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Un mio resoconto personale:

Sulla Natura e sulla Spiritualità

(a base di U.G. Krishnamurti)

di Stefano Sottile

Mi rendo conto della difficoltà di esprimere solo per scritto esperienze di questo tipo, e non essendo scrittore, per aiutarmi lo faccio in tono semiserio. Il tono giocoso non vuol dire che non sia autentico e rispettoso di fatti successi con la propria tonalità e intensità. Ma ciò che leggerete è solo un’approssimazione all’1% di ciò che ho provato. So benissimo che schizzeranno interpretazioni proiezioni e fraintendimenti, ma chi sarà onesto, vuoi in sintonia vuoi in disaccordo con tutto, e interessato a chiarire meglio, potrà chiedermi cosa vuole anche di persona; io ci sono.

Pre-preambolo >> Dopo aver visto ed eventualmente abbandonato la fiducia nei dettami dell’esoterico come crescita e raggiungimento.., avendo fatto lo stesso per le canalizzazioni, fossero angeliche, cosmiche o di disincarnati (in riferimento a spiritualità di ogni tempo e luogo).., quindi lo stesso per il contattismo che sfocia nello speculativo, per il tantra come panacea alla felicità, e per il tantra cosmico, addirittura, come superpanacea; dopo aver viaggiato per qualcosa che io ritenevo un po’ più storico e fondato, come per esempio la repertologia di un Mario Pincherle…, etc. etc.:

Preambolo, anzi Pre-Embolo >> Cercherò di sintetizzare cosa vissi durante la più cruciale e determinante delle cerimonie sacre del perdono, cerimonia che serve come esperienza dello spirito dell’anima e del corpo per sentire lo stato di coscienza del guerriero sciamano (ah, per chi non lo sa: ‘Xhaman’, dall’Ugro-finnico antico: ‘Colui che padroneggia il proprio Sé’). Queste cerimonie si pagavano il bello di 90 euro, e i seminari pure. Seguivo, finalmente avendo trovato il percorso consono a me, J. R., Inca, ‘collega’ di C. D., quello delle foto degli esseri luminosi attestate dalla scienza come fenomeni ancora inspiegabili ma concreti.
J. dice che i soldi vengono devoluti, ecco perché li chiede, ad associazioni di bambini bisognosi in Perù. Premetto che prima ci sono 7 ore di seminari teorici dove si viene riempiti di input (e quindi potenziati da suggestioni) che contemplano la comparazione dei processi di divinizzazione di tutte le culture antiche. Ogni esperienza anche seminariale è accompagnata da processi di musicoterapia. Nel caso dello sciamanesimo Andino c’è una tripartizione che segue quella di mente (anima)–corpo-spirito in tre livelli o tre mondi: Serpente-Puma-Condor. La tripartizione va a riunirsi e Divinizzarsi nell’Aquila, cioè il Grande Spirito. Nel serpente c’è il sotterraneo (la cui musica è tetra, con maracas e sìbili, mette a disagio, dà noia), nel Puma ci sono le relazioni e il corpo implicato (musica già da suolo, da giungla però), nel Condor lo spirito che si innalza e Osserva dall’alto (musica che inizia a divenire angelica), infine nell’Aquila c’è lo spirito dello spirito, dove si possono incontrare le energie-entità-maestri di tutti i livelli, ma dove senti il Fuoco di Dio. I livelli però si compenetrano e c’è un po’ di ognuno in tutti. Ti vien detto che anche nel peggiore dei casi, dello sperimentabile, non si è mai soli. Ci vien detto che ciò che senti è tutta roba tua, e puoi sentire dolore nel serpente, ma il dolore dell’aquila può essere ben maggiore, perché Purifica. La cosa forse peggiore però è che il tutto ha un impronta seriosa e dogmatica, anche se familiare, visto che J. è sempre amichevole (secondo me artificiosamente) quando non si lavora, e sempre sembra che davvero abbia l’energia ‘del padre’. Il lavoro, che è un lavoro sull’Ego, che è anche una missione del proprio spirito, riguarda in pratica i 7 peccati capitali, che te li devi andare a vedere e sfare, se vuoi raggiungere Dio. Perciò, più ne hai fatte, e soprattutto a livello sessuale, e più te ne ritrovi, ed eventualmente ne sconti, ma è un passaggio obbligato per chi sul serio non sta scherzando e vuole con impegno e dedizione far brillare il suo spirito, visto che alla fine, in verità etc., è quello che conta…..

Dunque si fa una esperienza multipla di meditazione, eventualmente di respirazione (olotropica) e si beve ayahuaska, (una volta sola, tutta d’un fiato, accogliendola con amore) e il tutto è accompagnato da un tocco (e che tocco!!!) di musicoterapia. Siamo sdraiati ognuno nel suo posto-materassino e, a chi è all’inizio, si consiglia di stare nell’esperienza ad occhi chiusi. Ci spiegano di non temere, che questo non ha effetti collaterali, che questa pianta è anzi curativa sia per lo spirito che per l’organismo in sé, e che per questo è possibile che nell’esperienza ci sia ‘Temazqal’ ovvero fuoriuscita purificante; ciò vuol dire pianto enorme, riso enorme, rutti enormi, e, si, farsela addosso in entrambi i sensi, tutto consentito; il ganzo è che all’occasione, si deve andare tutti vestiti di bianco, anche perché non ci deve essere imbarazzo a far vedere ‘a nudo’ cosa c’era dentro di noi. Abbiamo un sacchetto tipo aereo per il vomito, già…, lui si che è il benvenuto! (e io che lo odio profondamente da quando son piccino! E non vomitavo più da decenni). In casi estremi, e se uno ce la fa, è chiaro che è consentito andare o farsi accompagnare al bagno. L’ayahuaska è detta anche ‘Abuelita’, ‘Nonnina’, una pianta maestra, cioè una maestra di non so quale alto raggio (così forse lo intendete meglio) calata in un vegetale, che funziona come Veicolo di Luce più veloce. Cioè la corsa ‘Al espiritu’ può venir eseguita in meno tempo rispetto ai tempi che impiegavano gli antichi, e qui c’è tutto un discorso di karma, che solo chi ha karma, con karma potrà spiegarvi. È come la Red Bull, ti mette le ali! E qui infatti c’è non solo il bisonte rosso o bianco a darti quella spintina. Detto tra noi, quella spintina, o quel vantaggio è offerta a così basso costo (ce l’hai denaro cosmico? Hai credito karmiko e quantico? Allora sei ok) solo agli arrivisti spirituali che sono ‘già pronti’ più di altri . L’esperienza dura 10 ore, 10 ore sotto effetto di stati alterati di coscienza, detti, in ‘gerg divine’, viaggi per la mappatura delle regioni Oltre-, o Extra-ordinarie. Si hanno oscillazioni percettive: un momento sei nella stanza reale, nel momento dopo (ma la scansione temporale neanche la vivi, in quel modo) sei sempre lì ma con percezioni amplificate che modificano gli input sensorii in modo non da darti allucinazioni (trucco dei trucchi, un abile controtrucco da controspionaggio), ma da farti sentire le cose che assumi proprio nel corpo, a partire dalla tua percezione ora straordinaria di una dimensione reale straordinaria (Oltre, più spirituale..). Le senti nel corpo, come fossero vere nel momento dato.

