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Nisarga Yoga
Una semplice Via per il raggiungimento di una pace perfetta.

di Maurice Frydman

 

 

Sri Nisargadatta Maharaj - Fotografia scattata da Frédérick LeboyerNell’umile dimora di Sri Nisargadatta Maharaj,  a parte la luce elettrica ed i rumori provenienti dal traffico, non si potrebbe dire in che periodo storico ci si trovi.
Vi è un’atmosfera senza tempo che aleggia nella sua piccola stanza; gli argomenti discussi, validi per tutti i tempi; il modo in cui vengono esposti ed esaminati è anch’esso senza tempo; i secoli, i millenni e gli Yuga (1) cadono e ci si ritrova a trattare temi antichissimi ma eternamente attuali.
   I discorsi tenuti e gli insegnamenti dati, sarebbero stati gli stessi diecimila anni fa, e sarebbero gli stessi tra altri diecimila anni. Ci saranno sempre degli esseri senzienti che si interrogheranno sul loro essere senzienti ed indagheranno sulla causa e lo scopo di ciò. ‘Da dove vengo?’ ‘Che cosa sono?’ ‘Dove vado?’ Queste domande non hanno un’origine e mai avranno fine.
E’ impossibile conoscere le risposte, poiché senza la piena comprensione di se stessi, sia nel tempo che al di fuori del tempo, la vita non è che un sogno, che ci viene imposto da potenze che noi non conosciamo, per degli scopi che non possiamo capire.
Ogni figlio che nasce si porrà tali domande, e non dovrà essergli negato darsi le sue risposte, né le risposte date da un altro, purché nate dalla propria esperienza diretta.
   Sri Maharaj non è un uomo di cultura. Non vi è erudizione alcuna dietro la sua parlata familiare in Marathi (2); non fa citazioni autorevoli, le scritture raramente vengono menzionate; il sorprendentemente ricco patrimonio spirituale indiano è insito in lui, piuttosto che esplicito.
Nessun ricco Ashram (3) venne costruito attorno alla sua figura e la maggior parte dei suoi seguaci sono  degli umili lavoratori che hanno a cuore di trovare un’opportunità per passare un’ora con lui di tanto in tanto.
    La semplicità e l’umiltà sono le note principali che distinguono la sua vita e il suo insegnamento;
fisicamente ed interiormente egli non si pone mai a sedere sul punto più alto, l’essenza dell’essere dalla quale egli parla, la vede negli altri tanto chiaramente quanto la vede in se stesso. Ammette che mentre egli è consapevole di ciò, gli altri non lo sono ancora, ma questa differenza è temporanea e di poca importanza, eccetto che  per la mente ed il suo eternamente mutevole contenuto.
    Quando gli  viene chiesto del suo Yoga, egli dice che non ha nulla da offrire, né alcun sistema da propugnare, né alcuna teologia, cosmogonia, psicologia o filosofia. Lui riconosce la reale natura, la sua e del suo ascoltatore, e la pone in evidenza. Chi lo ascolta non la può vedere poiché non riesce a vedere l’ovvio, in modo semplice e diretto. Tutto ciò che sa, lo conosce attraverso la sua mente, stimolata dai sensi; e che la mente sia un senso essa  stessa, egli neppure lo sospetta.
     Lo Yoga di Nisarga, lo yoga ‘naturale’ di Sri Maharaj, è semplice in modo disarmante – la mente che è in eterno divenire, deve riconoscere e penetrare se stessa, non come essere questo o quello, qui o la,  prima ed ora, ma semplicemente l’essere senza tempo.
    Questo essere senza tempo, che Sri Maharaj chiama Swarupa (4), il Sé, e che è  la sorgente sia della vita che della coscienza, è,  per definizione, la fonte senza tempo. In termini di tempo, spazio e causa è la Potenza assoluta, essendo la causa incausata, che tutto pervade, ed è in ogni luogo; eterna, essendo senza principio, senza fine ed eternamente presente. Incausata, è libera; tutto pervade, è pura conoscenza; indivisa, è felice. Vive, ama, ha gioia infinita, formando e riformando l’Universo. Ogni uomo La possiede, ogni uomo E’ tutto ciò, ma non tutti conoscono se stessi per come sono, perciò identificano se stessi con il nome e la forma dei loro corpi ed i contenuti della loro coscienza.
L’unico modo di porre rimedio alla non comprensione della propria realtà individuale è acquisire piena cognizione dei propri schemi mentali e trasformarli in uno strumento di scoperta del Sé.
La mente era in origine uno strumento nella battaglia per la sopravvivenza,  e per far ciò dovette imparare le leggi della Natura per poterla conquistare e sottomettere.
Questo l’uomo fece e sta facendo, poiché la mente e la natura, lavorando in sinergia, possano condurre ad un più alto standard di vita. Ma nel processo la mente acquisì l’arte del pensiero e della comunicazione simbolici, l’arte e la proprietà di linguaggio. Le parole divennero importanti, le idee e le astrazioni acquisirono una parvenza di realtà, il concettuale rimpiazzò il reale, con il risultato che l’uomo ora vive in un mondo verbale, affollato e dominato dalle parole.
