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Sul sentiero - Parte quinta
Il pensiero che ordina

Anonimo - aprile 2014
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Il Pensiero Etico: “Sono forse il custode di mio fratello?”

Sul Sentiero, il Pellegrino adotta un’alta Etica, che sente come “Bellezza in azione” nel quotidiano; si tratta naturalmente di un processo, lento e faticoso, che avviene per rivelazioni e comprensioni parziali ma inevitabili, al quale l’ego si oppone strenuamente forgiando continuamente alibi e giustificazioni. Ben lontana da rigidità, dogmatismi e dal triste e perdente   moralismo, l’Etica realizza la Volontà-di-Bene universale al grado più alto possibile per il livello evolutivo di ciascuno. Essa sorregge e direziona la Coerenza, che è “persistenza nell’azione”.
L’Etica, e la Coerenza, che ne è la sua consapevole e tenace applicazione, appaiono propedeutiche a qualsiasi “tecnica”, “percorso” o “raggiungimento spirituale”; implicano la scelta libera e gioiosa del Bene Maggiore rispetto al minore e la preferenza assoluta data alla Bellezza rispetto al proprio piccolo tornaconto personale: sono espressione dell’Amore-per-il-Tutto.

Così impregnato della luce dell’“Amore-per-il-Tutto” che l’Etica costantemente indica, il Pellegrino sempre più rifugge da scelte e comportamenti che, considerati ovvi e “naturali” nell’“Aula dell’ignoranza” (“così fanno tutti”), appaiono a livelli più avanzati intrinsecamente oscuri e regressivi, immaturi e disarmonici:

 

“ Affascinati dai mezzi che la scienza e la tecnica hanno messo a disposizione, coloro che possono approfittarne non si domandano se ciò che stimano utile e benefico per se stessi lo sia anche per gli altri…. Eppure sono questi gli eroi ai quali la folla vorrebbe assomigliare, senza rendersi ben conto che tali modelli sono dei mostri.
Ebbene, occorrono ora altri eroi, eroi per il nostro tempo. Il vero eroismo consiste nel riuscire a trionfare sul proprio egoismo, quell’egoismo che conduce sempre allo scontro. Se tutti gli uomini ricchi, potenti e influenti consacrassero le proprie energie alla ricerca di un po' più di fratellanza, anziché impiegarle per ottenere il successo sul piano materiale, allora l’abbondanza e la pace regnerebbero su tutta la terra”.

(Omraam Mikhaël Aïvanhov, Pensieri quotidiani)

 

Soprattutto l’ego pecca in “omissioni”, nel non-amare, lasciando inascoltata e negletta la voce dell’anima che richiama alla respons-abilità e che svela l’inganno che nasconde la verità della Legge: Siamo tutti “custodi di nostro fratello”.
In realtà, a ben vedere, più che sulle nostre azioni, saremo giudicati sull’Amore e sulle omissioni relative all’intenzione di Amare:

 

“Ogni pensiero, ogni parola e ogni atto colmi d'amore sono una virtù. Là dove vengono meno esiste il peccato”.
(Hazrat Inayat Khan)

 

Anche la meditazione, che, secondo il senso cui rinvia l’etimologia, è il mezzo che collega il basso con l’alto, la prassi quotidiana e l’Intuizione, l’anima e gli archetipi, è favorita e sostenuta dall’Etica: la purezza (da pur, fuoco) del canale - in pensieri, parole  e  opere  -  favorisce  prima  il  “riconoscimento”  e  poi  l’accoglienza  e l’assimilazione delle Idee superiori, dissolvendo le illusioni mentali e mistico - emotive e “bruciando”, appunto, come suggerisce l’etimologia, le scorie che ne impediscono l’afflusso o ne alterano il Senso.

E’ nella Purificazione il segreto dello sviluppo umano:

 

“Un uomo può avere acquisito qualunque Siddhi e tuttavia non essere ancora pronto per l’Iniziazione; quelli che deve possedere sono i requisiti morali.”
(Annie Besant, Il Sentiero del discepolo)

 

In tale Visione “etica”, la spiritualità perde i caratteri del sognante “abbandono alle energie dell’universo”, tipici di certa New Age, e diventa strenuo impegno:

  • dentro, nel mondo del pensare e del sentire, per trasmutare i propri pensieri disarmonici e le proprie manchevolezze emotive;

  • fuori, nel mondo del fare, per “portare il regno di Dio sulla Terra”.

