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Sul sentiero - Parte seconda
L’aspirante e l’alchimia interiore

Anonimo - maggio 2009
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IL COMPITO
Capitolo 9 - Gli strumenti della trasformazione: la Meditazione

 

La meditazione favorisce le pratiche dell’“essere presenti a se stessi”, del “far vuoto”, e dell’ “essere in ascolto”, che sono il nucleo centrale della pratica yoga; ha per scopo la “consapevolezza”  o mindfulness, “presenza mentale”. La presenza mentale non sta solo ad indicare la libertà dal groviglio dei pensieri ma si riferisce alla capacità di  concentrare  la mente su un’immagine o un’idea scelta, senza permetterle di vagare “nei vortici del fluire del pensiero” (Antonia Tronti, Appunti di viaggio).
La Scienza della Meditazione ci pone, come individui e come gruppi, nel punto di intersezione tra le due direzioni fondamentali dello spazio: quella verticale, che ci allinea al Volere superiore, e l’orizzontale, che ci collega alla Terra.
Attraverso l’allineamento della personalità all’anima, attivata dalla meditazione, l’aspirante-discepolo potrà riconoscere il Progetto dell’anima, sia per quanto riguarda il proprio percorso personale sia per quanto riguarda la propria partecipazione individuale e di gruppo al Piano divino del Pianeta; si accorgerà col tempo che essi  coincidono armoniosamente.
Avendo destrutturato le cristallizzazioni mentali, l’individuo risvegliato potrà esprimere la sua energia in modalità transpersonali e incarnarla nella concretezza della vita in ogni ambito delle attività umane volte all’evoluzione. Egli ora vede chiaramente che l’attivismo della mente può essere talvolta nocivo, perché può assorbire tutte le energie del corpo; Luce Irigaray propone pertanto la meditazione basata sul respiro come “educazione dell’energia”.
Il processo logico-razionale, con il suo porre continue domande e con la costante tensione intellettiva, rende difficile la capacità di mettersi in ascolto, di sostare presso le cose per stupirsene.  La pratica della meditazione dovrà pertanto per prima cosa far vuoto dei pensieri che ci assalgono, per riferirsi all’unità originaria del proprio Sé; concentrarsi su questa, rallentando i ritmi corporei per acquisire una dimensione  interiore più lenta e tranquilla, fino  alla sospensione ed al silenzio.
Tale stato non si raggiunge una volta per tutte, c’è bisogno di esercizio continuo  per sviluppare l’Attenzione concentrata e la Vigilanza come nostre abituali dimensioni interiori.
La pratica della meditazione ha anche lo scopo di favorire l’osservazione di sé e la purificazione del Cuore, poiché solo rendendo innocui pensieri e atti attraverso la costante autoanalisi dei moventi il Pellegrino potrà diventare anello prezioso nella catena dell’esistenza e strumento di fraternità.
Pitagora richiedeva ai suoi discepoli di svolgere, prima del sonno, un “esame serale” delle azioni della giornata; e Kishnamurti usava dire: “Guardate Dentro”:

 

La meditazione è una delle cose più importanti della vita, non secondo come si medita, non secondo quale sistema o tecnica si pratica, ma piuttosto scoprendone da noi stessi il profondo significato esistenziale. Non è attività dell’intelletto poiché, unendosi alla mente, il cuore le conferisce una qualità del tutto diversa. E’ uno stato di completa pace che reca in sé ordine, bellezza, intensità. (J. Krishnamurti)

 

Meditazione significa, in sostanza, portare movimento e forza nel pensiero affinché esso possa diventare realtà.
Le tecniche di meditazione conducono a stati dell’essere in cui cominciamo a sperimentare che “non siamo il nostro corpo, né le nostre emozioni né la nostra mente” ma scintille di una stessa Fiamma che compiono esperienze sul Pianeta; in tale visione, mireremo con costante vigilanza a diventare innocui in ogni circostanza, poiché vedremo la Divina Essenza in ogni essere. Coloro che sono vicini a chi medita da tempo ne avvertono spesso l’accresciuta consapevolezza e pace, l’intuizione e la capacità di comprensione; al  meditante stesso, concentrato e contemplante, la vita apparirà carica di nuovi più sottili significati e arricchita da maggiore bellezza; gli sarà sempre più possibile concepire idee di unità e vivere nella pienezza del Tutto:

 

In meditazione focalizza la mente su un punto solo e il tuo cuore sarà purificato... Con tutti i timori dissolti nella pace del sé e tutti i desideri dedicati al Brahman, controllando la mente e mantenendola fissa su di me (Krishna), abbi il solo scopo di sederti in meditazione con me. Con i sensi e la mente costantemente controllati con la meditazione, uniti al sé interiore, l'aspirante raggiunge il nirvana, lo stato di perenne gioia e pace in me. (Bhagavad-Gita 6:12-15)

 

In quest’ottica, lo studio e la meditazione appaiono anch’essi un Servizio, finalizzato al fornirsi dei mezzi adeguati per meglio operare; qualsiasi sia l’attività in cui si è occupati si mirerà all’obiettivo più alto percepibile, “in vista dell’eternità”. Quando, infatti, lo scopo del lavoro è un guadagno legato al Tempo, l’operatore avrà in esso la sua effimera ricompensa;  ma quando il Lavoro è rivolto all’Eternità, allora in Essa sarà la ricompensa. Attraverso la meditazione, potremo “essere Pace”, secondo l’espressione di Thich Nhat Han, e irradiarla costantemente sintonizzando ogni parola, sentimento e azione della giornata con la vibrazione d’armonia con la quale  nella meditazione abbiamo risuonato.
Il sentimento di unità che abbiamo risvegliato nella meditazione si affermerà gradualmente nel quotidiano: sentiremo più intensamente la Vita Una fluire in ogni elemento dell’esistente, la bellezza brillare nelle creature della natura e la luce pulsare in ogni essere e all’interno di noi stessi:

 

…contemplare un fiore è diverso da guardare un fiore. Lo sguardo non deve essere proiettato sul possesso ma aprire uno spazio di ospitalità (L. Irigary)

 

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