    Ovviamente nella vita quotidiana, per relazionarci agli oggetti e alle persone, le parole sono estremamente utili. Ma esse ci fanno vivere in un mondo totalmente simbolico e irreale. Per uscire da questa prigione della mente verbale ed entrare nella Realtà, si deve riuscire a spostare l’attenzione, il focus, dalla parola a ciò a cui essa si riferisce, la cosa in sé.
    La parola comunemente più usata e più pregnante di significato, emozioni ed idee, è la parola ‘Io’, La mente tende ad includere in essa qualunque cosa, il relativo – il corpo – tanto quanto l’Assoluto. In pratica si pone come un ‘puntatore’ verso un’esperienza diretta, immediata ed estremamente significante. Essere e conoscere che un individuo E’, è ciò che conta più di tutto.
Per essere d’interesse un oggetto deve essere relazionato ad una esistenza conscia individuale, che è il punto focale di ogni desiderio e paura. Poiché il fine ultimo di ogni umano desiderio è innalzare ed intensificare questo senso d’esistenza, mentre la paura è in sé, la paura di estinzione del sé.
    Scavare entro il senso dell’ ‘Io’, così reale e vitale, in modo da raggiungere la sua sorgente è l’essenza del Nisarga Yoga di Sri Maharaj. Non essendo un’esperienza continua, il senso dell’Io deve avere una sorgente dalla quale sgorga e alla quale ritorna. Questa sorgente senza tempo, dell’essere cosciente è ciò che Sri Maharaj chiama la ‘Natura del Sé’,  l’Essere’, Swarupa.
    Riguardo ai metodi sul come realizzare la propria identità suprema con l’Essere, Maharaj non gradisce parlarne. Egli afferma che ognuno ha un suo approccio alla Realtà e che non possono esservi delle regole generali. Ma per tutti il passaggio che conduce verso la Realtà, qualunque sia la strada per la quale ci si arrivi, è quel senso dell’Io Sono’. E’ nel comprendere a pieno quale sia l’immensa portata  dell’Io Sono, ed andando oltre ad esso verso la sua sorgente, che potrà essere realizzato lo scopo finale, lo stato supremo.
La differenza tra il principio e la fine giace solo nella mente. Quando la mente è offuscata e turbolenta, la sorgente non viene percepita. Quando è chiara e luminosa diviene un fedele riflesso della sorgente. La sorgente è sempre la stessa, oltre le tenebre e la luce, oltre la vita e la morte, oltre la coscienza e la non-coscienza.
   Questo dimorare nel senso dell’Io sono è il semplice e facile Yoga  naturale, lo Yoga di Nisarga.
Non vi è segreto in esso, né dipendenza; non è richiesta né preparazione o iniziazione.
Chiunque si interroghi durante la sua esistenza di Essere cosciente e sinceramente voglia trovare la propria fonte, può prendere con sé quell’eterno presente senso del’Io sono’ e dimorare in esso assiduamente e pazientemente, fino a che le nuvole che offuscano la mente si dissolvano, ed il cuore dell’Essere sia percepito in tutta la sua gloria.
  Quando gli veniva richiesto se fosse necessario avere un Guru, la sua risposta era:  - il Guru Supremo è interiore, ci sono molti Guru esterni, ed è bene apprendere da tutti loro. Chiunque abbia una lezione da impartire diviene un Guru, ma la vera luce e potere giungono dall’interiorità.
Lo Yoga di Nisarga  se preservato e fruito, conduce l’individuo ad essere conscio e attivo, in tutto ciò che fino ad allora  era inconscio e passivo. Non vi è differenza nel genere, solo nel modo, la differenza tra un pezzo d’oro e un glorioso ornamento che prende forma da esso. La vita continua ma è spontanea e libera, appagante e felice.
   Come realizzare Dio? -  Dio potrà essere realizzato solo quando hai vuotato te stesso da tutto il resto. Sri Maharaj descrive lo stato spontaneo, naturale, ma come l’uomo che nasce cieco non può veder la luce e i colori, così la mente non illuminata non riesce a dare un significato a tali descrizioni. Parole come felicità spassionata, affezionato distacco, creazione priva di azione, identità di percepito e percepiente, l’atemporalità e incausalità  di cose ed esseri – tutte suonano strane e non producono risposta. Intuitivamente sentiamo che hanno un profondo significato e producono in noi uno strano desiderio per l’ineffabile, un presentimento per le cose a venire, ma è tutto. Come Sri Maharaj sottolinea, le parole sono dei segnali, esse ci mostrano la direzione, ma non ci appartengono. La verità è il frutto dell’azione onesta, le parole solamente indicano la via.

