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Sul sentiero - Parte seconda
L’aspirante e l’alchimia interiore

Anonimo - maggio 2009
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IL COMPITO
Capitolo 7 - L’Insegnamento

 

L’individuo risvegliato ricerca l’Insegnamento. L’Insegnamento si ascolta, si ricorda, si interiorizza, si applica; infine, diventa Vita. Esso procede per stadi successivi ed è curato con costanza fin quando la “conoscenza diretta” lo renderà parte di sé. Non è imposto ma donato nel giusto momento evolutivo a chi è pronto a usarlo per il Bene; afferma un antico aforisma che “Quando l’allievo è pronto, il Maestro arriva”.

Il vero aspirante, che intraprende la Ricerca per meglio servire:

  • è aperto, avendo abbattuto pregiudizi, preferenze e limitazioni mentali;

  •  non si attacca a credenze religiose o ad opinioni;

  • studia la vita e cresce nella conoscenza di se stesso;

  • non aderisce a conclusioni né a opinioni ferme, poiché sa che ogni verità è parziale e ogni visione è suscettibile di ampliamento;

  • non desidera soddisfazioni personali poiché sa che ogni suo progresso o nuova conoscenza si irradierà nel Tutto;

  • non ha ambizioni che riguardano il “sapere-accumulazione” né il “potere-autoritarismo”;

  • è in continuo dialogo: con se stesso, con la Natura, con gli altri;

  • aspira  a una coscienza olistica, ad una comprensione profonda e “sacra” del reale;

  • mira alla Sapienza del Cuore, nella coscienza che ogni separazione è illusione;

  • è pronto a rinunciare al pensiero separativo e conflittuale per aprirsi all’Intuizione, appena essa appare alla sua coscienza;

  • è motivato dalla volontà d’imparare per servire in modo più ampio, poiché sente profondamente l’Unità della vita.

Condizione indispensabile per questa ricerca è la libertà di pensiero, che, afferma Krishnamurti, è presupposto e non conclusione del Sentiero, poiché il processo d’insegnamento-apprendimento finalizzato alla ricerca della Verità richiede libertà dalle credenze e dai presupposti impliciti nelle credenze. La Verità è un processo nel quale “il cammino e la meta coincidono” nel senso che ogni tappa è punto d’arrivo e al tempo stesso di partenza per un nuovo ampliamento di coscienza.
La purezza, la validità ed il “successo” della ricerca dipendono dal livello di coscienza del ricercatore e dal metodo che questi segue.
Alcuni, in una fase iniziale o di transizione verso modalità più avanzate, continuano a identificarsi e a rinforzare il proprio ego con certezze intellettuali, aggrappandosi alle proprie conoscenze senza saper metterle in discussione; essi immaginano di “sapere” poiché credono di aver molto imparato.
 In un secondo momento, e in una fase più avanzata, il ricercatore, divenuto aspirante ed essendo cresciuto in umiltà e discriminazione, rimette in causa i propri assunti conoscitivi, rifiutando soluzioni o risposte convenzionali o “di fede”. Si distacca allora da pregiudizi, insegnamenti “tradizionali” o “confessionali” e “autorità”; è questa la fase a cui si riferisce il noto monito: “Se incontri per la strada il Buddha, uccidilo”.
Attraversa il deserto del dubbio e la “notte dell’anima”, ma è pronto a colmare il vuoto creato dalla caduta di intellettualismi, convenzionalismi e gregarismi con “l’acqua di Vita”, che sgorga dal Sé.
Ora comprende limpidamente che l’Insegnamento è elargito sempre in modo gratuito e con apertura di cuore solo a chi se ne è reso degno:

 

L’insegnamento non si vende; questa è una legge antichissima.
Esso mira alla perfezione, altrimenti non avrebbe futuro.
Non cura l’agio personale, altrimenti sarebbe egoismo.
Intende abbellire la vita, altrimenti sarebbe bruttezza.
L’insegnamento è sempre abnegazione, poiché sa cos’è il bene comune.
Esso venera la sapienza, altrimenti sarebbe tenebra.
Non si manifesta con cerimonie stravaganti, ma si regge sull’esperienza.
(Agni Yoga, 404)

 

Nel vero Insegnamento le ripetizioni prive d’anima sono bandite, poiché esso è ritmo vivente che anima la coscienza ed è sempre collegato intimamente al Servizio; se non agito e vivificato, diventa sterile conoscenza intellettiva che gratifica la mente e l’ego, ma non rende né saggi né liberi.
Chi riceve l’Insegnamento e chi lo dona perdono l’indolenza, raffinano la coscienza e raggiungono comunque una forma di realizzazione, poiché sentono gioiosamente di lavorare per l’Umanità Una.

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