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Esperienze di vita   a cura di Pierluigi Piazza
Sul Sentiero

Anonimo - novembre 2007
capitolo 7 -
Conosci te stesso
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Conosci te stesso

 

E’ ben nota l’iscrizione del tempio di Delfi “Conosci te stesso”, che diventa necessariamente il motto di ogni ricercatore, diventato “entronauta” allo scopo di migliorare i suoi strumenti, fisici, emotivi, mentali.
Nostro compito è far emergere, attraverso il lavoro su noi stessi,  la nostra personale nota nella sinfonia dell’Universo, sviluppando, come il baco, il nostro “filo di seta” che ci collega all’anima. In un aneddoto chassidico Rabbi Sussja, prima della morte afferma: “Nell’al di là non mi si chiederà: “Perché non sei stato Mosè?” ma mi si chiederà: “Perché non sei stato Sussja?”.

Al lavoro per la conoscenza di sé si riferiscono alcune considerazioni di Roberto Assagioli (1), psicologo e teosofo, fondatore della Psicosintesi, riguardo al momento in cui l’uomo decide di prendere in mano la propria vita e di perfezionarsi per poter essere conduttore di Luce.
Egli afferma che la funzione dell’Io nei confronti delle “subpersonalità”- che costituiscono quel repertorio di ruoli e parti con cui ci muoviamo nella vita - è quella di identificarsi e disidentificarsi secondo il contesto e la situazione in cui si opera: "…in pratica le subpersonalità agiscono come esseri differenti con caratteristiche molto diverse e anche opposte. Perciò è necessario divenire consapevoli della esistenza di queste subpersonalità in un tutto organico più ampio senza reprimere nessuna delle caratteristiche utili" . Dunque "non sopprimerle né tiranneggiarle, bensì dirigerle, fare recitare ad ognuna la parte giusta che le è dovuta".

La disidentificazione permette il distacco tramite l'osservazione. Finché ci identifichiamo con i nostri personaggi interiori, questi ci fanno recitare inconsapevolmente le nostre 'parti'; quando invece ci disidentifichiamo da essi per entrare nel nostro centro unificatore, possiamo osservarli e dirigerli.
Egli indica tre tappe successive della trasformazione di sé, che ogni aspirante attraversa; il processo di auto-educazione è così riassumibile:

 

Conosci te stesso
Se intendiamo percorrere il Sentiero, il primo compito da affrontare è la conoscenza, lucida e spregiudicata delle varie “parti di sé”. Per tale impresa sono richiesti: oggettività, coraggio, umiltà:

  • oggettività: guardarsi dal di fuori, senza vittimismi, né autodenigrazione, né idealizzazioni, né narcisismi;

  • coraggio: per abbandonare le false immagini che ciascuno ha di sé (la maschera), spesso tenute in piedi da pigrizia, paura, pensiero-routine, è necessaria la qualità del cuore (il termine “cor-aggio” deriva appunto da cor, cuore);

  • umiltà (da humus, terra): accettare le parti-ombra, quelle che non ci fanno onore, riconoscendo, tuttavia, le proprie qualità di luce.

Padroneggia te stesso
Alla conoscenza di sé si affianca, e poi segue, la padronanza di sé; per poter essere realmente utili è necessario che si diventi prima padroni a casa propria; l’emotività non va certamente repressa né rifiutata ma compresa e controllata. L’esperienza quotidiana ci dimostra che nulla di “bello e nobile” può compiere chi segue ogni richiamo dell’istinto o dell’emozione. L’emotività e la sensibilità ci permettono di relazionarci con l’interiorità dei fratelli; sono “strumenti di contatto” da usare a fini evolutivi, per meglio comprendere e meglio amare; se si manifestano con caratteri egocentrici, eccessivi o morbosi, diventano ostacoli e, a volte, difficoltà distruttive.

 

Trasforma te stesso

Sarà a questo punto possibile la trasformazione di sé, che rappresenta un servizio, il nostro contributo alla trasformazione del nostro mondo in un luogo di operatività gioiosa al servizio della Luce. Potremo così - tutti - “fare della nostra vita  un’opera d’arte” al servizio del Tutto.

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NOTE
R. Assagioli, L’atto di volontà

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