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Sul sentiero - Parte quinta
Il pensiero che ordina

Anonimo - aprile 2014
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Il Pensiero che sceglie l’Essenziale: la “Povertà

In una famosa affermazione sulla scultura, Michelangelo afferma che "lascultura è quella che si fa per forza di levare"; lo scultore, togliendo dal blocco di pietra le schegge di marmo, libera dalla pietra le figure che vi sono già imprigionate. Michelangelo non solo esprime il concetto platonico dell'idea preesistente, chiusa nel rigore del blocco dal quale l'artista deve liberarla levando il "soverchio", ma anche, e soprattutto, descrive la lotta contro la pietra che, che dovrà "ubbidire all'intelletto”, cioè essere soggiogata dalla mano dell’uomo.
Anche alcune fasi dell’evoluzione avvengono “per via di levare”, facendo il vuoto di oggetti, passato, emozioni, concetti, persone, per far spazio a nuove visioni.
Nel sovraccarico determinato da ambizioni, desiderio di potere, fama e ricchezza l’anima smarrisce il suo senso e il suo destino. Perciò spesso il primo sintomo di risveglio è l’abbandono di beni e l’allontanamento dalla “vita di prima”; l’esempio più noto è quello di Francesco.
Nel vuoto e nel silenzio più agevolmente si ascolta l’interiore.

L’essenzialità e la sobrietà di vita sono pertanto indici del superamento di attaccamenti a oggetti e situazioni che, “distraendo” dal vero Compito, “traggono via, allontanano” (come suggerisce l’etimologia di dis-trarre) spostando l’attenzione dall’ “essenziale” (“ciò che è”, il termine ha la stessa etimologia di “essere”!) al superfluo (“che fluisce in più”, quindi, non necessario), dal duraturo al precario,  dal periferico al centrale, da ciò che realmente nutre a ciò che è solo temporaneamente piacevole per i sensi o per l’ego.
Tradizioni religiose di ogni tempo e paese insistono sulla “Povertà” come mezzo esterno, e al tempo stesso conseguimento interiore, di ogni anima aspirante. Presso alcuni ordini religiosi contemplativi è addirittura proibito dalla Regola avere fiori nella cella o occuparsi di animali di compagnia: la totalità dell’aspirazione è rivolta al Fine ultimo dell’immersione nella Fonte, sentito come unico sommo Bene, al quale, secondo una rigorosa gerarchia di valori, ogni cosa va sub-ordinata.
A tal riguardo, c’è da considerare comunque che qualsiasi concetto, idea, atteggiamento può essere inteso in modo più o meno avanzato, a seconda di quale voluta della spirale evolutiva stiamo percorrendo. Così, le parole astratte sono vuoti contenitori; assumono significati e coloriture diverse a seconda del livello evolutivo di chi le usa; pensiamo, ad es., al termine “onore” così come comunemente inteso e alla interpretazione data dalla mafia; al termine “amore”, che di tutti è il più variamente e inteso e malinteso, e che assume significati direi opposti per un comune innamorato e per uno stolker…

Al tempo stesso, se guardiamo al “lato oscuro” del distacco e della rinuncia, essi possono indicare anche, ad esempio:

    • una re-azione impulsiva di negazione rispetto a conflitti irrisolti;

    • una sorta di “ribellione” alla famiglia o al proprio contesto di vita (pensiamo alle contestazioni del ’68 e, soprattutto, ai “figli dei fiori” che così manifestavano la loro rivolta ai padri ed al patriarcato;

    • desiderio narcisistico di distinguersi, di fare una vita “diversa”;

    • annebbiamento del discernimento dovuto a emotività;

    • fuga dalle responsabilità;

    • depressione, senso di indegnità, umiliazione (ad es., barboni “volontari”, che, pur potendo vivere diversamente, hanno scelto di proposito quel tipo di vita);

    • rabbia  inespressa,  voglia  di  annullamento  e  distruttività  non  canalizzata all’utile.

Insomma,  comportamenti  simili  hanno  valore  profondamente  diverso  a  seconda, come  sempre,  dell’Intenzione,  che  è  il  metro  di  valutazione  di  ogni  azione: consideriamo quanto è diversa la povertà di Teresa di Calcutta da quella di un hippy! Riguardo  al  distacco  e  alla  rinuncia,  grande  attenzione  si  farà  soprattutto  per l'eventuale rinuncia a "rapporti, legami, sentimenti, persone", che non va intesa come distacco dal passato tout court; per quanto possibile,  si mirerà a rendere più sottili e raffinati tali rapporti, talvolta ripetitivi e svuotati; in tal caso, cioè,  la "rinuncia" non si tradurrà ineluttabilmente in "rifiuto" ma potrà significare, ad un livello più sottile, "rinuncia ai vecchi comportamenti”, riguarderà la nostra più matura modalità di approcciarli, nell'aspirazione a renderli più significativi ed evolutivi.