O.B.E. (o bèh, Esperienze Oltremodo Beote)

 

L’ESPERIENZA >> Insomma dopo un rilassamento impossibile da sentire in condizioni normali, l’assenza di tempo, le estasi e beatitudini varie, dopo le contorsioni impossibili delle mie articolazioni che ricalcavano ciò che provano diversi animali (il collo avanza a serpente, uno sbadiglio che è come un ruggito che mi spaventai perché poi la bocca sembrava non volesse richiudersi, ali dietro le scapole…), dopo tutte quelle esperienze vissute nelle precedenti cerimonie, in quella che sto narrando, subii una prova tipo quella del buddha o di quei santi che prima di raggiungere il Nirvana o Dio, vengon tentati fino alla pazzia. Premetto che questa cerimonia seguiva il seminario del guerriero fatto la sera prima. Questo fu così d’impatto per tutti e autorevole per me, che presa la cosa al massimo della dedizione mi proposi: “Domani vado giù (nel serpente) e li ammazzo tutti ( i miei mostri)”. L’avessi mai detto…., ahahah. Non sapevo ancora con quanta forza anche i minimi intenti, o sottopensieri, poi ti si ripresentano nell’’esperienza’. Ma qualcosa già dentro di me si predisponeva al peggio, proprio come fosse una prova definitiva dove o la và o la spacca. Anche se non me ne accorsi in questo modo, perché l’infatuazione e l’allenamento guerriero non permettevano ai sensi di vedere la questione in concreto, mi preparai comunque degli oggetti di potere da portare con me nel mio postomaterassino. Insomma a un certo punto subentrò questa prova e dovetti lasciare la posizione sdraiata e mi dovetti sedere, proprio quando cominciò la musica del serpente. Mi trovai nella posizione del loto (che io mai potevo fare perché mi ci sentiva subito la schiena) e la tenni, dopo seppi, per 3 ore di fila senza muovere ciglio. J. venne lì davanti, sentii che era lui, e con la maracas mi fece come il segno della croce quadrata, come a inchiodarmi lì avrei detto. D’improvviso sentii il muro sparire, sparire, e come lasciarmi l’infinito sotto forma di canyon o strapiombo immediatamente ad un centimetro dal mio osso sacro. Il fatto è che ero appiccicato praticamente alla parete, e anche sopra di me avevo appiccicato alcuni ‘disegni di potere’ da me fatti come suddetto, tipo un armatura di Mithrill alla stregua dei cavalieri dello zodiaco.
Appena J. se ne andò, e la musica ‘si inviperì’ mi arrivarono addosso ogni tipo (OGNI TIPO) di mostri, ma io lì ‘sapevo’ che come guerriero davanti a loro, se volevo sopravvivere non avrei dovuto scompormi. E come potevo, proprio non potevo muovermi! La colonna vertebrale era come in continua erogazione d’energia (che non chiamerei kundalini, ovvero non aveva un connotato troppo stimolante o sessuale, era più un sostegno da guerra!) e mi teneva su, immobile! Altro che busti per la schiena! Così, provato da quella battaglia estenuante, mi sdraio di nuovo, stremato. In un certo senso compiaciuto per aver superato più che degnamente la prova (e sotto sotto, béh, anche con te, Buddha, intanto siamo pari). Sento poi una ragazza che si lamenta e di brutto: “Ahi, fa troppo maleee, la spada di fuoco nella spina dorsale, ahiaaaa”. Maremma Inserpentata (ci sta bene èh!ahahah), apro subito gli occhi, vedo questa tipa in ginocchio, contorgersi dal dolore (avresti detto che era tutto vero il sentore dei martiri etc. etc.) e J. e M. e gli altri assistenti vicini che gli chiedono se sente voci o altro. Lei risponde che è proprio l’Aguila Dorada che cerca di entrare in lei perché sente il suo canale adatto (‘puro’, ‘incontaminato’, ‘incensurato’?). J. lo vedo molto preoccupato ma quasi fiero, e gli chiede cosa stia dicendo. Poi si allontana e và al lato opposto della stanzina quadrata (stanzina orribile da quel punto di vista per una cosa così) già piena di fumo che ‘un se ne poteva più (era inverno e c’era il camino acceso). Lei era alla mia sinistra e quindi ora avevo J. alla destra, io ero come in mezzo ma al terzo angolo di questo triangolo. J. la sta fissando, in piedi, con lo scialle del Maestro, è potentissimamente austero, incute paura, quella paura per la mancanza di rispetto che si sente da piccini perché ci hanno detto cose spaventevoli e minacciose su qualcuno di ‘Grande’. Quella paura che è sedata, chiaro, solo se si fa i bravi con loro. Si accorge che sto osservando la scena, si volta verso di me, cioè gira la faccia, cioè, èh!!?? Non compresi se solo il suo volto si girò verso di me o se faceva questo avendo come due facce, una rivolta ancora alla ragazza. Insomma mi fece un silenzioso cenno di ‘Si’ col capo, con due occhi che avrebbero fatto scappare una mandria di doberman (‘Ebbene si, sono il Padre, seguimi e fai il guerriero di tutto punto, e solo così la scamperai’), ma che fu proprio come una sgridata titanica ed esagerata ad un bimbo che ha rubato una caramella da 10 lire (noi si chiamvano ‘ciuccini’, o vi ricordate le golia sfuse?). Déh, io sempre da sedere feci un gesto di riverenza e di inchino, ma sentii già da qui che mi stavo come arrufianando per preservarmi da qualcosa di ancora più loffio che sarebbe arrivato dopo. (loffio da noi si usa come ‘massiccio e incazzato’) Ecco che quindi rigirandosi verso la ragazza alzò un po’ il mento e poi lo ributtò giù, specie un altro ‘SI’’! ma stavolta anche più impositivo. Boia! Vidi la ragazza cadere a terra come a comando! O vai….pensai.., (pensai? Bòh..) ci siamo! Mi sdraiai di nuovo, come a recuperare qualche forza, visto che la cosa mi aveva lasciato ancora più ‘a secco’.
Dopo poco sento come un’aquila che plana e mi si posa accanto, apro gli occhi, vedo che cè J. accanto a me, alla mia sinistra, (il lato Nagual), il resto dei compagni che erano accanto a me, è inspiegabilmente via dal loro postomaterassino. Si, perché stranamente quando sei in quelle situazioni sembra che tutto, spostamenti, musica, etc., sia fatto apposta per te, e lo stesso possono dire gli altri quando finisce l’esperienza e c’è la condivisione. Poi li richiudo e allora pensosentopercepisco che quell’aquila è lui: “ma allora è vero…, è proprio il canale per l’Aguila Dorada…”
((ora, urge che vi esplichi: questo nome è in spagnolo ripreso dall’idioma Quecha, e rappresenta oltre ad altri personaggi delle altre religioni, l’Arcangelo Samael; insomma roba che io ero abituato a esseri al massimo della 6°dimensione come i Sumeri della Scienza Unitaria dell’Intrauniverso, o come Ashtar Sheran della Flotta Spaziale Intergalattica, o alcuni Deva Indù, o Druidi dei sentieri Elfici et vari esoterici guardiani di varchi pluridimensionali…, ma qui, Maremma Intrauterina, siamo vicini al trono!)) Déh, qui stavo superando anche Castaneda e Yogananda e company, in pochi colpi! Dopotutto, J. ci aveva detto che conosceva di persona il consiglio degli anziani che istruirono gli stessi anziani maestri di Don Juan…
