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Sul sentiero - Parte seconda
L’aspirante e l’alchimia interiore

Anonimo - maggio 2009
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LA VITA UNA
Capitolo 8 - Le menti “in rete”

 

Sempre più si diffonde la consapevolezza che “l’umanità è una” e che, pertanto,  “ciascuno è responsabile di suo fratello”. Afferma William Blake: “Ogni cosa che vive, non vive sola, non vive per se stessa”. Anche la Scienza conferma questo riconoscimento di una “interrelazione universale”:

 

Penso che siamo realmente parte di un unico sistema. Penso che siamo realmente parte dell’universo, e che questo universo è probabilmente parte a sua volta di un sistema più vasto, all’interno del quale molti universi possono formarsi e scomparire. (E. Laslo)

 

Tutti gli organismi, dal filo d'erba al corpo umano, condividono una caratteristica: i vari componenti funzionano naturalmente insieme, in armonia con l’insieme. Questa interazione può esser definita "sinergia" (da syn érgon, lavoro insieme). La società finora non ha funzionato secondo questo schema, poiché ciascun componente agisce come io unico e individuale, ben distinto dagli altri io. Ma esiste un altro modello in cui la qualità essenziale è essere uno con la creazione.
Spesso il modello “individualista” è rafforzato dalla famiglia; se i genitori proiettano il presupposto che "io sono qui dentro" mentre "il mondo e là fuori", il bambino inizierà a sentirsi un io separato. Nel tentativo continuo di trarre il senso d'identità dall'interazione con gli altri, l’individuo avrà bisogno di essere amato, di appartenere o di credere: cercherà pertanto riconoscimenti affettivi, sociali o di gruppi religiosi, politici e culturali di riferimento.
Sempre più ricercatori hanno la convinzione, più volte ormai suffragata dalla scienza, che le menti si influenzino a vicenda.
Jung aveva ricercato nell’inconscio il segreto collegamento delle menti:

 

Quando si accede alla profondità dell’inconscio l’uomo non è più  un individuo separato ma la sua mente si allarga e si fonde con la mente dell’umanità; non con la mente cosciente ma con la mente inconscia dell’umanità, in cui siamo tutti uguali. (C. G. Jung,  A Edgar Quint)

 

Secondo alcuni, stiamo vivendo il più straordinario e cruciale momento della storia umana: la consapevolezza della progressiva integrazione delle menti umane in un unico sistema cosciente, un “network interconnesso di menti”:

 

Voi non avete ancora osato credere all’esistenza di un profondo ordine che è alla base di tutto ciò che esiste: un’Intelligenza Cosmica collettiva in evoluzione che muove, pianifica e progetta l’esistenza con devozione e consapevolezza. In verità ogni forma di coscienza ha il potere intrinseco di pianificare e creare le esperienze e, da una prospettiva più ampia, questo immenso network interconnesso di coscienza cosmica è la chiave principale del “gioco” della vita. (B. Marciniak, La Via del risveglio planetario)

 

