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Verso il Darshan (sulle orme di Paramahansa Yogananda)

di Bhakti Binod - capitolo 2

Risveglio

 

Rientrato a casa dall’ufficio, come ogni giorno mi preparai il pranzo, mangiai e dopo aver fatto un pò di ordine mi sedetti sul divano. Nella mia mente automaticamente prese forma tutto il mio passato, tutte le mie idee, i miei credi più consistenti, i valori da me considerati tali, tutto ad un tratto mi apparve nella sua vera luce: non erano altro che bolle di sapone che svanivano perdendo l’attimo di apparente consistenza.

Mi sentii perso, fino ad allora non mi ero mai soffermato su qualcosa che potesse essere al di là del mondo tangibile. Un forte dolore ed un pianto straziante, irrefrenabile, irruppe in me. Dall’interno del mio essere si innalzò una preghiera verso Colei che è al di là dei sensi: ”Se ci sei, manifestati. Anche se non lo merito, ne ho bisogno!” Il pianto si arrestò. Un’ondata di indescrivibile pace mi sommerse. Mi sentii leggero e completamente risollevato.

Uscii di casa e presi a camminare senza una precisa meta. Arrivai davanti alla galleria Colonna. Qui entrai in una grande libreria su tre livelli; andai al livello inferiore, mi diressi al reparto dei libri di religione cattolica. Incominciai a sfogliarne qualcuno, leggendo qua e là. Ricordo che in uno di questi una figlia poneva delle domande spirituali al padre e questi le rispondeva.

Non sono tutt’ora cosciente del tempo che trascorsi a leggere e cercare, ma è certo che in quel momento, anche se inconsciamente, avevo una reale fame spirituale. Quello che leggevo, però, non mi sfamava.

Non dico che in quel reparto non ci fossero libri validi, ma non vennero nelle mie mani.

Un pò deluso e scoraggiato decisi di andarmene. Improvvisamente, passando davanti alle migliaia di libri, all’improvviso, come calamitato, mi fermai davanti ad uno di essi; lo sollevai e sotto questo, vidi un libretto il cui titolo era: ”Il Maestro disse…”, lo aprii e lessi che era dedicato ai membri della Self-Realization Fellowship e a tutti i cercatori della Verità.

Lessi il primo detto di colui che veniva chiamato “Maestro”, il quale, alla domanda di un allievo che chiedeva che cosa fare per trovare Dio, rispondeva: ”In ogni momento libero immergi la tua mente nell’infinito pensiero di Lui. ParlaGli intimamente. Egli è il più vicino, il più caro di tutti i tuoi cari. Amalo come un avaro ama il denaro, come un uomo ardente ama la sua amata, come uno che annega ama il respiro. Se anelerai a Dio con questo fervore Egli verrà a te.”

Avevo trovato ciò che in quel momento mi serviva. Incominciava così per me la Grande Avventura.

Acquistai il libro. Tornato a casa, lo lessi senza indugio, avidamente, e percepii che l’uomo che dava quelle risposte aveva in sé un Amore totale.

La mia mente, nei giorni che seguirono, era inarrestabile.

Se un uomo dei nostri tempi poteva incarnare e manifestare un Amore così grande, allora l’Amore di cui parla Gesù Cristo nei vangeli, esiste veramente, quindi ciò che di Cristo si narra nei vangeli è vero!

Fino ad allora non avevo mai letto i Vangeli.

Avevo un qualche vago ricordo solo di alcuni passi, ciò che restava delle letture, fatte dal Sacerdote durante la Messa domenicale, ascoltate con scarsa attenzione.

Volendo approfondire l’indagine, spinto da un forte desiderio di conoscenza spirituale, lessi prima i Vangeli, poi il Nuovo, quindi il Vecchio Testamento.

Nel frattempo divenni vegetariano. Non avevo mai saputo dell’esistenza di vegetariani, né c’era alcuna motivazione filosofica o di carattere animalista. Accadde così, semplicemente, come tutte le cose e gli avvenimenti principali della mia vita.

Un giorno a pranzo mentre stavo mangiando una bistecca mi sentii male. Insieme alla mia compagna presi in considerazione il fatto che potesse essere avariata, sebbene la stessa carne fosse stata mangiata anche da altri che non avevano avuto alcun malessere.

Nei giorni che seguirono accadde la stessa cosa, ed è così che smisi di mangiare carne. Non fu una mia scelta: fui propriamente costretto.

Per il pesce tale questione non si pose perché non mi era mai piaciuto.

Dal giorno dell’incontro con “Il Maestro disse…” incominciò in me una completa rivoluzione interiore.

Dopo aver letto qualcosa in tema di reincarnazione mi trovai a condividerla in modo pieno, come cosa ovvia.