Eppure e Però, in quel momento mi venne da cercare ancor di più dei diversivi, accortomi della pericolosità della situazione (stavo cominciando a cacarmi in mano, perché quelle cose sfidavano ogni immaginazione del ‘dove si va a parare’. Non erano più nulla, NULLA, le precedenti esp. ‘spirituali’, qui si faceva sul Serio). Quindi mi faccio coraggio, apro gli occhi ancora e mi accosto a J., e d’impatto cambia la scena, tornando normale e ’’amichevole’’; gli chiedo: “J., cos’erano tutti quei mostri?”, mi accorgo però di esser meno padrone di me stesso, come se l’effetto cominciasse a distorcere il quadro percettivo mettendoti completamente in balia di quelle onde. (cioè mi sentivo sotto l’effetto di…) Mi rimetto sdraiato, la scena ricambia, mi mette una mano sul pettto, sopra il cuore, dalla parte sinistra, e fa una risata unita ad accenni del capo che io ho tradotto così: “si, si, lo so caro mio, ed era solo l’aperitivo, ora lo vedi cosa ti aspetta”. Anche M., la sù moglie e assistente viene lì (ah, lei è ‘angelica’, ti dà parole di conforto e ti sorride sempre… forse è anche peggiore di lui…), e mi mette la mano speculare alla sua. ! (solo l’aperitivo!!!???) Inizio a sentire una fusione fastidiosa delle loro pressioni con la mia pelle. Come se stessero lavorando il cuore in una fucina per forgiarlo nuovo. Dapprima mi vengono delle risate inumane, quasi femminili, androgene, e nel mentre la musica si faceva angelica, ma comincio a percepire, a presentire, come sensazione, che si stava avvicinando qualcosa che avrebbe oltrepassato anche quel prurito fastidioso che poteva essere un solletico ‘divino’. Lì per lì questo mi faceva squassare da risate di contentezza (ma isteriche avrei detto) per il fatidico e tanto atteso approccio con lo spirito. Ma.., comincio a percepire, dicevo, qualcosa che è troppo al di là della sopportazione fisica, una specie di pressione di fuoco atomica e vibrante (chi ha fatto operazioni laser sente come un puzzo di bruciato per cremazione di cellule, ecco, quel cremare stava cominciando ad avvenire nell’interno di ogni mio atomo, a partire dal cuore). <Pubblicità!><E brucenooooo…>, ecco, apro una parentesi ganza: anche in quel momento aprii gli occhi perché ‘era troppo’, volevo vederci chiaro, vidi un mio amico che stava usando un telefono di vecchio stile, che era lì come suppellettile e che non aveva il filo, telepaticamente gli chiesi “a chi telefoni a quest’ora?” (le cerimonie si fanno a partire dalle 18-19, per infilarci la notte in mezzo), lui ‘mi rispose’ “a Dio!” (poi seppi che lui era contento di me e lo voleva dire a Dio, visto che mi sentiva ridere come un matto) e io di ricambio ripensai: “Ma come fa a telefonare se il telefono non ha il filo?” (mica mi sorpresi che chiamava Dio in persona…, ahahahah)
Riprendiamo la cottura: Il mio corpo cominciò a muoversi come per allontanare le mani troppo strane e fusionali, ma mi accorsi che non potevo che dimenarmi come si fa in quei sogni in cui sei bloccato e non riesci neanche a trovare l’interruttore della luce. Ahi ahi, ero ‘ner conchino’, come si dice dalle mie parti. Comunque J. molla la presa e resta M. accanto a me. Io comincio a sentire che qualcosa non va, la cremazione sta avvenendo in tutto lo spirito adesso e la sento nel corpo, un qualcosa che non ha riferimenti né con le scottature normali, né con la svagellazione infiammante di un febbrone (traduco così, e non chiedetemi perché, la sensazione di ‘andare in corto circuito’ per il troppo voltaggio: è 400 volte superiore ai 42° gradi di febbre). Nel mentre c’è una musica così angelica che sembra anche fatata, il corpo smette di muoversi, ma scopro che ho la forza di parlare, mi rivolgo a M., ‘conscio’ però di essere SOLO (ma non c’èra sempre un aiuto…): “M., ho paura” (ah, io parlavo loro in spagnolo e li intendevo quando mi rispondevano, visto che lo so bene; io ero il traduttore dei loro lavori in italia), “E di che?” “Di morire!” Appena detto questo, il voltaggio raggiunge il culmine, UN DOLORE ‘SPIRITUALE’ KARMIKO CHE NON AVREI AUGURATO NEANCHE AL PEGGIOR ASURA (DEMONE) DI TUTTI GLI UNIVERSI. La cremazione dello spirito stava avvenendo, per rifarmi nuovo, e il corpo stava non reggendo, era già vicino allo stato di freddo rigido di morte clinica (ma era un freddo mortale provocato da una cremazione letale, avete presente quando una cosa da quanto è fredda brucia?, ecco, l’inverso). In quel momento M. mi dice: “Disfruta de tus regalos” = “Goditi i tuoi regali”. Ecco, ma, sorpresa delle sorprese, la situazione assunse un tono più che disperato, la sua voce arrivò a me con un doppio senso: “approfitta dei doni che meriti” ma al tempo stesso “L’hai fatte grosse è? Ora tieniti i regali che ti sei fatto, questo è quello che ti meriti!” Avete presente l’angiolino che ti parla a un orecchio e il diavolo all’altro? Era la stessa situazione, solo che entrambi erano nella voce della stessa persona, e non c’era modo di verificare chi avesse ragione, anzi, avresti detto che entrambi concorrevano per la tua giusta sorte.
E non potevo farci nulla, nulla. Sentii cosa voleva dire essere solo, con quel dolore ormai perenne, ma che non c’era più nessun stefano a dover sopportare anche se faceva quel male che ho detto; solo con me, che lì dentro non sapevi neanche più cos’era il me (ti avevan detto che il guerriero comincia a sconfiggere l’ego per raggiungere il padroneggiamento del Sé), solitudine sola, perché anche nessuno dei tuoi dei o dio stesso lì ti poteva aiutare, stranissima e stramaledetta sensazione di mancanza di via d’uscita, (ma non c’era sempre, una via d’uscita…?) come se, nell’oscillazione extra-ordinaria, la ‘mia’ consapevolezza ora era che mai c’erano state vie d’uscita e mai ci saranno per i peccatori. Questa la mia consapevolezza disperata ma che non avevo altra possibilità che accettarla: Loro erano davvero Arcangeli in missione per stanare il demonio che ero (ero stato?), lo avevano trovato dopo averlo rincorso per karmi e dimensioni, e ora, era giusto che lo trattassero a dovere, fosse anche la sua sparizione dalla 3° dimensione. Non potevo che accettare questo fatto. Di colpo ‘vidi’ allora come dei carri celesti etc. etc., come se i dipinti celestiali ‘da cupola’ si fossero animati, fossero davvero veri (èh!) (siete mai stati a firenze nel duomo?, proprio lassù vicino ai pigmenti colorati?) vidi tutto ciò dentro e ‘sopra’ la stanza, la musica fattasi come un tripudio divino ma struggente, aveva un tono sottilissimo di vibrazione da ‘ultimo chakra’; e in quel mentre M.: “Questa è la Grazia!” Eccoci… Però, dovevo MORIRE, dovevo stare in quella dimensione e provarla, per esser consapevole di quello, e per Grazia, forse poter ritornare ‘Pieno di Luce’ per elargirla a chi ancora non è in percorsi spirituali. (tale percorso, mi dirà poi J., è moooolto sofferente, difficile, ma se ci sei è perché puoi, e lì ti senti prescelto e superiore)(Déh! A provà…!) Ecco, “Muoio”, ogni cosa ‘in me’ disse quello, poi ci fu come un’eco, e sperimentai l’andarsene di un’ultima voce che si riferiva a stefano, e l’andarsene di ciò che era il suo corpo che non sentiva più nulla perché cremato: “che stronzo…, l’ho voluto…, il mì amico mi aveva anche avvisato, ma è così…, ma, e ora chi glielo dice alla mì mamma….. FINE

