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L'Iniziato

Anonimo - Maggio 2015
capitolo 1 -
La Notte oscura

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La Notte oscura

 

Velato di fango il Pellegrino
dall’umida Terra grida il suo Essere
attendendo risposte mute.
Nel cielo di ghiaccio invoca,
sfidando la sfinge dell’inflessibile Silenzio
e l’enigma dell’ineludibile Sentiero.
Immani Draghi infernali
dal profondo dell’interiore assaltano l’Ideale
corrompendo ogni intento
e disgregando ogni fragile agire.

 

L’Accidia paralizza in viscidi tentacoli
la Volontà di Bene
che eterna opera luminosa nel Piano.
L’Amore è inerte,
serrato come una preda
nelle fauci dell’Indifferenza.
Amaro e Noia inesorabilmente
catturano la vita
nella tagliola dell’immobilità
dilaniando lo spirito.
Perfidi Geni del Male di vivere
smantellano di senso il futuro
e il buio ignoto dell’Oltre atterrisce il cuore.

 

Nella oscura ignoranza
della caverna della coscienza
ove si proiettano fievolmente
indistinte ombre distorte, 
l’Uomo geme in catene
ignaro della Realtà che è Fuori
creando nella mente sagome umbratili
e tetri mondi irreali.
Irrigidito nella sclerosi delle vecchie forme
e rinchiuso nell’angusta dimora
della fatale successione degli eventi,
non ne scorge il senso occulto
che origina dalla Giustizia assoluta
del Mondo delle Cause.

 

Nella coscienza ancora offuscata
ogni tensione al Superiore degrada
in velleità di divagazione dal quotidiano,
in fuga dall’impegno del reale,
in desiderio illusorio di elevazione
della personalità separativa.
Rabbia e desolazione gravano l’animo
e la vita si manifesta
come furioso campo di vana competizione
o arido deserto disanimato di funesto abbandono.

 

La vile Menzogna su di sé 
vieta la Porta che svela il Vero
provando con triste evidenza 
quanto è duro a morire
l’infido ossuto nucleo dell’ego,
origine di ogni disarmonia.

 

Ingannevole esteriore benevolenza
e affettata superficiale simpatia
sviliscono l’incontro delle anime.
Incontri, rapporti, abbracci
degradano in triste farsa sleale
che violano la sacra Fratellanza
e inquinano l’Amore.

 

Coltri di gelo ricoprono il Cuore
e l’affinità del sentire, l’unicità delle origini,
la comunanza della propria essenza umana,
l’universale destino di dolore e di Luce
vengono rinnegati con arroganza.

 

Il pensiero separato dal cuore
persegue l’utile, il piacere e il potere
operando in superficie
e arrestandosi sul piano dell’apparenza
ove operano i fratelli dell’ombra
il cui destino è la sconfitta.

 

In una lunga funerea teoria
i giorni si susseguono uguali, opachi di vita
e l’agire è indirizzato a povere mete
o ad illusori traguardi.
La vuota retorica del sentimento
usurpa indebitamente il diritto
della Verità sovrabbondante del Cuore.

 

Inabile ad amare e alieno a se stesso,
il Viandante si nutre di illusorie lusinghe,
godendo delle vane esaltazioni di un attimo,
o sprofonda nella triste passività dell’Indifferenza
che spegne crudamente ogni affidamento
spezzando i sottili legami interiori.
Aridità e Disamore
piantano con ferocia grigi stendardi
sul cranio desolato e nel petto inaridito
e con artigli dilanianti 
inabissano l’Anima bambina
in orridi di  angoscia.

 

Indegnità e Colpa invadono il Pellegrino
oscurando sensibilità umana
e violando la Gioia,
divino inalienabile patrimonio dell’anima.
L’Intuizione si spegne nel dubbio
che non dà credito a se stessa,
vietando la percezione del Superiore.
Privo dell’orizzonte di Gloria
che sente come destino spettante per nascita,
l’uomo rimane vittima
dell’Idra dei vizi dalle nove teste mortifere,
eternamente recise
ed eternamente rinascenti.

 

Nel  fondo dei ciechi carceri dell’apparenza
l’avere soffoca l’Essere
e l’ingannevole Forma
vittoriosa innalza il suo vessillo di nebbie
sulla sommità della gracile mente mutevole.
Il diamante dell’Essenza è perso
nelle irreali volute di Maya
che ottundono i sensi interiori
offuscando ogni Visione del Reale.

 

Il mondo è vuoto agli occhi del Viandante
ed egli non conosce compagni di viaggio
che aspirano alla sua stessa Meta.
Il dolore scava le sue tane illusorie
e la voce del Sé è inaudibile,
sommersa dal frastuono dell’ego.
Le eterne  Domande del Pensatore
rimangono ancora una volta insolute.
L’impotenza ruggisce nell’interiore,
illusioni e delusioni si rincorrono
e il Fine supremo rapido si dissolve 
nel vuoto di Notti dolorose.

 

L’Anima langue, vinta dall’Entropia, 
invano ricercando la Fonte del Reale.

 

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