Uno dei maggiori filosofi morali della nostra epoca, Emmanuel Levinas, osserva che dalla rabbiosa domanda di Caino («Sono forse il custode di mio fratello?») con la quale replica a Dio che gli chiedeva dove fosse il fratello Abele, che aveva già ucciso, ebbe inizio ogni immoralità:

 

“Certamente sono io il custode di mio fratello; e sono e rimango un essere morale…Che io lo ammetta o no, sono il custode di mio fratello perché il suo benessere dipende da ciò che io faccio o che mi astengo dal fare. Sono un essere morale perché riconosco questa dipendenza e accetto la responsabilità che ne consegue.

Nel  momento  in  cui  metto in  discussione tale dipendenza domandando ragione - come fece Caino - del perché dovrei prendermi cura degli altri, in questo stesso momento abdico alla mia responsabilità e non sono più un essere morale. La dipendenza del fratello è ciò che fa di me un essere morale. La dipendenza e la morale o si danno insieme, o non si danno”. (Emmanuel Levinas)

 

Il Pensiero Etico: "I care

Don Milani ideò il motto "I care" (“Mi importa, mi interessa, ho a cuore”, in dichiarata contrapposizione al "Me ne frego" fascista), che sarà in seguito adottato da numerose organizzazioni religiose e politiche; la frase, scritta su un cartello all'ingresso della sua comunità educativa, sintetizzava le finalità educative di una scuola-ambiente di vita orientata alla fratellanza umana, civile e sociale.
Viviamo in un “sistema” in cui ciascuno è parte di un Tutto inscindibile, ove ciascuno vive correlato, in un gioco di specchi in cui ogni parte, consapevolmente o inconsapevolmente, riflette la totalità; ciò spiega alcuni aspetti apparentemente “ingiusti” o “incomprensibili” che incontriamo nelle nostre esistenze.
Afferma Gibran:

 

“E  anche  questo  vi  dirò,  benché  le  mie  parole  potranno  esservi  di  peso: L'assassinato non è irresponsabile del proprio assassinio. E il derubato non è privo di colpa del furto che ha subito. Né il giusto è incolpevole degli atti del malvagio. E chi ha le mani candide non è senza macchia rispetto alle azioni del criminale”.

(K. Gibran, Il Profeta, capitolo La Colpa ed il Castigo)

 

L’Umanità è pertanto connessa in una imprescindibile rete di responsabilità, personale e collettiva, di cui il web è la manifestazione nel mondo della materia, quale specchio del sovrasensibile.
In questa rete opera la Legge del karma, per la quale in ogni vita raccogliamo i crediti e paghiamo i debiti contratti nelle vite precedenti, sia individuali che collettivi (di famiglia, di nazione…). In questa “contabilità” del dare-e-avere karmico ciò che maggiormente conta è l’Intenzione;  “Omnia munda mundis” dichiara Paolo (Epistola a Tito, I, 15), ovvero “Tutto è puro per i puri”: la purezza di cuore di chi ama la Bellezza e la Verità - e opera con lealtà e retta intenzione - tutto scioglie e dissolve nel bene, indipendentemente dai “frutti dell’azione”.
Per avvicinarsi all’obiettivo dell’innocuità nel Pensiero e nell’Azione, è necessario vigilare costantemente sulla purezza dell’Intenzione, da cui origina l’Etica perenne, più interiore e vicina allo spirito della Verità e alla Giustizia rispetto all’“etica” della società civile e delle leggi degli stati, che ne sono una pallida ed esteriore rappresentazione.
L’eroina Antigone, nell’omonima tragedia di Sofocle, sfida Creonte, che aveva ordinato di non dare sepoltura a suo fratello, il ribelle Polinice, considerato nemico della patria, e per questo sarà da Creonte condannata a morte. Ella dichiara con fierezza di essere fedele "alle leggi non scritte ma infallibili degli dei" piuttosto che a quelle scritte dagli uomini. La sua legge interiore, la compassione e l’eterna legge dell’amore fraterno e universale contano per lei più del Fato e delle leggi della Polis; la sua azione è del tutto consapevole: «Se non fossi capace di questo atto tanto varrebbe che non fossi mai esistita» dice alla pavida sorella che si ritrae ai doveri della pietas.