D’improvviso, ma non che sentii un ‘improvviso’, come un ri-cominciare di un tutto, risono sdraiato su un pavimento, col corpo morto, qualcosa che non è stefano che lo sente (che è morto!) O cosa…, ma allora sono nella stanza!, béh, proviamo un po’ ad aprì gli occhi??!! Si aprono! La stanza! Le punte dei miei piedi, immobili, sono miei? Che ci fa J. a sedere con le mani come a coprirsi la bocca come quando si urla a qualcuno lontano, emettendo un brontolio strano? J.…, ma già! Mi si richiudono gli occhi, non per mia volontà, solo si richiudono. ‘Vedo’ un globo fosforescente (l’Essere di Luce! L’Essenza di J.! È vero, è un maestro di luce! È lui l’Inkarri, l’Inca del futuro, alleato del Kalki-Avatara di quest’epoca!È un potente Arcangelo Entità extradimensionale! (ogni riferimento tornava, come potevi dire il contrario in quella situazione?)) questo globo d’energia si libra sopra la mia testa, ecco che come due mani mi aprono le costole, si, come se ti prendono appena sotto lo sterno, le due parti di costato e lo aprono ‘a libro’, altre due mani fanno lo stesso e aprono in senso verticale la bocca, nessuna sensazione di male o di chissàche, solo questo avvertimento di apertura, ero un’Apertura…, pronta alla chirurgia divino-cosmica! Da questa sfera parte come un trapano aspiratore fatto ‘d’aria’, sta aspirando il marcio definitivamente. Poi richiusura, ed.., ed eccoMI sdraiato, io e il mio corpo cadaverico, ma non più morto, nella stanza. ! Béh…che dire? Ero morto e ora ritornato? Ma ero ritornato in vita, o cosa? C’erano i momenti oscillatori percettivi che stavano riprendendo, quindi forse era solo un’esperienza, non la morte effettiva concreta, bòh, ora sento il corpo, uno strano movimento circolare nella pancia….. No….non era miha finiha…
Dovevo andare a Vomitare! Ecco, da lì, sono rimasto 4 ore in bagno a vomitare e ho rischiato di confidare a M. che mi accompagnò, ogni mio peccato di ira e lussuria commesso, specialmente attinente al mio allora attuale rapporto di coppia. Già lì ebbi il presentimento della falsità della questione, che per insopportabilità mi portava a dover usare delle strategie per uscire dalla situazione di ‘effetto droga’. Vidi poi che era l’intelligenza naturale del corpo che ‘grazie a un miracolo’, come mi aveva aiutato prima
a non soccombere davvero, ora reagiva con gli espedienti rimasti per abbassare l’effetto e tornare allo stato ordinario. Il problema è che, dovendo anche sforzarmi di vomitare perché ‘capivo’ che solo così se ne andava l’effetto, mi si stava rovinando la gola, stavo sputando anche sangue. M. vide che stavo svenendo, e in quel momento credetti davvero di non farcela, ma per miracolo, ripeto, qualcosa fu troppo più potente e disse ‘no!’ devi farcela anche solo per testimoniare la forza della natura che non può essere stravolta così da queste cose. Cercava di farmi riprendere con una specie di balsamo da far annusare. Il brutto finale, per cui vidi che ‘era così’ ma subito dopo reagii fu questo: Il fatto è che non puoi dire, quando sei nell’extra-ordinario (e in quel momento le oscillazioni si facevano più rapide ma perciò ti portavano ancora più in confusione), se tornerai nella realtà ordinaria, non c’è verso, perché per le tue percezioni sono vere entrambe le realtà e si compenetrano, diresti: “ecco la Realtà qualè…” Il fatto è che era tutto chiaro: ciò che mi stava accadendo era giusto il verdetto definitivo personale per il mio essere: Restare imprigionato in quel cesso a vomitare e chiedere perdono per sempre! Ma poi non fu così, non è così (anche perché sai che bello trovare il fantasma o la presenza di un tipo come me che ti vomita nel cesso di casa tua quando la notte vai a pisciare?! ahahah). Quando tornai alla realtà tutti avevano già finito di condividere, io mi sentivo così SUPERDIO, che se mi avessero detto di andare in tutti gli inferni a prenderli a schiaffi tutti, sarei partito subito e senza indugi.

Per i maestri spirituali >> “…PRE’!, O dipingetemela di verde!” (dal mitico vernaoliere..)