Molti meditatori riferiscono di avere l’esperienza di una meditazione più profonda quando la praticano in gruppo; più ampio è il gruppo, maggiore l'effetto.
Nel 1979, in un memorabile esperimento, alla Maharishi International Unversity, nel Massachussets, 3000 allievi praticavano una tecnica avanzata che accresce la coesione dell'attività cerebrale (coesione, in questo caso, è una misura del grado in cui diverse parti del cervello funzionano in reciproca sincronia). Un altro gruppo più ristretto praticava tecniche simili a mille miglia di distanza, nello Iowa. Nessuno, nè gli allievi nè gli sperimentatori, conosceva i momenti in cui il gruppo più numeroso si sarebbe seduto in meditazione; eppure 1'analisi dell'attività cerebrale del secondo gruppo, durante la meditazione, indicò un aumento di coesione tra gli individui ogni volta che anche il primo gruppo meditava: gli schemi di attività cerebrale dei meditanti del secondo gruppo erano in maggiore armonia reciproca; i loro cervelli diventavano più sincronizzati.
Ciò indica che lo stato generale di consapevolezza di ciascuno influenza quello di tutti. Se, quindi, più persone inizieranno a sperimentare stati più avanzati di consapevolezza, altri ne saranno contagiati e ciò renderà sempre più facile raggiungere stati più elevati a un numero sempre maggiore di individui.
Già nel 1920 ad Harvard alcuni ratti vennero addestrati a imparare a fuggire da un laboratorio riempito d’acqua. Si scoprì che le generazioni successive imparavano a svolgere il compito in tempi più brevi.
Rupert Sheldrake afferma che se un membro di una specie biologica impara un nuovo compito o comportamento, questo, se ripetuto a lungo, influenza l’intera specie. Più membri si impadroniscono dei nuovi comportamenti, più potente diventa il campo morfogenetico e più facilmente altri individui acquisiranno nuove abilità.
Così, nella società umana, quanto maggiore sarà il numero di  membri che eleveranno il loro livello di coscienza, tanto più facile sarà per altri effettuare il trasferimento delle energie a livelli superiori, in una specie di reazione a catena. In uno studio del 1972, i ricercatori scoprirono che i tassi di criminalità erano scesi dell’8.2 per cento in 11 città degli USA nelle quali l’uno per cento della popolazione praticava regolarmente la Meditazione Trascendentale.
Nel 1993 4.000 persone si riunirono per un campo intensivo di MT di 6 settimane  a Washington. Entro tre settimane il crimine violento all’interno di quell’area era sceso del 18 per cento.
Più di cento esperimenti simili intorno  al mondo hanno rivelato effetti simili non solo sui tassi di crimini ma anche sui tassi di incidenti, suicidi, omicidi, ospedalizzazioni e altri indici di qualità della vita:

 

Non dubitate mai che un piccolo gruppo di cittadini impegnati dal pensiero profondo possano cambiare il mondo. E’ infatti la sola cosa che è sempre stata. (M. Mead)

 

Scienziati che lavorano alla Maharishi International University hanno tentato di prevedere quante persone avrebbero dovuto elevarsi a stati di coscienza più alti prima di poter influenzare l’umanità intera.
Basandosi sul principio che chi medita eleva il proprio livello di consapevolezza producendo effetti anche su altre persone, essi sono arrivati alla cifra dell’uno per cento come soglia al di sopra della quale il numero di persone che medita avrebbe un effetto evidente su un’intera città.
Si possono riscontrare effetti simili in altri campi di applicazione: si osserva che nel laser, quando  i piccoli fasci di onde diventano coerenti, cioè entrano in fase, si ha un aumento straordinario nell’intensità della luce prodotta.
Si è notato che onde le cui fasi sono connesse solo a caso si cancellano parzialmente a vicenda; cento onde fuori fase, ad es., sono solo dieci volte più potenti di un’unica onda. Quindi un numero ridotto di elementi che agiscono coerentemente può facilmente eclissare un numero di elementi molto superiore che agisce incoerentemente.
Questi, e molti altri simili esperimenti, potrebbero nel tempo dimostrare scientificamente il concetto, tanto spesso riportato nei testi di spiritualità  d'oriente e d'occidente, che siamo cocreatori del “mondo-campo di  in-formazione” che abitiamo attraverso la qualità del nostro Pensiero, e del nostro conseguente agire:

 

Il mio compito è prima di tutto  di cercare di conferire legittimità a tutto questo tratteggiando una visione del mondo basata su questa idea del campo di in-formazione,  che potrebbe essere di aiuto per riscoprire quel senso dell’uno che sappiamo intuitivamente essere all’interno di noi stessi. (E. Laslo)

 

Il maestro Gurdjieff aveva affermato che anche solo cento persone illuminate sarebbero sufficienti a cambiare il mondo; il raggiungimento della massa critica potrà determinare cambiamenti significativi della coscienza complessiva degli abitanti del Pianeta. Possiamo pertanto  pensare di essere diretti verso un punto di ingresso, o una massa critica di coscienza, oltre la quale l’elevazione di consapevolezza supererebbe il peso d’inerzia del modello di vita fondato sull’ego.
Al di là di quella soglia, la società potrebbe essere trasformata.
Le nuove consapevolezze rinviano costantemente al nostro impegno: "Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinunzino all'azione". (Edmund Burke)

 

Sta a noi pertanto la responsabilità di tale passaggio.

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