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L'Iniziato

Anonimo - Maggio 2015
capitolo 2 -
L'Alchimia interiore

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L'Alchimia interiore

 

Come uno schiavo affranto al mulino
gira ciecamente la ruota di pietra
il Pellegrino rivive senza fine
emozioni, desideri, passioni,
automatismi, paure, risentimenti,
rinchiuso nel recinto dei condizionamenti
che riproducono impulsi e programmi
della mente prigioniera della ripetitività.

 

Come un solitario colonizzatore,
inizia ad esplorare il continente sconosciuto di se stesso
per comprendere e sanare il suo dolore
superando l’imbarazzo, il terrore
e l’abisso del disorientamento
in cerca di possibilità a lungo occultate.

 

Come un avido cercatore di tesori,
offuscato da nubi di emotività e attaccamenti,
ricerca infine l’oro dell’Amore puro,
quintessenza trasformatrice,
alito divino di Comunione
che abbraccia, evolve
ed illumina azioni e sentimenti.

 

Nella tempestosa ricerca dentro  se stesso,
comprende che l’essere precede il fare
e con tenace amorevolezza
filtra luce nelle cantine della coscienza
affinché il suo muoversi nel mondo
rifletta l’essere, perfezionato nell’amore.
Impara a piantare il proprio dolore
nel campo della Pazienza e della Compassione
raccogliendone frutti di nuova Coscienza.

 

Polarizzandosi nella mente,
conosce, domina e infine muta se stesso
educandosi con abile maieutica.
Forgia con perizia raffinati strumenti
che elevino la materia allo Spirito
e irradino lo Spirito nella materia.
Umilmente ricerca fuori e dentro di sé   
dati di verità, duri e veritieri,
che diradino false illusioni di crescita
e insidiosi fantasmi di fumo
generati dalle trame dell’ego.

 

Comprende che potrà avanzare
solo dopo aver fissato negli occhi
l’indomito Guardiano della soglia
senza tremare né fuggire né dissimulare
né evadere né schermirsi né ripararsi
né mentire né negare né patteggiare.
Sa che se non trionferà  
ogni avanzare sarà un inganno della mente.

 

Evoca consapevolmente antiche memorie:
tendenze latenti, istinti incontrollati,
vizi non domati, vane passioni,
viltà e debolezze dello spirito
si affacciano minacciosi alla coscienza
e la battaglia s'accende.
Come un temerario Cavaliere,
sfida la fiera minacciosa della verità su di sé
rilevando con limpida fermezza  
disonorevoli azioni e gretti pensieri,
sedimentati in funerei tumuli di Orgoglio.

 

Espone il volto di se stesso a lungo celato
alla luce della Verità infine accolta
fissandola sereno e intrepido.
Si allinea interiormente al superiore
e si riflette nel Sé, modello dell’anima,
mirando alla Trasmutazione.
Al contempo guarda al Cielo
con nuovi occhi fondi di interrogativi,
indagini, voti, domande, invocazioni.

 

Nell’incessante solitario travaglio
al crogiuolo alchemico interiore
non c’è posto alcuno
per la facile condiscendenza
né per le illusioni su se stessi:
perché la Luce penetri nel profondo
l’osservazione di atti e moventi
è ininterrotta, analitica, spietata
ma sprigiona pace e sensi luminosi.

 

L’altro diventa specchio
e anche il temuto giudizio altrui
è ora ben ricercato,
e trasmutato in dono di comprensione,
coscienza di lucide immagini di sé,
filtro di nuove interiorizzazioni,
metodo di analisi e perfezione.

 

Crolla il mondo di finzione
in cui l’Uomo ha creduto di vivere, muovere ed essere
e cade ogni logora maschera
di apparente premura e amichevole socialità
richiesta dalla scena nel Teatro della profanità.
Non è gradita all’Alto
la fratellanza pavida che misura ogni cosa,
usa blandizie e piaggerie
e teme pusillanime la sua stessa ombra.

 

L’esteriore affettata cortesia,
qualità di formali corti e cortigiani,
e di vili e tiepide comparse della vita,
cede il passo all’ardire della chiara autenticità,
della comunicazione di cuore
e della sincerità amorevole. 
Il Pellegrino comprende intimamente
che amare davvero è anche dire a sé e ad altri
verità aspre e forti che diradino nebbie illusorie
sollevate da timorose fragilità
o dal dispotismo protervo
del piccolo ego borioso
che si presenta come amichevole compagno.

 

Nel Laboratorio della coscienza
l’Alchimista dello spirito
assiduo si dedica al Lavoro.
Distilla nell’alambicco degli eventi 
impulsi e sentimenti, realizzazioni e sconfitte, 
esaltazioni e turbamenti, aspirazioni e rinnegamenti,
tensioni dello spirito e qualità della coscienza
ricavandone fragranti essenze di saggezza.

 

Riconosce che il piccolo demiurgo terrestre
creatore di rabbia e di dolore
colma il Pianeta di fumo asfissiante
che soffoca la Vita di ogni regno di natura.
Umiltà e amore per il vero
lo muovono a indagare vigilmente
motivazioni e pensieri reconditi
che  inducono i suoi atti
poiché qualsiasi impulso, tendenza,
moto e manifestazione del Cosmo
ha la sua applicazione nell’Eternità.

 

Intende che l’Uomo è essere di transizione
e focalizzando il Pensiero 
modella duttilmente come cera
qualità, energie e carattere
mutando in oro il piombo della sua natura.
Ricerca la formula della transumanazione
rigenerando le cellule con irradiazioni di luce.

 

Stremato dalle antiche dure lotte con l’ego,
abbandona le infinite ricerche della mente esausta
e cede alla serena Verità
che tutto contempla nell’amorevole equità,
riconoscendosi per Quello che è.

 

Cielo e Terra si incontrano infine
fondendosi in armonia.

 

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