Preambolo >> Fu un giorno ‘per caso’, di quelli da libreria, fiorentini, che trovai un librino (sarebbe dovuto essere l’ultimo tipo di libri che avrei letto da lì in poi), ‘l’Inganno dell’Illuminazione’ – UG (proprio così, non c’era che quelle due lettere, non era nominato nessun autore), che attirò la mia attenzione più degli altri, anche se non sapevo bene cosa stavo cercando. Il fatto è che ero nel momento in cui dovevo scegliere se affrontare il secondo stadio dello sciamanesimo Andino: Il Sanador. Voleva dire questo ancora una cerimonia con la ‘Nonnina’ Ayahuaska, dopo la triviale e tremenda esperienza vissuta nella precedente che solo un pazzoide alieno avrebbe accettato di rifare dato tutti i rischi connessi. Ma per quanto ne seppi e ne so ora, nessuno ha mai vissuto cose del genere in tutte le cerimonie fatte, con quell’intensità almeno. E per di più, avrei dovuto riprovare con tutta la paura che sentivo in quel momento, paura crescente dovuta agli insegnamenti del maestro sciamano tramite quei seminari che stavano assumendo ancor di più le sembianze di dogmi che ti incanalano in Vie obbligate per la salvezza. Questi non mi stavano di fatto mettendo davanti come esempio un percorso con le debite sofferenze e raggiungimenti, bensì me lo stavano imponendo, visto che se preso seriamente, e considerata la propria situazione spirituale, l’unica cosa da fare restava (per la salvezza!) seguire boni boni le indicazioni di ‘colui che sa cosa ci vuole per te’. La miscela di dogma e paura stava rimescolandosi in me, ma stava avanzando anche un sospetto, stava vacillando l’impalcatura dei consigli ‘di cuore’ ma ‘austeri come da maestro’ perché non aveva funzionato finora la promessa che tutto ciò avrebbe aiutato a sconfiggere l’Ego (per me di Ira e Lussuria). Addirittura non mi aiutavano, quei consigli, a tirarci fuori le gambe nel quotidiano, anzi peggioravano la situazione, specialmente del rapporto di coppia. Posso anche affermare che quello che mi succedeva giorni dopo una esperienza era proprio l’amplificazione di sensazioni peccaminevoli (e quindi di eventuali eventi costruiti con quelle), alla stessa stregua della spinta che riceve il pallone dopo esser stato trattenuto sott’acqua. In breve se dovevo rimané puro, mi veniva una voglia di trombà che la metà bastava. Purtroppo obiettivamente sfociava in una situazione disequilibrata e compulsiva, per uno anche più sensibile di me, sarebbe potuta arrivare a livelli maniacali e/o patologici. Ma nonostante tutto, siccome quella volta fu la volta bona e ‘miracolosa’ in cui anche la mì donna avrebbe partecipato, ed era la volta bona che si poteva fare un’esperienza spirituale, di crescita, insieme, senza dinamiche, cioè senza litigi isterici …: déh, ero, …per amore…, un’altra volta ‘ner conchino’. Rischiai la vita una seconda volta, e lo feci per me e per lei, per noi e per, secondo i dettami dei maestri, il bene del cosmo. MA il crollo della fiducia totale in J. fu quando nel seminario si parlò di Anubi, si, il guardiano del karma nel tribunale di giustizia cosmico. Fu così duro J. parlando a proposito dei peccati di eiaculazione, citando tutti i messia e maestri in questione, che disse anche che non c’era remissione. Déh, immaginate me, che nel frattempo, avevo rifatto dei ‘peccati’…, sentii così senza scampo la questione, e questa volta dal vivo, in concreto, che gli chiesi a J.: “Ma visto che ormai son condannato (avrei detto che mi sarebbe capitato qualcosa di tipo karmico, tipo incidente, in cui dovevo morire), non è possibile contattare in cerimonia o in uno stato superiore (perché dopo era detto che non sarebbero servite più tali cerimonie) i Maestri del Karma, e chiedergli cosa fare?” Avrei dovuto avere quel tono e quell’atteggiamento bruttissimo di chi sta per andare al patibolo. Io, giuro, sarei stato disposto a passare il resto della vita in monastero, per almeno alleviare la prossima vita, seriamente e Umilmente Consapevole della situazione spirituale. (della serie ‘esilioergastolo nel carceresanto del tibet’).
Sapete che mi rispose lui? Forse vide che stava per perdermi e mi disse: “La madre (o la moglie, non ricordo) di Napoleone andò a chiedere la misericordia ai suoi giustizieri, loro gli dissero che non era possibile concederlgi la Grazia! Lei rispose: “Io non vi ho chiesto la Grazia, vi ho chiesto la Misericordia!’” E aggiunse, allora, J.: “La MISERICORDIA è l’ottava superiore della Grazia!” Credeva di avermi recuperato, ma non sapeva che l’aveva fatta troppo grossa…, non sapeva che aveva fatto riferimento a una cosa che forse lui non credeva io sapessi. Gurdjieff parla di ottave superiori, ed io già in quel tempo avevo avuto a che fare con la questione (ehi, non posso miha raccontavvi la storia della mì vita, ma donuorri, prima o poi farò un libro, statene certi). Fu la goccia. Lui come può dire di essere Arcangelico, e citare questo? (che poi seppi, perché glielo chiesi, che addirittura stimava quel tipo). Me ne tornai a casa, come dico sempre io raccontando di quando andavo in quelle questioni, con un piede attento accanto alla porta d’emergenza, con quel piede che stava scalpitando, che se prima stavano riuscendo a trascinare definitivamente dentro ‘il tunnel’, ora non avrebbero potuto farlo mai più. L’esperienza che avevo come smascheratore dei casi detti all’inzio del resoconto si rinforzò a bestia.
E questo già lo sentivo come un monito dell’organismo: ‘finalmente ti sei accorto che io funziono così, accettalo, sennò fai peggio che meglio’. Immedesimatevi allora in me che mi trovo con la storia di UG fra le mani. Come……?, c’è un omino che ha vissuto in sé in modo concreto, fisiologico e continuato, effettivo inmodificabile e irreversibile, quello che per alcune ore solamente io vissi in modo ridotto e distorto da suggestioni mistiche, soprattutto percettivamente indotto da una sostanza estranea? (sebbene [tranello sottilissimo e condizionante] tutte le sensazioni fossero inequivocabilmente fisiche…). Lui afferma che mutazioni del genere sono solo un colpo di fulmine, una questione della natura, che non hanno nulla a che vedere con il misticismo, che mai si possono ottenere con sforzo volitivo, con percorsi e con esperienze che, sebbene energetiche, son sempre e comunque guidate dalla mente, pena anzi il rischio di aberrazioni del sistema nervoso, fino alla morte clinica…, boia! Avreste dovuto vedermi alla Feltrinelli quel giorno. Decisi. Poi avvenne appunto che stava andando tutto male quando affrontavo il quotidiano, quando uscivo dall’oasi-percorso (sembrava che solo nel percorso e vivendo per quello uno potesse salvarsi). Le domande e le paure si incistivano, il rapporto di coppia era tanto incasinato per motivi di questo genere che poi crollò definitivamente (STRAMALEDETTI PERCORSI DI COSIDDETTI MAESTRI DEL C…O! Permettetemela…); era estate e stava cominciando il periodo di vacanza, metà luglio-agosto. Non ressi. Ci voleva quel movimento. Salutai tutti, si, tutti, la lasciai, lasciai quella che anche con una tremenda fatica ero riuscito a chiamare Mia Donna. Sapete com’è, la questione del tantra cosmico.., della non possessività…, ma questa è anche un'altra storia dentro questa mia storia. …e feci vacanza da solo, col Coraggio di Star Solo.

