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Sul sentiero - Parte quarta
L'Umanità verso l'Uno

Anonimo - novembre 2010
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Verso la  “religione dell’umanità

 

Il paradosso delle religioni

 

Chiese e confessioni religiose hanno svolto per millenni un’utile opera di incivilimento, di riflessione sull’etica e sulla responsabilità, e di avvicinamento dell’uomo al trascendente. I gruppi religiosi hanno iniziato molte generazioni al pensiero e alla  pratica morale e spirituale; hanno fornito le strutture e donato il senso dell’accoglienza, comunità e della solidarietà. Gli ordini religiosi hanno agito come vivai per tante anime in ricerca e come centri di disciplina per la strutturazione della Volontà e del Proposito.

Le Religioni hanno pertanto avuto grandi meriti, e grandi figure storiche: santi, maestri, mistici, illuminati d’Oriente e d’Occidente.

Ma credenza e fede non possono sostituirsi alla verità, e pertanto vera religione non è imporre dogmi che il credente deve accettare. Credere pone fine all’indagine e alla seria ricerca, accecando gli individui invece di sostenerli nel realizzare la verità:

 

La posizione della religione organizzata è che, dato che siamo ancora mentalmente dei bambini, dovremmo essere controllati dall’autorità, e che non c’è alcun bisogno che i dogmi religiosi siano ragionevoli.

Chiamano questo fede religiosa e tramite essa si dice che l’uomo sia giustamente controllato da un potere esterno.

Con la crescita dell’uomo e l’ulteriore sviluppo mentale, saremo controllati sempre  più dall’interno di noi stessi, dal potere della vita che controllerà le nostre menti in  modo più completo, e sarà interpretata e accettata a seconda della sua  ragionevolezza. La nuova religione in arrivo con l’era dell’Acquario sarà ragionevole. Nell’era dei Pesci, la forma ha controllato troppo la vita.

Nell’era dell’Acquario, la vita controllerà la forma in modo più adeguato. (Foster Bailey, Riflessioni)

 

Le istituzioni religiose sono state spesso separative e dogmatiche; le “teologie” hanno più frequentemente diviso che unito l’umanità e le “chiese” sono state più frequentemente luoghi di potere che di elevazione dello spirito:

 

Le più potenti istituzioni del mondo appartengono a due categorie: religiose e governative. Al tempo in cui furono formate, la società le considerava utili, essenziali.

Oggi, è necessario che la società elimini entrambe le istituzioni.

Non voglio dire che dovremmo eliminare la religione; dovremmo piuttosto liberarci delle istituzioni religiose. Non voglio dire nemmeno che non debbano esistere provvedimenti adeguati, a favorire il benessere pubblico; dovremmo piuttosto liberarci delle istituzioni che, in nome del servizio, esercitano autorità sul popolo... (Vinoba Bhave, Il Sé e il Supremo)

 

L’uomo spesso fissa nella sua mente un certo tipo di ipotesi riguardo all’intangibile e onnipresente Mistero in cui viviamo, muoviamo ed esistiamo e tale ideale permane cristallizzato fino a che egli non raggiunge una fase in cui esso non potrà più soddisfarlo. L’ideale recede continuamente e, a causa della mutevolezza delle fasi di sviluppo individuali e di quelle dell’umanità, sarà adeguato solo per un’epoca o, comunque, per un  lasso di tempo. Le masse limitano Dio per paura; e, quando è la paura a dominare invece dell’Amore, l’uomo crea oggetti di venerazione e di terrore che lo rendono cieco e sordo alla voce della Ragione e offuscano la Comprensione maggiore. Così, percepiamo, invece della divina Unità, una congerie di confuse particelle; invece della Luce, una serie di riflessi spezzati di Essa:

 

E’ nel compiere uno sforzo troppo grande per aggrapparsi a qualche limitato concetto della Divinità, così come è stato fatto nel passato - limitando l’illimitato - che viene compito un grande torto all’anima che aspira. L’avido aderire ed il persistente attaccarsi ad un ideale di Dio logoro, e del quale si è vista la fine, nell’abietto timore che quel Dio andrà perduto, o che egli stesso si perderà se non vi si manterrà fedele, quando in realtà, il grande Padre-Madre  vive nella sua anima invocando un’espressione più intensa, è un triste ostacolo per l’uomo. (Francia La Due, L’Insegnamento del Tempio, vol. I)

 

Quando il ricercatore matura ed inizia a risvegliarsi, ricerca una “nuova visione” della Divinità, talvolta sentendosi in colpa per non sentirsi più “dentro” la chiesa dei suoi padri o la religione della tradizione. Non si rende conto che proprio l’insoddisfazione per quella “idea di Dio” è indice di un progresso maggiore rispetto al tempo precedente, quando, per insicurezza, timore di perdersi, gregarismo o scarso senso critico, si aggrappava a ideali più stabili nel tempo. Il permanere attaccati ad un’idea logora e superata della Divinità è un offuscamento per l’anima che invoca un’espressione più intensa e aspira alla Verità, desiderando coniugare Ragione e Devozione. Il ricercatore-aspirante comprende  di aver percepito una serie di riflessi spezzati della divinità e si rende conto che i diversi volti di Dio rispecchiati nei “frammenti di specchio” proposti dalle varie religioni rimandano all’Unico Volto. I Maestri di Saggezza non possono essere classificati come Induisti, cristiani o ortodossi, poiché sono - come afferma Paolo  - “Tutte le cose per tutti gli uomini”.

E’ un evidente paradosso che le diverse credenze sul Creatore, spesso tenute in vigore per tradizioni e convenzionalismi nati dalla mente discriminatrice dell’uomo, dividano le creature, scatenando ancora oggi guerre e generando involutivi separatismi dogmatici, teologici, ideologici:

 

È giunto il momento che i credenti di tutte le religioni smettano di scontrarsi brandendo i propri Libri sacri come i soli ed unici depositari della parola di Dio… Perché questo è falso, sì, falso e ridicolo, e la vera fede non trae alcun vantaggio da queste dispute…

Tutti i Libri sacri ancora non sono che briciole, copie incomplete e imperfette dell’unico grande Libro veramente scritto da Dio: l’Universo; il che sottintende anche l’essere umano, creato a immagine dell’Universo.

Alcuni grideranno al sacrilegio, all’eresia. Ebbene, gridino pure a tutto ciò che vogliono. Soltanto gli ignoranti possono sentirsi indignati, perché non sanno come il Creatore ha pensato l’Universo e l’uomo. Benché ispirati dal Cielo - ed è certo che essi siano stati ispirati dal Cielo - i Libri sacri non contengono unicamente delle verità irrefutabili e definitive. (Omraam Mikhaël Aïvanhov, Pensieri quotidiani)

 

Afferma Satish Kumar:

 

La rivalità tra religioni cesserebbe se si rendessero conto che le varie fedi religiose sono come fiumi che scorrono verso lo stesso immenso oceano di spiritualità. Anche se i vari fiumi, con i loro nomi differenti, danno nutrimento a regioni diverse, a persone diverse, tutti forniscono al stessa qualità di ristoro. Non c’è conflitto tra i fiumi. Perché dunque ci devono essere conflitti tra religioni?

Le loro teologie o il loro sistema di  credenze possono essere differenti ma la spiritualità è la stessa. E’ la spiritualità che è della massima importanza. (S. Kumar, cit. in Terra, Anima e Società, vol. )

 

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