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Sul Sentiero

Anonimo - novembre 2007
capitolo 24 -
Profano e iniziato
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Profano e iniziato

 

Profano è colui che è “fuori del tempio” (da pro, davanti e fanum, tempio); iniziato (da in ire, andare dentro) è colui che “inizia” il Sentiero del ritorno, cui molti esseri umani si stanno avvicinando e che tutti un giorno percorreranno. Da quando esiste l’umanità, il Sentiero è sempre stato lo stesso, al di là delle diverse denominazioni e di particolari non essenziali; esso è un processo di sempre maggiore autoeducazione e sacrificio.
Chi inizia il Sentiero ha camminato a lungo – come tutti – nel mondo dell’illusione, inseguendo benessere e successi mondani; ha vagato nell’aula dell’ignoranza, ricercando “libertà” e “realizzazione personale”; in seguito, ha a lungo cercato, spesso in modo disordinato e impaziente, guru, insegnamenti, maestri e tecniche per ottenere “poteri” o per “migliorare la propria vita”.

Ma, quando intravede la Via, egli:

  • si fa silenzioso e vigile al suo interno, poiché sa che la Luce appare all’interno e si irradia poi esternamente;

  • controlla il suo pensiero, poiché sa che esso è energia che crea la realtà e che anche noi tutti (corpo fisico, emozioni e mente) siamo esattamente il prodotto dei nostri pensieri;

  • si sente responsabile della sua evoluzione e di quella dei fratelli, che riconosce essere collegate a quella del Pianeta;

  • aspira a cooperare alla realizzazione del Piano divino per l’umanità.

La comprensione del Progetto divino per l’umanità è possibile a chi è, appunto, “iniziato”; la visione di esso si amplia in relazione alla maggiore o minore abnegazione al Compito che ciascuno si è assunto.
La Via iniziatica è impregnata d’Amore, persistente e ardente; ogni pensiero e ogni atto di chi serve l’umanità è dimostrazione della scelta volontaria e gioiosa di amare.

Essendo l’universo regolato dalla Legge di attrazione magnetica, o di Amore -  che si manifesta nell’aspirazione di ogni sostanza di riunirsi all’Uno, dal quale proviene - per il principio della corrispondenza anche sul nostro Pianeta è l’Amore che rende possibile ogni processo evolutivo. Quando Dante Alighieri accenna a “l’Amor che move il Sole e l’altre stelle” non si esprime in senso metaforico, come spesso si intende, ma si riferisce a questa Legge. Per chi percorre il Sentiero, tale conoscenza diventa gradualmente certezza che nasce dalla comprensione che “Tutto è uno”. (1)
Il sentimento profondo di Fratellanza universale è il segno distintivo dell’iniziato che coopera con i Maestri:
Per mezzo della pura luce dell’amore reciproco potete avvicinarvi a me e ai Maestri interiori e pervenire al più presto a quella Porta che si apre sulla via illuminata”.
(Il Maestro Tibetano) (2)

 

Ricercando il senso profondo dei fatti e degli eventi, l’iniziato-servitore del mondo impara a indagare nel mondo del significato, addestrandosi ad operare in esso con sempre maggiore maestria; in questa immersione nella più ampia Vita, la sua piccola vita perde importanza, ed egli dimentica il suo piccolo sé per il più grande Sé che ha intravisto. Diventando canale tra il superiore e l’inferiore, lavora per favorire l’irradiazione di energie più elevate sulla Terra e fissarle nella coscienza dell’umanità.
Per poter operare in tal modo, egli deve essere polarizzato mentalmente e saper usare l’energia in modo creativo in modo da redimere (da redimere: riscattare, affrancare) le forze ancora involute che potranno avviarsi all’espiazione (da ex piare: rendere pio).

Chi si allontana dalla profanità e si avvia, con un atto lucido e consapevole, all’iniziazione, pur rimanendo al suo posto “nel mondo”, sa di non essere più “del mondo”; legge con occhi nuovi il passato e i segni dei tempi che gli si presentano. Si rende conto che l’umanità si evolve lentamente da uno stato di indifferenza o di violenza verso i propri simili ad uno stato di sempre maggiore Empatia, la quale, interiorizzata ed elevata, conduce al senso della Fratellanza universale.
Nel corso del nostro percorso sulla terra, l’em-patia, il “sentire insieme”, si amplia fino a comprendere tutti gli esseri del Creato; cresce sempre più la consapevolezza che “siamo un’unità”. Osservando la storia del mondo, possiamo rilevare che quello che viene chiamato “lo sviluppo della civiltà” è, in sintesi, la tensione ad ottenere nuove opportunità per molti che nasce da una sempre maggiore espansione del senso dell’empatia. Sommosse sociali, riforme, rivendicazioni di diritti, lotte per l’indipendenza e la libertà dei popoli, e per la “giustizia” (la giustizia è il primo gradino della Carità) sono state e sono tentativi, talvolta maldestri e rozzi, di affermare l’unità, la dignità, la sintesi.
L’uomo che è uscito dalla profanità e che non è più “del mondo”, em-patico nei riguardi dell’uomo e della natura, sa che dare è un comportamento spontaneo per l’anima matura; è la meschinità dell’uomo ancora involuto che tende a trarre utili dall’aver dato.
Sa che lo stesso Sentiero è una “cordata”: chi è più avanti sostiene “i più piccoli”. Pertanto, non si aspetta nulla, dà nella gioia senza pensare a “cogliere i frutti dell’azione”:

 

Lo strumento d'azione, o agente, che è pieno d'attaccamento, pieno di desiderio per i frutti dell'azione, pieno di cupidigia, impurità e propensione alla violenza, che diventa facilmente giubilante o depresso, è chiamato rajasico.
(Bhagavad-gita, Il canto del Beato, 27)

 

Al tempo stesso, egli manifesta la vera Gratitudine per quanto gli è concesso, attivando così maggiore  purezza e luce: “La Gratitudine è il diamante più puro dell’esistenza” (Morya).

 


NOTE
1) M. Talbot, Tutto è uno

2) Alice A. Bailey, Il Discepolato nella Nuova Era

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