La mia coscienza si trovava, allora, in pieno contrasto con il credo dogmatico della chiesa cattolica.

Una volta, confessandomi da un prete gesuita, pensando che potesse essere più aperto, questi mi disse: ”vedo in te l’azione di Dio ma non posso darti l’assoluzione.”

Presi coscienza allora dell’alto muro che fino a quel momento, anche se non mi ero interessato alle cose religiose, la famiglia, la società in cui vivevo con tutte le sue tradizioni avevano eretto nel mio inconscio.

Non fu facile demolirlo, e se col tempo ne venni a capo è stato grazie alla mano Invisibile che mi guidava, la quale mi fece incontrare due donne che leggendo chiaramente nella mia mente e nel mio cuore, senza che io parlassi, mi dissiparono quei dubbi che non avevano ragione di essere.

Mentre si manifestava in me questa nuova coscienza, il mio nuovo modo di essere procurava non pochi problemi a chi mi stava vicino, specialmente alla mia compagna, la quale si trovava a fianco una persona completamente diversa da quella con cui aveva iniziato a convivere.

Roberta, così si chiamava, soffriva doppiamente, prima per il mio nuovo comportamento che riusciva a capire solo in parte e, secondariamente, per difendermi da coloro che mi criticavano.

La consapevolezza di ciò mi addolorava profondamente, ma il mio equilibrio era molto precario. Da una parte la lotta interiore, incessante, contro le abitudini passate; dall’altra la paura nell’affrontare le critiche della gente, il timore di non riuscire a rendere accettabile l’idea che volevo avessero di me; ed ancora la difficoltà di desumere i doveri, le regole, da questo nuovo modo d’essere; tutto questo mi sfiniva, impedendomi di evitare la sofferenza che cagionavo a me stesso ed agli altri.

Pian piano, uscii da questa situazione. Gradatamente, un equilibrio si stabilì, grazie alla lettura di “Autobiografia di uno Yogi” di Paramahansa Yogananda, di molti altri libri di santi, cattolici e di altre religioni, grazie alla preghiera, al consiglio ed alla ispirazione di alcune sante persone che avevo conosciuto, ma soprattutto e al di sopra di tutto grazie all’aiuto di quella mano invisibile che aveva preso a guidarmi e di cui avevo sempre più chiara la coscienza.

Nel 1972 nacque nostro figlio, Daniele, e la nostra vita familiare, in virtù anche della grande pazienza di Roberta, prese un ritmo che mi consentì di dedicare nell’arco della giornata degli spazi di tempo necessari a quello che per me era diventato d’importanza vitale.

Nel dicembre del 1975 Roberta accusò dei disturbi fisici, ma volle rimandare a dopo le feste natalizie la visita medica.

Il nuovo anno fu per noi un vero e proprio calvario. Le fu diagnosticata una ciste al seno e dovette ricoverarsi per quello che avrebbe dovuto essere un essere un breve intervento.

Mentre attendevo la fine dell’operazione, il chirurgo uscì dalla sala operatoria e mi disse che era un carcinoma; quindi mi chiese l’autorizzazione a procedere per l‘asportazione del seno sinistro.

Era appena trascorsa una settimana e Roberta aveva cominciato un poco a riprendersi che dovettero sottoporla ad un altro intervento alle ovaie e all’utero.

Finalmente fu dimessa. Arrivati a casa - non ricordo se subito o dopo qualche giorno -, fu colpita da una paresi facciale per infiammazione del trigemino, che dapprima i dottori curarono come se fosse dovuta ad un colpo di freddo, e che solo più tardi si accorsero che dipendeva invece da metastasi.

Durante questo periodo le sono stato il più vicino possibile. Lasciavo l’ospedale per andare a casa solo per qualche ora a pregare.

Mi rivolsi ad un santo sacerdote che conoscevo per chiedere aiuto. Quando gli mostrai la foto di Roberta, le sole parole che disse furono queste: ”Povera creatura, quanto soffre…”.

Morì il giorno 11 agosto del 1976.

Fino ad oggi non ho conosciuto nessuno che sapesse sopportare il dolore come lei.

Durante tutto quel periodo ho sempre sentito distintamente la Presenza di Dio; ero in Pace, ed anche durante i funerali sentivo una calma che sapevo non dipendere da me.

Dopo alcuni mesi dalla morte comparve e si fece strada in modo via via più forte il bisogno di sapere dove Roberta potesse trovarsi. Pregai la Divina Madre, finché una notte ella mi apparve in sogno: consapevole che non era un normale sogno parlammo telepaticamente. Si stava recando presso un tempio e stava bene, seria ma serena.

Un’altra volta la vidi tranquilla, serena e luminosa dietro una vetrata, che interpretai come divisorio tra il mondo materiale ed astrale.

 

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