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Sul sentiero - Parte quarta
L'Umanità verso l'Uno

Anonimo - novembre 2010
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Iniziazione e discepolato secondo l’insegnamento del maestro tibetano

 

L’Intuizione

 

L’energia superiore è riversata sulla Terra per illuminare l’umanità, per contrastare le forze della disgregazione, e i discepoli impareranno pertanto a manipolarla con sapienza e discriminazione. In questo periodo storico, in particolare, l’umanità è fortemente stimolata, e aumentano la percezione intuitiva e le occasioni di servizio per molti, che, avendo compreso il senso del posto dell’uomo nell’Universo, hanno scelto, con costante vigilanza,  di mantenere la loro coscienza aperta alle Intuizioni del mondo superiore:

 

Perché l’essere umano è capace delle azioni migliori e anche delle peggiori? Perché, tramite la sua coscienza, egli è posto tra il mondo inferiore e il mondo superiore. Se non è vigile, se la sua coscienza non è risvegliata, sono le forze oscure che iniziano ad avere il sopravvento. Viceversa, quando egli si lega alle forze del mondo superiore, diventa il canale di correnti potenti e benefiche…

Sì, dal momento che egli è posto al limite tra i due mondi, dipende da lui, dal suo atteggiamento, che sulla terra si manifesti il bene oppure il male. Così come il sole è la porta delle forze divine nel sistema solare, allo stesso modo, l’essere umano è la porta delle forze solari sulla Terra. Egli ha dunque un ruolo immenso da giocare nell’Universo. (Omraam Mikhaël Aïvanhov, Pensieri quotidiani)

 

I discepoli  ricevono intuitivamente i messaggi in misura maggiore o minore, a seconda di quanto le loro menti sono telepaticamente collegate con la mente del Maestro e di quanto i pensieri sono allineati  con i Suoi.

Ogni Gruppo costituisce pertanto un punto di luce e di evoluzione all’interno dell’umanità, alla cui purezza, consacrazione e potere contribuiscono tutti i membri.

L’efficacia nel lavoro dipende:

  • dall’illuminazione della mente di ognuno;

  • dalla  comprensione del Piano da parte dei discepoli;

  • dalla impersonalità nel lavoro;

  • dalla capacità di non considerare “i frutti dell’azione”;
  • dalla purezza del movente;
  • dall’obbedienza all’anima.

Nell’Ashram il discepolo studia le forze; egli ha già imparato  a dominare le energie fisiche e quelle del desiderio;  il suo pensiero, prima diretto ad esprimere le aspirazioni personali, si è fatto astratto ed idealistico, interessato ai progetti destinati all’umanità; ora egli sa di essere la “Vita” e le energie dell’anima dominano ogni altro piano.

L’Ashram è un insieme di forze intense: l’energia dell’anima del discepolo, che si esprime attraverso l’amore e il servizio, ma che è ancora inquinata da aspetti della personalità,  entra in contatto con la forza spirituale  del Maestro, che deriva dal contatto con la Monade; il rapporto nasce dall’identità del Proposito e si struttura nell’obbedienza al Piano. Inoltre, il discepolo è soggetto agli effetti della forza degli altri membri del gruppo e di quelle provenienti da altri Ashram.

L’energia dell’Ashram, pertanto,  non corrisponde alla somma delle energie dei membri: verso l’esterno l’effetto complessivo è rafforzato e moltiplicato nei suoi effetti, e  all’interno del gruppo essa provoca un effetto reciproco di potenziamento:

 

Quando il gruppo -  così operante guidato dal Maestro - sia mosso da un unico impulso spirituale, e sia saldamente organizzato in un’unità (come gli elettroni intorno al nucleo), allora, e non prima, la sua potenza diviene effettiva. (Alice A. Bailey, Il Discepolato nella Nuova Era, cap. III, 703)

 

Pur essendo “sintonizzati” sulla stessa vibrazione ed obbedendo alla stessa visione, i discepoli dell’Ashram, ispirati per via intuitiva dal Maestro, operano liberamente nell’attuazione della parte di Piano che hanno intravisto; lavorano in campi diversi e con metodi liberamente scelti.

L’evoluzione della coscienza  di  gruppo comporta una sempre maggiore rispondenza alla vibrazione del Maestro e la costante sensazione di vivere alla  presenza dell’anima; in tal modo il discepolo farà in modo che la consapevolezza e la responsabilità di far parte di un gruppo unito sui livelli interiori divengano prioritarie nella sua vita e tengano in subordine ogni altra questione: le avversità della vita, la salute fisica, le reazioni  personali. Egli lavora per il mondo e impara a distinguere gli effetti visibili, ai  quali reagisce l’umanità comune, dalle cause interiori che li hanno determinati, sulle quali agiscono gli iniziati.

Il gruppo opera nel Mondo delle Cause per attuare mutamenti nell’ordine fisico; ciò richiede qualità di Amore intelligente; capacità di lavorare ad elevati  livelli mentali e intuitivi; assenza di criticismo, che ostacola e debilita, e di intromissioni  emotive e  personalistiche; abilità nell’inviare le giuste forme-pensiero, ispirate dall’energia e dalla visione dell’anima del  gruppo.

L’Ashram lavora all’unisono per favorire l’emersione della luce nel mondo e nei componenti stessi del gruppo; ciascun membro si svela agli altri senza nulla nascondere delle proprie incompiutezze né dei propri punti di forza: tutto viene considerato e utilizzato per un servizio sempre più esteso ed efficace.

Il discepolo impara, nel corso del suo apprendistato, ad allontanarsi da atteggiamenti  dogmatici, pur da lui considerati giusti ed elevati; da abitudini e comportamenti fissi e stereotipati a cui è legato e che considera imprescindibili dalla sua “personalità”; arriva all’iniziazione privo dei consueti valori e sostegni mentali, pronto ad accettare più alti  principi e visioni. Apprende anche a risalire costantemente dagli effetti al mondo delle Cause e ad attribuire nuovi significati anche ad avvenimenti relativi  al suo ambiente quotidiano di vita.

Fino alla terza iniziazione, il discepolo sviluppa le qualità dell’amore-saggezza e risponde all’influenza della  Gerarchia, che opera per il futuro; in seguito, sviluppa l’aspetto Volontà, e reagisce all’energia di Shamballa, che vive nell’Eterno Presente e opera per l’eternità.

Il Maestro valuta, ai fini del suo insegnamento, soprattutto le caratteristiche di base dei membri dell’Ashram: la loro “nota” individuale, gli atteggiamenti ed i comportamenti abituali ed interiorizzati; questi Egli tende a rendere elevati e fermi. Per raggiungere uno stato di più profonda e stabile recettività, è necessario potenziare, soprattutto nelle prime fasi, le qualità dell’ascolto e del silenzio, spesso raggiunte solo apparentemente,  dato l’incessante flusso di pensieri e desideri che fa ressa nella mente degli uomini.

 

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