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Verso il Darshan (sulle orme di Paramahansa Yogananda)

di Bhakti Binod - capitolo 1


 

Dedico questo scritto alla DIVINA MADRE che è Colei che l’ha ispirato.

Prefazione

 

Quando Giancarlo mi ha dato il suo manoscritto non sapevo cosa aspettarmi.

Ci eravamo appena conosciuti di persona e nell’incontro avevo intuito la sua forza, la sua profonda fede ed anche il suo sentire profondamente radicato nella spiritualità indiana, ma di lui sapevo ben poco.

Il racconto tratteggia brevemente, gli snodi principali della sua ricerca spirituale, toccando anche momenti difficili della sua vita. La narrazione procede fluida nella realtà del sub-continente indiano, trascinando il lettore in un percorso che si svolge tra feste religiose un pò caotiche, (i Kumbha Mela), ed incontri con Santi, Swami e Maestri nascosti in modeste dimore, se non in eremi o grotte.

Ne esce un racconto fresco nella sua vitalità, dove i fatti sono narrati con quella profonda onestà, che non intende celare le asperità di un viaggio intriso anche di difficoltà logistiche, ma che, proprio per queste difficoltà, fa risaltare ancora di più la tenacia e la forza del ricercatore, sostenuto da una profonda fede.

Per coloro che hanno letto e amato il libro di Paramahansa Yogananda “Autobiografia di uno Yogi” queste pagine saranno una piacevole rivisitazione, permeate come sono, dalla stessa mistica atmosfera e dalla stessa pressante ricerca del divino, come già mostrava il maestro; tanto più che molti sono i riferimenti che Giancarlo fa a fatti e personaggi citati nel libro di Yogananda.

Sebbene la mia ricerca interiore, nel corso della sua evoluzione, si sia spostata per cammini meno mistici di quelli che ha percorso o percorre Giancarlo, non ho potuto fare a meno di apprezzare e gustare il racconto di questo suo viaggio, che lui ha voluto condividere con il lettore, sentendomi a mia volta rinfrancato dalla sua reale spiritualità e dal suo amore per la ricerca.

Le poesie e le preghiere, sono il giusto corollario a questa sua testimonianza. Una testimonianza che, in questi giorni così vuoti di valori, si vorrebbe trovare più spesso.

 

Pierluigi Piazza

 

 

 

Introduzione

 

Ogni essere umano, pur essendo nell’essenza uguale all’altro, ne differisce nel relativo per il grado di coscienza raggiunto. Da queste differenze scaturiscono culture, abitudini e religioni diverse.

E’ per lo stesso motivo che, anche nell’ambito della stessa cultura o dello stesso credo, troviamo concezioni contrastanti.

- C’è chi crede nella reincarnazione e chi non ci crede.

- C’è chi crede che Gesù è l’unico figlio di Dio e chi crede che infiniti sono i figli di Dio, come infiniti sono i raggi del sole.

- C’è chi crede in un Dio personale e chi crede che sia impersonale, ed altri ancora che credono che sia ad un tempo personale ed impersonale.

- C’è chi crede in un Unica Coscienza Cosmica, che alcuni chiamano “Pura Intelligenza”.

Chi ha ragione? chi sbaglia? qual è il vero credo? sono domande che sorgono, e talvolta danno origine a dubbi tali che ci portano alla frustrazione perché c’è contrasto tra la nostra coscienza ed il credo in cui siamo stati educati.

La logica è lineare e semplice: ognuno dovrebbe seguire la propria coscienza, aiutandosi con la ragione e con la discriminazione.

Se il credere nella reincarnazione dà ad una persona la forza per comportarsi meglio, se questo suo credere gli fa apparire un Dio più giusto e gli fa rispettare di più il prossimo, perché qualcuno può pensare che questo sia sbagliato?

Se il credere che non vi sia alcuna reincarnazione spinge il credente a vivere appieno e con Amore ogni istante di questa vita, come potrebbe in questo esserci errore?

Se il credere che Dio ha mandato il Suo Unico Figlio come Salvatore dà la forza ed il coraggio di lavare le piaghe dei lebbrosi, dove è l’errore?

Se il credere che siamo tutti Figli di Dio, pensando di essere su questa terra come in una scuola per riconquistare coscienza che Tutti a Lui apparteniamo, ci spinge a cercare di essere perfetti, dov’è lo sbaglio?

Il vero errore è nel modo di confrontare e giudicare.

Nel fare dei confronti, talvolta necessari nella ricerca della Verità, bisogna tentare di essere profondamente onesti. Solo a questa condizione il confronto potrà essere costruttivo; altrimenti il piccolo “io”, che vuole vedersi particolare rispetto agli altri, come il preferito, l’eletto, cercherà sempre di tagliare le gambe all’altro per apparire più alto.

Come uno sceglie un bastone consono alla propria statura ed al proprio peso per aiutarsi a camminare su un sentiero di montagna, così sceglie un credo, il quale sarà valido solo se, nella vita pratica di tutti i giorni, l’aiuta ad essere più sereno, più disponibile, più amabile verso tutte le creature.

Nel percorrere il sentiero, il credo cambia, l’esperienza lo sostituisce, e le differenze ed i contrasti tra i vari credo si sciolgono come ghiaccioli al sole. Alla fine ci troveremo uniti in quell’Unica Realtà che San Francesco ha chiamato “Perfetta Letizia”, Gesù “Padre”, San Paolo “Carità”, BuddhaNirvana”, ed altri “Sat-Chit-Ananda”: Essere-Coscienza-Beatitudine.

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