(Questo articolo venne scritto da Maurice Frydman, in età tardiva, nel Maggio 1970, quando cominciò a tradurre i discorsi di Sri Maharaj  pubblicati in ‘Io sono quello’ – Astrolabio Ubaldini)

 

Traduzione di krjisoul
- giugno 2007

 

 

Note sull’autore del brano

 

Maurice Frydman con Jiddu KrishnamurtiMaurice Frydman, (1900 - 1976), ebreo Polacco convertitosi prima al cristianesimo poi  all’induismo, col nome di Swami Bharatananda, fu un disincantato ed efficace uomo d’azione ed anche un ricercatore spirituale straordinario. Frequentò molte personalità tra cui tutti i maestri a lui contemporanei più famosi, spesso riuscendo a stabilire con loro delle solide relazioni personali. Da Ramana Maharishi, a Jiddu Krishnamurti, dal Mahatma Gandhi al Dalai Lama. Incontrò diverse volte U.G. Krishnamurti e si fermò, da ultimo, presso Nisargadatta Maharaj di cui divenne ben presto l’interprete personale.

Tra il 1958 e il 1959 Frydman, colpito dal dramma dei profughi tibetani, si adoperò con l’allora primo ministro indiano Nehru, affinché scrivesse una lettera ai governatori dei vari stati indiani, incitandoli a garantire luoghi di accoglienza per i tibetani. Il Dalai Lama, Tenzin Gyatso, nel libro “La libertà nell’esilio” riserva una mezza pagina di ringraziamento personale a Frydman, per la collaborazione col popolo tibetano e soprattutto, si legge nel libro per la sua iniziativa di costruire asili per i bambini. A Frydman si deve la prima pubblicazione del libro: “Io sono quello”.

 

Dizionario Sanscrito

(1) Yuga Le 4 ere in cui, secondo l’induismo, sarebbe diviso il ciclo dell’evoluzione della vita.

(2) Marathi  lingua parlata nello stato indiano del Maharashtra.

(3) Ashram Comunità spirituale che solitamente ruota attorno alla figura di un maestro.

(4) Swarupa da Svar= cielo e rupa=forma, quindi la forma celeste; ma anche sva=se ed è probabilmente in questo senso che il Maharaji usava principalmente il termine come alternativa al se ed è in questo senso che ce lo riporta Maurice Frydman. D’altro canto da una breve scorsa ai cento dialoghi contenuti in “Io sono quello” e molto facile individuare la varietà di accezioni con il quale Nisargadatta usava quel sostantivo, sostituendolo di volta in volta ed a secondo delle necessità. Così nel dialogo N° 7 del 20 Maggio 1970 il Maharaj afferma: - Io sono nel mio stato originale (swarupa) -  nel dialogo N° 9 del 2 Giugno 1970 dice: - La felicità viene dal sé (swarupa) - nel dialogo 16 del 17 Giugno - È te stesso, la tua forma intrinseca (swarupa) – e nel dialogo 21 del 11 Luglio 1970 si legge: - vera virtù è la natura divina (swarupa) – questo solo fermandosi ai primi 20 dialoghi e per comprendere come il maestro usasse si il termine Swarupa con accezioni diverse ma sempre per descrivere diversi aspetti della medesima realtà.

 

 

Si ringraziano inoltre:

Bhakti Binod per la fornitura del testo estratto dal libro: - May more and more people get enlightened by Sri Nisargadatta Maharaj - DAWOOD & CO Bombay India.

Julie Thayer per l'interessamento presso Leboyer.

Frédérick Leboyer per la fotografia di Nisargadatta.

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