Laggiù, cioè LàUggì (mi sorridono i monti, e le caprette mi fanno ciao) >> Quindi con un rapporto troncato, con una sensazione di pesante e totale fallimento rispetto ai percorsi che ti indicano ‘come’ vivere e alla vita stessa come percorso (l’amore? … Non funziona!), dopo la chiarezza delle imposizione e degli impostori in tutte le vie ‘spirituali’, solo, me ne andai in Spagna (a ritrovare almeno la mia semplice poesia che era stata anch’essa coperta da deliri cosmici) avendo deciso di passare, prima o dopo, dalla Svizzera. Come suddetto avevo letto già ‘l’inganno dell’illuminazione’, e mi era servito come campana di preallarme verso tutti i maestri e anti-maestri, visto che era riuscito a ridimensionarmi anche quello che per me restava comunque l’intoccabile: Jiddu Krishnamurti. (non aveva toccato C. D., visto che probabilmente UG non lo conosce. Ma come però risulterà – curioso- dopo tutti questi movimenti, anch’esso resta ora solo un fotografo che ha speculato). Decisi di indagare su internet e contattando il dott. Raj Meta per emeil subito ottenni il num. Tel. Di UG a Gstaad!!!
Gli scrissi: “Hallo, sorry cause i can't speak english very well! i'm an italian man. i'm very interested and i'd like so much to know were and when it's possible to meet U.G.. I've tried but i don't find contacts with italian men that know him. (for exemple Pierluigi Piazza)
Can you help me?
Thanks

Mi rispose: “hello Stefano
UG is in Switzerland and will be there till at least Mid August.
You can contact him via this phone no...
Home: 00 41 33 … in...
If you want to go an meet him you can go to Gstaad as he does receive visitors. But call and try to find out if he will be there when you want to be there.” …Chiamalo!!!??? Ma se mi ci voleva sempre un’energia della madonna per trovare anche solo ‘gli assistenti’ di un eventuale maestro e per cercare quindi di sapere almeno un suo spostamento pubblico.. !! Potevo chiamarlo!? E non col corpo astrale o durante cerimonie sacre, già, ahaha. È possibile contattare un essere umano semplicemente per telefono…, ahahah. Il materiale su internet già fu iperconvincente, ma volevo andare e vedere di persona. Insomma arrivo a Gstaad al ritorno dalla Spagna, visto che a Nimes, lasciando andare la macchina, questa si diresse verso Grenoble. Ero in condizioni stanchissime, soldi quasi finiti, un giorno intero per strada, sudicio e puzzolente, con una carie che era già al nervo e le lenti che non potevo mettermi perché per troppo uso mi stavano infiammando gli occhi. Sfiduciato in tutto perché in Spagna non avevo conosciuto nessuno, anzi nessuna; CVD non ero cambiato di una virgola, ero il solito inconcludente che non gli restava che rifugiarsi nella malinconia artistica. Ero ora solo e sperso per i monti svizzeri di notte, ma avevo fatto 32, dovevo fare 33. Chiedendo, una volta arrivato al paesino di Gstaad, al primo ristorante che si trova giungendo da Saanen sulla dx, subito mi dissero che UG stava allo chalet accanto al 2° piano. Non riuscivo a crederci, ma mi portarono alla porta. Non volevo crederci e passai un’ora, fino alla mezzanotte, a chiedere nel paese, che pareva quasi abbandonato. Non volli appunto telefonare, o andava o la spaccava, e di brutto. Insomma nessuno, neanche il taxista di turno alla stazione seppe più dirmi nulla. Mi ero fissato sul fatto che sul sito si parlava di incontri in chalet in montagna, non mi tornava. Ero proprio intenzionato anche solo a vederlo, stringergli la mano, dirgli GRAZIE, e tornare a casa: lo avrei fatto davvero. Insomma torno al solito ristorante e il gestore mi porta davanti al portone un’altra volta, ma ci si accorge che è tardi e mi dice di tornare domani presto che di solto a quell’ora c’è già gente. Stavolta noto la cassetta della posta in legno esterna all’edificio (ah, si notano quelle, non i campanelli, in Svizzera…), c’è scritto: Uppaluri Gopala Krishnamurti. Eccoci. Dormo in macchina e alle sette sono in piedi, ma aspetto fino le nove, mi muovo in centro e vedo viavai di macchine italiane. (avevo dormito, e me ne sono accorto solo a giorno, in un posto macchina riservato di un municipio svizzero…) Contatto poi un gruppetto che dice di tornare ogni tanto lì e chiedo se posso accodarmi. Si incontra anche una anziana, ci fa strada, proprio giusto fino al 2° piano. Apre e nel corridoino ci sono già una ventina di paia di scarpe e sandali. Quella fu l’ultima mandata di visitatori. Erano già lì dalle otto. Si entra nella stanza ed eccoci a sedere, io proprio accanto a T. I. - guarda te la vita…- (quello che ha curato il librino, e che poi però so che non si è ancora ‘staccato’ dalle sue similitudini che vuol trovare tra UG e Mère), e proprio di fianco, un po’ più in là, questo omino imbiancato ma sprizante di vita, sembrava un bimbetto mascherato da vecchio, non potevi dire altrimenti. Ne hai visti di vecchi vitali, anche in paese, ma nessuno ha quel…come dire, il corpo, si vede che il loro corpo sta comunque subendo dei processi di invecchiamento, in UG non si può dire, diresti che all’interno, tutto scorre armonioso, fluido e genuino come se fosse intoccato dalla nascita, e che scorre anche più potente che in chiunque altro, ma tutto questo lo notai senza che sentire nessun sensazionalismo o stupore da mitizzazione. UG stava infatti parlando e continuò facendoci solo un cenno breve di saluto. Io all’inizio non capivo se stava finendo di rispondere a una domanda. Quando vidi che tutti quelli che stavano intorno erano coinvolti come in una discussione tipo bar, trovai il coraggio di inserirmi anchio. Tutto era in inglese e ogni tanto mi facevo tradurre, da T. (che non sapevo che era lui, e che vedevo troppo preso tanto che a volte non mi cacava neppure) e da una signora all’altro lato. Il fatto è che lì i temi sono i soliti e i discorsi pure. Non possono cambiare, sempre a quelli si torna. L’impatto nel vedere UG dal vivo in effetti non dava niente, in rapporto a tutti i contatti che avevo avuto con ‘simili’ ‘personaggi’; eppure c’erano come delle ondate, a tratti, a impulsi, che ci si accorgeva dopo passate che avevano agito naturalmente, spontaneamente, senza premeditazione alcuna, senza inficiare nel tuo essere. Voglio dire, con tutto quello che ti dicono o già sai su ‘i maestri’ (perché sempre si arriva da qualcuno che ti dipingono come un ‘maestro’ con molti, molti input), sebbene anchio mi fossi già informato su qualcosa, lì davanti non sentivo la stessa ‘strozzatura’, come una chiusura a volte nello stomaco, o come una sensazione di essere nudi (ma con vergogna!) dinnanzi a uno che ‘ti vede’ perché ‘deve pulirti dai peccati’ . Insomma, non mi sentivo affatto nella ‘sala operatoria spirituale’. Poi però, quelle onde naturali, dove avessero agito, lì per lì, è impossibile dirlo. Di sicuro qualcosa è toccato senza violenza, a prescindere dal fatto che UG con la sua impetuosità ‘crudele’ (che non risparmia nulla) sembra aggressivo e scurrile, ma non glielo puoi attribuire, è come se non fosse personalizzabile, non hai quella sensazione che avresti verso altri, se questi agissero nello stesso modo. Sembra davvero naturale lì, a tal punto, che per una persona che va con aspettative, appare freddo o insopportabilmente bollente, e si è, inevitabilmente sulle difensive. Quando perdevo il filo del discorso scoprivo sempre più minuscoli ma fondamentali particolari. UG è sempre stato coi piedi attaccati al basso tavolino e i movimenti delle mani e le braccia facevano dei veri Mudra: è proprio così! Ma a vederlo dal vivo fa impressione se ci si sofferma interessati; io che sono insegnante di Wing-Tsun e so cosa vuol dire e quanti anni (50 minimo) ci vogliono per far raggiungere alle articolazioni del polso quella scioltezza ho dovuto constatare questo. Io ci lavoro con queste cose e, roba del genere, fatta in modo così noncurante, non l’ho vista fare neanche a Leung Ting, attuale caposcuola di suddetta arte marziale, e c’è solo lui con 40 anni di esp. nel WT. E poi…, poi davvero non sbatte le palpebre! La sua testa è come una videocamera dinamica che sta riprendendo ogni cosa, ogni cosa, e solo quando serve, automaticamente si sofferma sul particolare da evidenziare. Il corpo, le parole, tutto fa così in lui. Ma ti arriva sta ‘botta’ solo dopo. Lì scorre tutto come fosse naturale, non ho altri esempi per spiegarlo. Di questo me ne sono accorto per forza quando gli ho rivolto la domanda e lui si è rivolto verso di me, fissandomi per un secondo solo, forse, ma che avresti detto non aveva senso attribuirgli un lasso temporale. Insomma, prima formulandola in me, e alla fine uscendo allo scoperto: “UG, gli dissi, what do you think about shamanism?”. A “UG” lui si volse verso di me come avessi pigiato un bottone. Stranissimo come lo avevo visto prima di lato e adesso di ‘punta’, era un altro volto, minuscolo ma con la ‘puntata’ felina, due occhi neri più neri del nero ma non saprei…, il naso affilatissimo, i capelli rimasti della pelata, bianchissimi…, ganzissimo, faceva stare bene, sennon ridere; ma un attimo dopo poteva mettere all’erta, se solo fosse scattato in te, facendotici perdere, qualche pensiero ‘contronatura’ ovvero separativo, qualche dubbio che compara e giudica con dualismi. Insomma gli feci la domanda, “cosa ne pensi dello sciamanesimo?”. Pareva non aver inteso ‘shamanism’, sicché altri subito gli tradussero male la parola, gli dissero magician o stregoni, roba del genere. Pareva non aver compreso che volevo spostare il discorso sulle americhe, e quindi subito partì con una scarica micidiale che disintegrava Sai Baba, Osho, tutti gli Yogi dalle Siddhi facili, e Jiddu Krishnamurti con un’aneddoto. (è il piatto speciale questo da UG). Quindi poi riprendo chiedendo che mi traducessero: “il fatto è che mi son ritrovato con questi sciamani che si dichiarano autentici a far cerimonie con ayahuaska…”. UG: “Vedi, meglio te che hai preso del ‘soma’ che non tutti quei fanatici che fanno percorsi spirituali e si danneggiano maggiormente”. Io gli volevo dire che allora sono doppiamente stronzo, perché insieme a queste ‘bevute’ c’è abbinato un percorso spiritualissimo, ma non mi venne, e gli aggiunsi invece questo: “Ma è bastato un libro su di te per accorgermi dell’assurdità della questione ‘percorso sciamanico’”. UG: “I miei libri…? Ti potevi fumare anche quelli…”. !!! Ecco, questo fu il culmine dei culmini, in cui sentii in pieno il lavoro di quella sensazione di cui ho parlato prima, che arrivava a impulsi. Fu la fine definitiva di tutta la sciocchezza deleteria della ricerca di chissacché. Capolinea. Un crollo dolce, non aspettato così, ma accolto con sospiro di sollievo dal mio corpo, che alla fine ha avuto conferma della sua intelligenza e dei suoi accorgimenti. Fu la mente, che ancòra stava àncorandosi. Poi estremizzando un qualcosa di orgoglioso ribadii: “Si, ma ora posso lasciare da parte e buttar via qualunque libro, anche i tuoi”. La discussione poi si spostò. Quando ci alzammo (il gruppo con me salito) UG chiese a tutti da dove venivamo. Solo dopo mi accorsi che poi si rivolse a me personalmente, aveva visto che non facevo parte del gruppo. Gli dissi che ero di Pisa, e sembrò ricordarsi quando lui c’era stato, stava aggiungendo qualcosa ma subito aggiunsi: “Ma arrivo qui da Barcellona apposta perché volevo vederti di persona”. UG fece: “Oh my god!” nel tipico gesto della mano alla fronte. Un'altra volta preso dal gioco del batti-ribatti aggiunsi: “Ma donuorri, per me è sufficiente, non ho bisogno di tornare qui un’altra volta”. Fece un gesto col capo intraducibile, un po’ come se non avesse ben compreso, un po’ come a interrogarmi: “sei sicuro?”, e un po’ (ma questo è soggettivo) come per tacitamente ringraziarmi di aver afferrato e che non c’è necessità di fare altri spostamenti fra maestri o presunti tali. Una volta uscito, una volta terminato tutto, e tutta la faccenda da ‘percorso spirituale’, UG compreso, la mente non ce la fece però a restare davvero con questo, con ciò che era rimasto, e mi son dovuto difendere e aggrappare a C. D. e al fatto che non mi aveva comunque risposto alla questione degli sciamani-anziani autentici. Poi a casa, quando tutte le energie stavano parlando con coincidenze stranamente Concrete (non concretamente assurde, come quelle ‘spirituali’ dei percorsi precedenti), si è spianata la difesa mentale e la rasserenazione del fatto che è così, e questo è arrivato come soffia il vento, come l’avvicendarsi del buio e della luce. Ora c’è come un antivirus in me, che ha analizzato il software culturale, ripulito dai file infetti dei programmi spirituali, e che impedisce di riattingere dagli stessi. Non che io mi sia trasformato o roba simile, svuotato di tutto o ‘morto al mio passato’, neanche un po, c’è solo come un blocco ad un ulteriore zavorramento. Ma non è robamentale, sono le gambe che non si muovono se sentono che devono andare a rifare cose di un tempo. Sarebbe proprio come portare questo corpo al rogo. Tornando al discorso di prima, tutt’ora succedono queste che chiamo coincidenze, (per esempio durante una ‘lezione privata’ di Wing-Tsun ad un allievo stavo spiegando il principio del ‘cuneo’, stavamo contemporaneamente con la TV accesa su Teleregione con un film di Kung-Fu. Beh, dopo due secondi la scena era del vecchio che insegna all’allievo e sento dire: “questo è il cuneo”.) Questi fatti ora li accolgo equilibratamente, d'altronde non potrebbe essere che così con quello che ho smosso, e addirittura ci son stati presentimenti che si sono avverati, di cui un tempo se solo me li fossi trovati di fronte mi sarei sentito scoraggiato e avrei preso la vita a calci per la sua crudeltà e non-senso. Invece anzi, la Vita, quella Reale, si è assestata da sola, e quello che aveva da cadere lo ha fatto, con rumore, si, ma come ormai fosse già un eco che si allontana e lascia già spazio alla pace che ha da subentrare naturalmente.

