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Esperienze di vita

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La cerimonia del Puja col maestro indiano N.V. Sri Karthikeyan

di krjisoul

Era da tanto che si attendeva con ansia l’incontro con quel Maestro indiano, N.V. Sri Karthikeyan, mi venne spiegato che si trattava di un allievo diretto di Swami Shivananda (1), e che andava per il mondo a portare il messaggio del suo Yoga,  portandosi dietro i sandali del suo Maestro, in segno di onore e devozione.

Mi venne anche spiegato che vi fu una molteplice serie di coincidenze che fece sì che questo Maestro potesse venire proprio da noi, in Sardegna, a tenere l’ultima sua conferenza, e l’ultimo Puja (2) fuori dalla sua terra, prima di ritirarsi definitivamente in meditazione in India a Rishikesh, ove ha sede il suo Ashram. Quindi il fatto di essere venuti a conoscenza di tale evento, e di potervi partecipare, doveva avere un significato particolare per tutti coloro che ci sarebbero stati.

Infine il giorno tanto atteso arrivò… così io e le mie amiche di Yoga ci siamo dirette alla destinazione della cittadina ove si sarebbe tenuto l’incontro.

L’esperienza del Puja è stata veramente sentita da tutte noi, e da quanto ho visto e percepito anche dagli altri partecipanti.

Il Maestro ci è piaciuto molto. Nonostante i suoi 80 anni, è un uomo che sembra ancora giovanile, e senz’altro mostra circa 10 anni in meno della sua età.  Ma ciò che più si può percepire è la sua energia. Benché sia durante la conferenza che durante il Puja la sua presenza fosse il magnete che catturava l’attenzione di tutti,  quando ha terminato è stato come se si staccasse per tornare nella sua dimensione più terrena, ma si percepiva  che lui era altrove, si vedeva il suo sguardo perso nel vuoto, e veniva  difficile pensare di avvicinarsi a lui;  penso  si possa capire perfettamente ciò che intendo.
                                    
Nella conferenza ha parlato dello yoga e dei benefici che la sua pratica costante dona su tutti i nostri livelli, corpo-anima-spirito; ha parlato dell’importanza del mantenere il corpo sano per giungere allo spirito, poiché in un corpo malato, l’attenzione rimane rivolta al corpo, non riuscendo così ad andare oltre. Ha parlato dell’illusorietà dei nostri sensi, degli stati di coscienza, durante le fasi di veglia, sogno e sonno profondo; dell’importanza fondamentale di trovare la nostra centratura sul chakra  del cuore, condizione essenziale per ritrovare quello stato di purezza e beatitudine, che ci fa ricordare della nostra condizione divina, che con la pratica meditativa possiamo riconquistare.

L’importanza della pratica dei mantra che con la loro potente vibrazione ci connettono direttamente al divino. Questo è quanto ricordo in sostanza degli argomenti fondamentali che ha trattato.

Tutto ciò che ha detto lo conoscevo già, poiché sono gli stessi insegnamenti che ci dà il maestro della nostra scuola di Yoga, e sono gli insegnamenti di tutti i veri Maestri, indiani e non., ma sentirli così ben esposti in maniera chiara e semplice, è stata una bellissima condivisione.

Alla fine della conferenza, che aveva per oggetto: “La mente, i suoi misteri e il suo controllo”, ci ha detto: “io sono venuto qua da voi, ma da ora non mi sposterò più, quindi se vorrete incontrarmi, verrete voi da me, a Rishikesh,  potrete soggiornare nel mio ashram, e sarete i benvenuti”.

Il giorno seguente, al Puja, si è svelato l’arcano dei famosi sandali. Questi sandali ora sono una vera e propria reliquia, infatti sono l’elemento centrale di tutta la cerimonia Puja.

Durante la cerimonia sono stati ricoperti con delle lastre d’argento, e sono stati posti sul piccolo altarino, ricavato su un basso tavolino a cui sedeva il maestro Sri Karthikeyan. Ci è stato spiegato che i sandali presenti alla cerimonia, rappresentano la presenza del Maestro Shivananda, poiché i sandali vengono indossati ai piedi, ed i piedi sono la parte del corpo direttamente connessa alla terra, quindi l’energia divina passa e fluisce attraverso tutto il corpo entrando dai piedi. Questo il motivo della loro importanza, essi convogliano ancora l’energia di colui che li indossò, e chi può accostarsi ad essi beneficerà di tale presenza.

Prima di iniziare la cerimonia, il Maestro ci ha comunicato che è stata un’occasione veramente unica perché si creasse tale condizione per celebrare questo Puja da noi in Sardegna.
Ci ha detto che qualcuno tra tutti noi, - eravamo tanti, forse 50 o più – che aveva particolarmente bisogno può aver richiamato il Maestro, potevano essere massimo due o tre persone, ma una in particolare, e che grazie a queste persone, anche tutte le altre presenti sono state attratte là.

La cerimonia è durata tre ore, c’è stata l’offerta dei doni, la consacrazione dell’altare, i mantra, introdotti dal maestro e recitati poi coralmente dai partecipanti, come se conoscessero perfettamente le parole sanscrite. Quindi siamo entrati nella parte centrale della cerimonia, tutti abbiamo sfilato a due a due, di fronte all’altare, a versare del latte sui sandali, che ricadeva nella grande ciotola sottostante,  questo serviva per richiedere qualunque dono si desiderasse al santo Shivananda. Dopo tutto ciò il latte è stato raccolto in due grandi pentole, e i sandali sono stati ripuliti; poi il maestro li ha adornati di fiori e collane, e quindi ha donato a tutti noi, nelle nostre mani, dei fiori.

Ci ha spiegato la simbologia dei fiori nella cerimonia, la diversità, varietà, bellezza, profumazione, o addirittura di alcuni fiori il loro olezzo, tutto proviene dallo stesso creatore, così come tutti noi esseri umani, così come tutte le nostre differenti parti, dalle più pure alle più impure…

A questo punto ci ha invitati a sfilare nuovamente di fronte ai sandali, chinandoci ad essi e versandovi sopra quei fiori che avevamo in mano, e staccandoci da essi, simbolicamente, ci staccavamo da tutte le nostre parti, abbandonando il nostro ego e arrendendoci al Maestro; questa per me è stata la parte più emozionante, e la ho vissuta con tanta intensità, sapevo di non essere nulla, e non vi è stato alcun rifiuto da parte del mio ego in questa resa.

Poi prima della chiusura, la benedizione della prasada (3), che poi è stata donata un po’ a tutti, la distribuzione del latte, donato simbolicamente in piccolissime dosi a tutti i partecipanti per berlo, e la purificazione con la fiamma.

E’ stata decisamente una bellissima esperienza, eravamo molto felici ed onorate di avervi partecipato.

 

    krjisoul

 

 

Dizionario sanscrito e  note

1) Swami Shivananda Sarasvati: (1887-1963) Famoso maestro spirituale conosciuto anche in occidente, fu uno dei primi precursori del sincretismo tra le verità vediche e le moderne dottrine scientifiche. Fondò un’associazione spirituale dal nome Divine Life Society con centro a Rishikesh, (la città dei Rishi, cioè dei saggi), ai piedi dell’Himalaya.

2) Puja termine usato per indicare un atto di adorazione verso una particolare forma della Divinità, che può esprimersi in un'offerta, un culto, una cerimonia o un rito.

3) Prasada la parte del dono fatto al guru o alla divinità che viene reso al discepolo sotto forma di grazia.


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