Per “esercitarsi” e diventare capaci di “azioni eroiche” è necessario combattere quotidianamente, usando la spada dell’arcangelo Michele, il proprio drago interiore, ovvero la nostra natura inferiore:

 

…E tuttavia non dovete cercare di annientare la vostra natura inferiore, anzitutto perché non ci riuscireste: sareste voi piuttosto ad essere annientati, poiché essa non solo è molto forte, ma fa anche parte di voi.
Dovete  dunque  cercare  soltanto  di  dominarla,  di  domarla,  al  fine  di  poter beneficiare della sua vitalità e delle sue ricchezze.
È la stessa idea espressa nell’Apocalisse  con  l’immagine  dell’Arcangelo Mikhaël che abbatte il drago. L’Arcangelo non lo uccide, si limita ad abbatterlo. Allo stesso modo il discepolo deve sconfiggere il drago del proprio sé inferiore. Comprendere il simbolo del drago significa già indebolirlo. Meditate su questa immagine  e  passerete  dalla  morte  alla  vita,  dall’oscurità  alla  luce,  dalle limitazioni all’infinito, dalla schiavitù alla libertà, dal caos all’armonia."

(Omraam Mikhaël Aïvanhov, Pensieri quotidiani)

 

Bisogna pertanto “seminare nel cuore”; dichiara il discepolo Paolo:

 

“Non fatevi illusioni: con Dio non si scherza! Ognuno di noi raccoglie quel che ha seminato. Chi vive nell'egoismo raccoglie morte. Chi vive nello spirito di Dio, raccoglie vita eterna”.
(Paolo, Lettera ai Galati , 6: 7, 8)

 

E ancora:

 

“Chi semina poco, raccoglierà poco; chi semina molto raccoglierà molto. Ciascuno dia quindi come ha deciso in cuor suo, ma non di malavoglia o per obbligo, perché a Dio piace chi dona con gioia...Dio vi dà tutto con abbondanza perché siate generosi”.
(Paolo, 2 Lettera ai Corinzi,  9: 6-11

 

Commovente e altissimo anche il celebre “invito alla Carità”, ovvero all’Etica universale dell’Amore, intesa come Inizio e Fine dell’opera umana e come sanità dell’Anima, che, finalmente integrata, l’ha infine riconosciuta contemporaneamente come mezzo e Fine:

 

“Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.
Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.
L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia,
non  si  comporta  in  modo  sconveniente,  non  cerca  il  proprio  interesse,  non s'inasprisce, non addebita il male,
non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.
L'amore non verrà mai meno.
Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l'amore”.

(Paolo, Lettera ai Corinzi, 1, 13)

 

L’Etica ha a che fare dunque con la Fede, in sé e nell’Uomo; con la Speranza, nell’energia dell’anima e nell’Evoluzione; con l’Amore, che muove ogni cosa in questo Universo.
Essa conduce all’Integrità, all’Amore-integrazione, ovvero all’ “essere interi”, inteso in due sensi: sentirsi uno in se stessi e sentirsi uno con il mondo e con i fratelli.
Il sentimentalismo emotivo, con il quale spesso l’amore è confuso, è fiacco e soggetto a variazioni umorali, poiché legato alla precarietà dell’io; l’Amore è la Forza e la Legge del nostro universo: attuandolo a tutti i livelli, evolviamo e favoriamo l’evoluzione:

 

“Ti dico: che il tuo cuore s’accenda del fuoco della Compassione. In essa è sepolta la  grande perla della conoscenza segreta”.
(Foglie del giardino di Morya, I)

 

E’ in questo senso che avanza l’Umanità, come afferma Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Teosofia; verrà un tempo, l’Età dell’oro del Cuore, in cui giustizia e carità sorgeranno spontaneamente dal cuore di ogni uomo:

 

…quando la gente avrà imparato a sentire e pensare come veri esseri umani dovrebbero pensare e sentire, gli uomini opereranno umanamente e le opere di carità, giustizia e generosità saranno fatte spontaneamente da tutti.
(H. P. Blavatski)

 

L’invito accorato del poeta Nazim Hiket esprime in modo incisivo ed evocativo l’auspicio che a ciascun uomo “dia gioia” l’altro uomo, per fare di questo Pianeta un luogo di Etica amorevole e di Unità fraterna:

 

Non vivere su questa terra come un estraneo

e come un vagabondo sognatore.

 

Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre: credi al grano, alla terra, al mare, ma prima di tutto credi all'uomo.

 

Ama le nuvole, le macchine, i libri, ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca, dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola,  ma prima di tutto senti la tristezza e il dolore dell'uomo.

 

Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l'ombra e la luce ti diano gioia, le quattro stagioni ti diano gioia, ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l'uomo!

(Nazim Hikmet, Prima di tutto l’uomo)

 

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