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Verso il Darshan (sulle orme di Paramahansa Yogananda)

di Bhakti Binod - capitolo 3

Viaggio in India

 

Il 12 gennaio del 1977, alle ore 14,45, salivo sull’aereo che mi avrebbe portato in India.

Una preghiera si elevò dal mio cuore:

“Divina Madre,

Ti ringrazio per tutto ciò che mi hai dato, mi dai e mi darai, ma solo il dono di Te appagherà i miei desideri.

Da Te ogni cosa viene, ti prego donami il Tuo Amore.

E’ un gioco il mio cercarti, sto andando in India, come se Tu stessi solo in India, ben sapendo che sei in ogni atomo e fuori di esso.

Ti prego rompi il muro d’illusione che mi divide da Te, poni la tua dimora nel mio cuore.

Benedici coloro che apparentemente ho lasciato, Tu ben sai che avvicinandomi a Te mi avvicino anche a Loro.”

 

Alle 3,00 del giorno dopo arrivai a Delhi. Sceso dall’aereo, mi inchinai alla Madre India accogliendo con gioia l’augurio di Indira Gandhi:

 

“Let us give every tourist

a friend’s welcome.

Let us share with our

Guest the warmth of our hearts

and the rich beauty of India.”

 

Diamo ad ogni turista

un amichevole benvenuto.

Condividiamo con i nostri

ospiti il calore dei nostri

cuori e l’immensa bellezza dell’India.

 

Raggiunta la stazione ferroviaria di Delhi, prima in autobus e poi in rickshaw, rimasi esterrefatto sia per la quantità di persone che c’erano e sia perché, non conoscendo la loro abitudine di masticare betel, assistevo al loro sputare di colore rosso, e pensai che fossero tisici. Per un attimo non seppi cosa fare, poi decisi di essere uno di loro.

Comprai il biglietto e, seduto sul mio zaino, attesi fino alle 8.00 l’arrivo del treno per Allahabad, dove si sarebbe svolta la grande festa religiosa della Kumbha Mela.

Senza l’aiuto di un monaco e di due altre persone non sarei mai stato in grado di salire su una delle carrozze di ultima classe, stipatissime di pellegrini che si recavano a bagnarsi nel Gange (il giorno 14 gennaio era uno dei giorni più importanti per tale rito). Credo che, per quanto si sforzi, un occidentale, che non conosce l’India, non riuscirebbe ad immaginare l’affollamento che c’era in quel treno.

Con tutto ciò, il viaggio fu piacevole, anche se scomodo. I miei compagni di scompartimento, tra cui anche lo swami, erano gentili. Condividemmo la colazione: i fichi secchi ed i formaggini che avevo si mischiarono ai chapati ed ai dolci indiani, dando luogo ad un benaugurate vicendevole arricchimento di sapori.

Ringraziando Dio, tra un chai 1 e l’altro giungemmo ad Allahabad alle 20,30.

Presi un rickshaw che mi lasciò a due chilometri da dove la Kumbha Mela iniziava.

Camminando con lo zaino in spalla arrivai alla Mela.

Cercavo l’accampamento dello Yogoda Sat-sanga Society, dove avrei potuto chiedere un posto per dormire, ma nessuno seppe indicarmi dove fosse: chiesi alla stazione di polizia, ai pompieri, ad altri; e anche con l’aiuto di alcuni disponibilissimi Indiani, non potei trovare il posto che cercavo.

Non sapevo cosa fare, tutto sembrava opporsi a questo mio tentativo di contatto con quel mondo. Girovagavo cercando un posto dove passare la notte ma non lo trovai. Inaspettatamente mi imbattei in una grande tenda, vi entrai e vidi la grande Santa Sri Anandamoyi Ma, la Madre permeata di gioia. Era sola, mi avvicinai e mi inchinai dinanzi a Lei, ma la Santa, apparentemente senza degnarmi di uno sguardo, si girò da un’altra parte. Il mio pensiero fu: ”anche Tu?”.

Uscii dalla tenda, che fu richiusa da alcune persone. Nel campo di Ma scorsi un sadhu indiano che avevo conosciuto in Italia e gli chiesi se potesse in qualche modo aiutarmi. Mi trattò malissimo ed allora me ne andai.

Per fortuna, con l’aiuto di Dio, non individualizzavo gli avvenimenti, li rapportavo tra me e la Madre Divina, e quindi non provavo né risentimento né dispiacere, ero completamente abbandonato al Suo volere.

Una persona mi offrì il suo aiuto ed è così che arrivai all’accampamento degli Hare Krishna (devoti del Signore Krishna), i quali acconsentirono a farmi dormire nel loro recinto all’aperto.

La stanchezza fisica aveva incominciato a farsi sentire poiché era dalle 5.30 del giorno 12 che non dormivo. Mi sdraiai sul letto di legno alle 0,30 del 14.

Guardare quel meraviglioso cielo pieno di stelle, così vicine da potersi toccare allungando una mano, così vive e palpitanti, suscitò in me uno stupore tale da muovere il mio animo ad un unico sentimento di ringraziamento verso l’Artefice di una tale bellezza. Mi addormentai all’istante.

1 - Tè con zenzero e latte

 

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