Spesso ho utilizzato la mia fortuna di essere nato in un paesino di meno di 2000 abitanti tra l’arno e i boschi toscani, come specchio per le azioni e per le situazioni ‘alternative’, chiamiamole pure ‘spiriutali’ e non ‘materiali’. I miei amici veri, VERI, quelli con cui ho condiviso il periodo d’infanzia, e che sono fratelli essendoci nato e cresciuto insieme, quando poi mi vedevano fare le cavolate spirituali, non hanno comunque smesso di ‘amarmi’ cioè di accettarmi e considerarmi stefano e basta, pur cercando di dirmi nel muso di stare attento. Noi si dice sempre: ‘io son tuo amico davvero, e se fai quella che per me è una cazzata, te lo dico subito, senza mezzi termini’. STEFANO E BASTA! Non stefano che deve arrivare o deve farcela. Sono io che mi sono sentito un pezzo di merda totale quando dopo tutta la vicenda spirituale, (che quella sciamanica era solo la parte finale), son tornato al bar a scazzare normalmente come quando si faceva da piccini, come un ‘inconsapevole’, e mi sono accorto che ero io che consideravo loro come ‘mai partiti’, che ero io che mai nel mentre non riuscivo a considerarli ‘amici e basta’. Anche questo, fa crollare tutto il mercato sacro, come dice UG, tutti i secondi fini, lo sfruttamento e le manipolazioni. Non son riuscito neanche a piangere come avrei dovuto lasciando andare ogni maschera spirituale che portavo in quel momento e abbracciarli tutti, tutti (un guerriero saggio non cede alle emozioni, non sta con gente con una energia diversa e ‘inquinante’, si comporta così e così etc. etc.). Eppure tutto in me piangeva, piangeva via il bel marcio che mi gonfiava l’ego fin’allora. Loro erano sempre stati così senza bisogno di partire, tutt’ora lo sono, e li ringrazio per quello, ringrazio la fortuna enorme che ho ad avere avuto da sempre davanti questo specchio, ringrazio perché per mio doppio miracolo, visto che lo avevo abbandonato non riuscendo più a specchiarmici, poi l’ho ritrovato comunque, con l’aiuto anche dell’abbattimento delle incrostazioni da parte di UG. RiVidi, così come da piccino era trasparente e cristallino, che gli amici stanno insieme perché sono parte di un ambiente sereno e fortunato, e qualunque cosa, anche una chiacchierata scema, è già tutto, anche il ricordare che un tempo si poteva giocare a pallone su un angolo di piazza col supertele, senza tante pretese, neanche di vittoria, perché era bello così semplicemente DIVERTIRSI A VIVERE INSIEME… [Che, come dice UG, le cellule stanno accanto naturalmente cooperando per tutto l’essere senza bisogno di rassicurarsi ogni momento dicendosi: ‘quanto ti amo’.]