Ad un livello avanzato, “Beati i poveri in spirito” proclama il Vangelo, ove per “poveri di spirito” si intende, appunto, chi è “povero nell’interiore”, distaccato da ogni velleità di miglioramento esteriore, economico o di prestigio, di cariche o di ruoli.
Il denaro, causa di tanti mali nei gruppi umani, è in realtà energia cristallizzata e, come ogni altra  energia, va reso disponibile per l’evoluzione: esso va fatto circolare e usato per il Meglio. Chi è concentrato sull’avere è, com’è noto, spesso carente nell’Essere, ovvero non ha ancora chiaro il vero senso del proprio essere al mondo - e talvolta addirittura della propria identità in senso psicologico - e sfugge al suo Compito di creatura impegnata nel viaggio verso il Creatore.
Ma sul Sentiero non si può “agire per conto terzi”, è inutile accelerare processi dall’esterno, imporre comportamenti o forzare chi non è pronto poiché le tappe evolutive hanno tempi e ritmi propri che si riferiscono al reale progresso intimo raggiunto: l’abbandono dell’ “Aula dei giochi” in cui potere, attaccamenti, desideri, ricchezze sono centrali all’esistenza avviene solo quando si sono realizzati e compiuti a pieno i processi propedeutici della scoperta del Sentiero, del distacco dal “mondo” (“siate nel mondo ma non siate ‘del’ mondo”) e della consacrazione all’Opera di rendere il mondo un “luogo di Bellezza”.
Le terribili e colpevoli diseguaglianze economiche mondiali, che “gridano vendetta al cospetto di Dio” si saneranno quando gli uomini comprenderanno che le vere ricchezza cui aspirare sono quelle dei rapporti umani significativi ed evolutivi e della sensazione interiore di aver “compiuto il Lavoro” assegnato alla propria  anima; questo è il conseguimento per cui val la pena di “impegnarsi” (“dare se stessi in pegno”) e che dà pienezza al cuore.
Allora, Denaro e Tempo saranno intesi nel loro giusto valore di doni della Creazione da usare per l’Evoluzione e ciascuno “fluirà con la vera Vita”, nel senso che si sentirà spontaneamente allineato al Proposito e al Piano divini.

Rinunce e sacrifici possano essere compiuti con animo lieto e leggero se il Fine è intravisto chiaramente, nel suo abbagliante splendore; l’anima allora, forte nell’aspirazione e in sintonia con la vibrazione più elevata, quasi non avverte il disagio e si offre al mondo con generosità e ardore: ha realizzato intimamente che il vero Potere è il Servizio, e ogni altro conseguimento svanisce all’attenzione, nella constatazione della sua inconsistenza e – esotericamente - della sua “irrealtà”:

 

Dalle tenebre conducimi alla Luce
Dall’irreale conducimi al Reale
Dalla morte conducimi all’immortalità

(Antica invocazione indiana)

 

Il Pensiero che si espande: l’Amore e la Paura

Più e più volte, nelle sue peripezie sulla spirale del Sentiero evolutivo, il Pellegrino si imbatte in due grandi contendenti che si fronteggiano instancabilmente per il dominio della sua mente: la Paura e l’Amore. Man mano che egli avanza, la Paura svela gradualmente il suo volto irreale e, infine, espandendosi il Fuoco del Cuore e la Visione, “l’Amore vince”.
A un certo livello dell'evoluzione, infatti, il Pellegrino comprende che l'essenza della vita all'interno di una forma comincia a rispondere all’“Amore”, ovvero alla forza d'attrazione magnetica di un centro di energia superiore più inclusivo. La vita non può più essere contenuta nei suoi limiti ristretti e comincia a “esplodere”: le specie vegetali iniziano a manifestare forme più complesse e “donanti” (ad es. gli alberi da frutta); i minerali diventano radioattivi. Si svela sempre più  chiaramente  che l’Amore è la grande Energia, “che move il sole l’altre stelle” da cui dipendono benessere, creatività, ampliamento di coscienza.
Per quanto riguarda l’evoluzione umana, l’Amore diventa sempre più radiante in coloro che cominciano a trascendere lo stato di consapevolezza strettamente umano; crollano allora schemi e convenzioni e la vita “qualsiasi” comincia a non avere più senso, fino a quando non se ne intravede il senso più interiore e finalistico.

