorrebbe aver ragione dell’orgogliosa diversità dei Significandanti, omologandoli, senza rendersi conto che questo è ormai impossibile, perché “si muovono in circolo tornando spesso all’origine, svelano paradossi e contraddizioni, celebrano i corpi in cui s’incarnano”; vanno e vengono tra i cicli cosmici senza fermarsi mai in nessuno, testimoniando la semenza della nuova generazione.

Il DVD era finito. Frizioni mcluhaniane ruotavano nei miei occhi ( Marshall McLuhan pubblicò in un suo libro la foto di una ragazza col collant a gambe accavallate, per illustrare il concetto che la comunicazione più efficace nasce dalla frizione ).

Frizione è per esempio l’uso di un medium ultramoderno come il DVD per raccontare la più antica delle tradizioni; frizione è scomporre un tema dalla rigidità quasi matematica in un processo informale; frizione è raccontare il Kali-Juga nel Kali-Juga, usando un mezzo che è un prodotto del Kali-Juga, i prodotti del quale a loro volta sono Kali-Juga . Tutte queste frizioni creavano ancora nella mia scatola cranica una specie di effetto-flipper al limite del psichedelico; fatte le debite trasposizioni, il rapporto che lega il medium DVD a Tele Kali-Juga  è esattamente analogo a quello che lega la scrittura alla Bibbia – anzi il Vangelo, se vogliamo tenere conto della “nuova rivelazione” rappresentata da quei simpatici Significandanti.

Ricominciato a scrivere il mio saggio sul materialismo esoterico. Amici lettori, non aspettatelo tanto presto, ci vorrà ancora qualche juga.

 

Daniele Mansuino

 

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