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Sul sentiero - Parte seconda
L’aspirante e l’alchimia interiore

Anonimo - maggio 2009
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IL COMPITO
Capitolo 4 - L’apertura del fiore di loto

 

I giorni dell’uomo non ancora risvegliato scorrono senza che si intraveda senso né finalità; egli sembra spesso sopravvivere più che vivere, perdendosi in piaceri che scambia per “felicità”, in innamoramenti narcisistici che scambia per “amore”, in vizi che chiama “passioni”:

 

La massa degli uomini soffre una vita di quieta disperazione. Ciò che si chiama rassegnazione è la conferma della disperazione. (H. D. Thoreau, Journal,  9 febbraio 1839)

 

Egli coglie ancora confusamente la complessità nella sua percezione del mondo, sia esterno che interno, e nel gioco delle interazioni è continuamente stimolato a “reagire” a fattori e condizionamenti, piuttosto che ad “agire” in modo lucido ed indipendente.
Proiettando nella realtà esterna ciò che di sgradevole è dentro di lui, vorrebbe “cambiare gli altri”, piuttosto che impegnarsi a distillare da se stesso, con la costante osservazione, il Buono e il Bello:

 

Perché commentare sempre le imperfezioni degli altri? Cercate invece di perfezionare voi stessi…. Il lavoro che si fa su se stessi è contagioso, magico: gli altri lo sentono e sono spinti, talvolta anche loro malgrado, a fare qualcosa per migliorare…Quando gli altri sentiranno che siete diventati più saggi, più forti, più generosi e più fraterni, forse si sentiranno spinti ad imitarvi.

Non perdete più il vostro tempo in critiche e lamentele, ma occupatevi soltanto di voi stessi; a quel punto, non avrete più tante preoccupazioni, non vi tormenterete più, e gli sforzi che così farete accelereranno la vostra evoluzione. (O. M. Aïvanhov, Pensieri quotidiani)

 

Tuttavia, a tratti, e in modo non sempre chiaramente definibile, egli intravede tra i fili del tessuto della vita, al di là della complessità del reale, un disegno, un’intima unità,  caratterizzata dall’Ordine, dal Bello e dal Vero. Nei primi stadi il percorso è lento, perché “il nodo d’ostinazione dell’ego è duro a morire”; Roberto Assagioli, teosofo e fondatore della Psicosintesi, afferma che oggetto di “rimozione” non sono soltanto gli aspetti pulsionali “inaccettabili”  dell’io ma anche, e per lungo tempo del processo evolutivo, la spinta alla realizzazione del più alto Sé.
Nell’uomo che si è inoltrato sul Sentiero che porta al contatto con il si affaccia così alla soglia della coscienza una più ampia visione che dilaga oltre la frammentazione e permette di  cogliere il “nucleo essenziale” di ogni aspetto della Manifestazione.
L’agire coerentemente con quanto si è spalancato  alla coscienza implica innanzitutto il lavoro sulla personalità, che ci consente di ampliare le possibilità del nostro Servizio: il corpo fisico deve essere liberato dalle abitudini nocive; il corpo emozionale va purificato dalle emozioni perturbatrici e il mentale va strutturato e “chiarificato”. Ron Hubbard, fondatore di Scienthology, afferma che la mente di chi aspira al progresso spirituale dovrà diventare “clear”, ovvero libera da engrammi originati da emozioni legate a situazioni irrisolte del passato; essi a lungo interferiscono, inficiando le nostre performances e il nostro equilibrio attuale, nonostante siano venute meno le situazioni in cui taluni atteggiamenti - che appaiono al presente inadeguati alle nuove consapevolezze - sono stati per noi delle risorse e, talvolta, “l’unica risposta possibile” per adattarci e sopravvivere. In sostanza, ogni volta che vi è un conflitto interiore non razionalizzato, l’energia psichica viene “rimossa” nell’inconscio ma continua tuttavia a manifestarsi sotto altri aspetti nel comportamento, nei pensieri e nelle emozioni.
E’ liberando noi stessi da condizionamenti mentali che potremo “chiarificare” i rapporti e “illuminare” le nostre azioni.
Supereremo anche il dualismo tra mente e cuore, spesso visto, anche in ambito spirituale, in modo oppositivo, quasi che essi siano  forze inconciliabili che esigano una scelta a favore dell’una o dell’altro. In questi tempi, in particolare, si assiste ad un ampliamento della dimensione dell’intelletto a discapito del piano del cuore; è necessario, pertanto, lavorare, oltre che per chiarificare la Mente, anche per “tenere aperte le vie del cuore”, che conducono alla Fratellanza.
In realtà, cuore e mente sono complementari ed entrambi favoriscono Comprensione e Visione; compito dell’uomo risvegliato è di armonizzarli in vista del Fine del perfezionamento.
Se non abbiamo ancora intrapreso un lavoro di Vigilanza, non avvertiamo l’esistenza degli automatismi funzionali nella struttura del nostro organismo psicofisico; riusciamo a identificarli soltanto con l’osservazione, la riflessione, l’introspezione. In realtà, siamo costantemente circondati dalle forme-pensiero da noi stessi create e alimentate con il costante ricordo (“L’energia fluisce dove va l’attenzione”, afferma un antico aforisma); siamo noi stessi, pertanto, a rafforzare o ridurre l’impatto di pensieri debilitanti e oscuri, o forti e luminosi. Si ritiene generalmente che, quando un individuo crea un pensiero, questo sparisca appena sia stato dimenticato o accantonato o che, comunque, non abbia effetti ulteriori sulla sua struttura psicofisica; in realtà, ogni pensiero ha una vita propria che si prolunga nel tempo in proporzione della carica energetica conferitale:

 

ogni individuo si muove nello spazio racchiuso in una specie di gabbia di costruzione propria, circondato da una massa di forme-pensiero che sono il frutto delle sue abituali attività mentali; attraverso tale ambiente egli osserva il mondo e naturalmente colorisce tutto con il suo colore predominante. (A. Besant, C.W. Leadbeater, Le forme-pensiero)

 

Il percorso dell’esperienza terrena riguarda la graduale emersione dal proprio narcisismo, condizione nella quale i propri principali interessi sono diretti verso se stessi. Gli uomini ordinari, che ancora non hanno “scoperto” il Sentiero della trasformazione e dell’altruismo, proiettano tutti, e in ogni situazione, la propria ombra, creata dallo spessore dell’ego, che si presenta più o meno densa a seconda del livello di consapevolezza.
Questa qualità di oscurità deforma e appesantisce spesso relazioni e comportamenti; inoltre fa sì che “il punto di vista” dal quale guardiamo il mondo sia sempre lo stesso e che non siano ammessi cambiamenti di prospettiva.
Intervengono comunque le circostanze della vita ad apportare movimenti a tale sterile stabilità; eventi imprevedibili, talvolta dolorosi o sconvolgenti interrompono il ristagno di energie, apportando inaspettati mutamenti creativi e intuizioni dinamiche.
L’aspirante alla Grande Opera vuole ora abbandonare la via oscura per seguire la via della rigenerazione ma dovrà vagare a lungo per trovare il Sentiero, per uscire definitivamente dal caos della “selva selvaggia ed aspra e forte” della Commedia  e incamminarsi al “dilettoso monte”.

L’uomo, divenuto ricercatore, comincia allora, contemporaneamente alla scoperta del senso dell’esistente, un percorso all’interno di sé, poiché comprende che i due tipi di ricerca sono indissolubilmente collegate.

Il fiore di loto, simbolo della crescita spirituale, che ha giaciuto per lungo tempo nel fango dell’ignoranza, si innalza verso livelli più elevati di coscienza, e infine sboccia  gloriosamente rivelando, per sviluppi progressivi, parti sempre più ampie di Realtà:

 

Il cammino verso l’alto del Sé è una serie di risvegli progressivi, ciascuno dei quali porta con sé l’idea che ora, alla fine, abbiamo raggiunto la “realtà”; ma solo quando saremo arrivati alla consapevolezza assoluta e ci saremo fusi con essa, saremo liberi dalle illusioni prodotte da Maya. (H. P. Blavatsky, La dottrina segreta)

 

Alla luce della nuova consapevolezza accade che:

  • quello che sembrava importante o “di valore” non lo è più, o lo è in misura minore;

  • persone e cose appaiono sotto un’altra  luce, che ne evidenzia specificità prima nascoste o sottovalutate;

  • ciò che appariva ordinario diventa, alla luce della nuova coscienza più raffinata, stra-ordinaria opportunità trasformatrice, e perciò degno di interesse;

  • sentimenti profondi e operatività luminosa si sostituiscono al consueto agire della mente concreta con le sue categorie razionali di utilitarismo e “di buon senso”;

  • la vita svela parte del suo Senso e del suo Scopo.

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