In questa visione, le paure non sono più sentite come “bagaglio energetico naturale”; il termine energia rinvia a en, dentro ed ergon, lavoro, forza, quindi: forza dentro; le paure manifestano invece, se non superate, mancanza di energia, intesa in tal senso.
In considerazione della nostra natura intrinsecamente divina, esse sono illusorie, non ci appartengono realmente, ma rappresentano una deformazione - comunque a lungo termine precaria - della qualità della risolutezza, dovuta a immaturità dell’anima, ancora inconsapevole della propria essenza. Le paure manifestano l’altra faccia del Cor-aggio (la qualità del cuore), in cui esse possono essere trasmutate - come si dice nella seconda affermazione - attraverso un cammino di crescita consapevole.
Il Cor-aggio permette di portare in azione l’elaborato mentale e/o intuitivo, condividendo con sincerità e umiltà di cuore percorsi ed esperienze, e mantenendo elevate ed inalterate l’aspirazione e la tensione a concretizzare.
Coraggio, fiducia ed amore sono davvero ingredienti indispensabili per realizzare Propositi con compagni di viaggio ai quali si è collegati in relazioni evolutive.
Si svelano allora, con rincrescimento, le innumerevoli occasioni in cui, non avendo saputo, per viltà e immaturità, seguire la via dell’agire “chiaro, puro e forte”, ci si è trovati intrappolati nelle strettoie della Paura e dell’inautenticità che, sottraendo energia ed autostima, condannano ad una vita d’ ombra.
Ogni paura liberata sprigiona Amore, di cui essa è l’esatta contrapposizione, rendendo possibili azioni di Servizio e Propositi più elevati.
Progetti evolutivi prima incerti nella forma e soffocati nella sostanza, si affacciano allora alla mente con maggiore chiarezza e più ampi e ispirati; l’Intuizione , prima instabile e tremolante fiammella, si impone con inequivocabili segnali di Luce.

L’Amore è pertanto il Grande Trasformatore.
E’ l'energia che supera il dualismo fra i poli di spirito e materia, considerando ogni unità di coscienza uno strumento della sinfonia del tutto.
Vivendo in armonia con questa Legge ci sentiamo sempre più responsabili di estenderne l’osservanza ad ogni livello della Manifestazione e diventiamo cocreatori nella costruzione dei "nuovi cieli e della nuova terra."

Essendo il modo di interpretare e vivere l’Amore lo specchio fedele del livello evolutivo di ciascuno, esso viene spesso male inteso o deturpato nella sua essenza, diventando, di volta in volta, possesso, gelosia, attaccamento e dipendenza, meschinità e limitatezza.
Si cerca qui di seguito di identificare le caratteristiche che rendono l’amore creativo e irradiante e quelle che, invece, ne deturpano l’identità originaria e la forza essenziale (amore che vincola – amore che libera):

 

Amore che vincola: Affermando di amare, reprime in realtà le forze creative e si nutre di dubbi e di sfiducie
Amore che libera: Contribuisce a far emergere le energie inespresse; crede nell’altro e nelle sue potenzialità

 

A.V.: Affermando di amare, in realtà controlla, crea e mantiene dipendenze, per timore e per comodo
A.L.: Vuole l’indipendenza emotiva e mentale dell’altro

 

A.V.: Vuole “fondersi” nell’altro e non ne apprezza la “diversità”
A. L.: Rispetta la “nota” particolare dell’altro anche se talvolta dissonante con la propria

 

A.V.: Perde di vista i comuni obiettivi essenziali soffermandosi su particolari trascurabili e sulle diversità dei metodi per raggiungerli
A.L.: Tiene presenti le mete comuni e “l’essenziale” al di là della diversità delle modalità comportamentali e degli strumenti utilizzati

 

A.V.: Vuole che l’altro “sia come se stesso”; pertanto si disinteressa o guarda con sufficienza o sospetto alla creatività e alla progettualità altrui
A.L. : Sostiene l’autostima ed i propositi altrui con empatia e “competenza creativa”

 

A.V : In caso di disaccordo, giudica e disapprova comportamenti “errati” ampliando ad ogni occasione la critica dal singolo episodio all’intera personalità dell’altro
A.V.: Evidenzia le manchevolezze ed i comportamenti disfunzionali con benevolenza e senso dell’umorismo, senza denigrare la complessità del comportamento e della personalità dell’altro.

 

A.V.: Concede un “perdono apparente”, dal quale emerge spesso il rancore mai sopito;
A.L.: E’ capace di un perdono duraturo, che non serba rancore e rinnova ad ogni occasione tutta la fiducia.

 

A.V.: Pur condividendo esteriormente soddisfazione per i successi dell’altro, nutre, più o meno apertamente, atteggiamenti di gelosia per le altrui realizzazioni;
A.L.: E’ apertamente e sinceramente gioioso della gioia dell’altro come se fosse la propria.

 

A.V.: Tiene la contabilità del dare e dell’avere, sentendosi sempre creditore;
A.L.: Si sente un compagno di viaggio in un percorso comune in cui chi dà automaticamente riceve.

 

A.V.: In ogni tipo di relazione teme i cambiamenti perché potenzialmente pericolosi per la propria sicurezza e svantaggiosi per le proprie abitudini;
A.L.: Sostiene l’ardimento e il cambiamento, l’apertura e l’evoluzione.

 

A.V.: Tende a isolare le persone care dal mondo per “tenerle con sé” e a spegnere i sentimenti di altruismo e di empatia;
A.L.: Fa crescere la sensazione di ognuno di essere parte armoniosa e utile della piccola vita della comunità umana e della più Grande Vita in cui “viviamo e siamo”.

 

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