E ancora, se non fosse stato per UG, e questa per me, per come sono fatto, è una grande riprova, (i miei amici lo possono confermare) neanche avrei resistito alla vera fine dell’amore. Nessuno avrebbe scommesso su me, anzi, si sarebbero superpreoccupati di una mia imminente crisi da cui saccristo quando sarei uscito. Invece ho avuto i miei momenti di difficoltà, ma non mi sono piegato che come il filo d’erba al vento, non sono mai crollato, non ho fatto nessuna scenata, non ho avuto bisogno di nessun aiuto, non ho avuto neanche bisogno di odiarla perché ora stava con colui che si era intrufolato tra noi solo perché suo vecchio amico e aveva provato a portarmela via, e ci era riuscito solo perché io non volli accondiscendere, in quel momento, alla cosiddetta ‘coppia aperta’. Senza l’esperienza con UG, mesi dopo, che non potevo neanche telefonarle perché lui è geloso, ( e tuttora è più di un anno che non la vedo ) ad una e-mail come quella che ora racconterò, mi sarei minimo violentato di lacrime e finito nel cinismo completo e mai varei potuto fidarmi più dell’’amore’.
In questa emeil (martedì 07/10/2003 1.05) B. mi dice che ora, a burrasca passata, può vedere con chiarezza l’incompatibilità che faceva saltare tutto, che ora ha capito di accettare le persone per quelle che sono invece di pretendere da loro quello che vorrebbe che fossero, come faceva con me. Dice che allora mi sente vicino in questa ritrovata serenità e perciò il distacco era necessario, felice di sapere che per noi due, persone speciali e intense, ci vogliono e ci saranno altrettante persone che sapranno far avanzare la relazione in armonia. Poi segue una serie di ringraziamenti da ‘lungo addio’, per i momenti creativi misteriosi, erotici, di scoperta della natura e di noi stessi, nei paesini e nei boschi che gli feci esplorare, per avergli trasmesso la voglia di vita semplice e il gioco del cavaliere che contempla la sua dama e le fa sentire il suo corpo donandole attenzione, la fa risvegliare come femminile e credere in se stessa, quindi mi ringrazia per le poesie che per lei erano come un ‘viaggio’ quando gliele recitavo. Mi ringrazia per il fatto che son riuscito a mantenere la mia purezza e determinazione nel portare avanti le mie cose, avendole insegnato a saper dire " tu non sei adatto a me" senza dover giudicare e voler cambiare; perché sa che è difficile amare, e ancor di più dovendo gestire una come lei che trovava difficile provare piacere, quindi mi ringrazia perché io sapevo farle vedere l’amore come un gioco dove ci si abbandona insieme, e per avergli sempre voluto bene e continuando tuttora avendo dovuto sopportare le sue crisi isteriche. Insomma, che sarà sempre tutto vivo in lei, anche dopo tre anni, tempi di due meteore che hanno viaggiato unite intrecciando le loro scie, e chiude con il fatto che e' stata una bella storia anche se "è dovuta finire, prima poi, questa lunga storia d'amore...." (al che io piango un po’ perché anche quando la sentivamo insieme, forse presentendo il principio d’impermanenza, non si poteva fare a meno di piangere). Tutt’ora non posso più sentire quella canzone, ahahahah.
In definitiva una mazzata da Thor.
Ora, 13. 12. 2004, rileggendola, confermo le mie stesse parole, domani mi sarei svegliato cupo e sarei scivolato in uno stato di pessimismo cosmico a contratto indeterminato, ahahah. Invece è così. Non so neanche se ora lei è quella di quella e-mail, ma l’impermanenza è ciò che se vista bene rasserena e stempera ogni emozione troppo emotiva che al corpo non serve. Negli occhi, in tutto UG, non c’è questa sorta di emotività vibrante, di paura delle perdite, di coinvolgimento emozionale tutto incentrato su una voglia di felicità personale (magari legata ad un idillio romantico). Lo specchio è che vedi il ridicolo delle ‘lagne’ dopo che questi quadretti si infrangono, e la pochezza anche di azioni o parole dette con quella forza che, convinti, chiamiamo ‘il massimo della vita’; per esempio pensieri e parole come ‘ti amerò per sempre’ o ‘non ci lasceremo mai’, diventano frivolezza e un gioco sottile di rassicurazione e possessivismo.
Questa è la vicenda. Ripeto, ora la Vita Sorride e ha il suo ritmo, va su e giù, ma mai mi affonda, affronta sicura gli scossoni e i sussulti affettivi come il primo bagno dei piedi a maggio nella corrente del fiume, ma soprattutto, nessun Anubi o Aquila Dorata o Gran Espiritu, o giustizieri simili del karma (anzi, del k…) ho più visto bussare alla porta dei miei sogni o della mia coscienza, solo per essermi permesso serenamente di lasciar in pace la funzionalità del mio corpo.
GRAZIE anche a te, UG.

Sté

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