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Il Settimo Raggio e l'Unità nell'Età dell'Acquario

Anonimo - Settembre 2015

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1. I Sette Raggi e la Cultura Planetaria
2. Il Settimo Raggio: Ordine, Condivisione e Cooperazione
3. L’unità interiore: la Psicosintesi individuale e la Coerenza
4. La Psicosintesi di gruppo
5. Le “parole di unità
6. La pratica dell’Unità
7. La “Sintesi vivente

Invocazione dei Sette raggi - Invocazione per l’Unità

 

 

L’Unità interiore: la Psicosintesi individuale e la Coerenza

 

Per quanto riguarda l’unità interiore, ovvero la psicosintesi, processo di base di ogni cammino spirituale, aspiranti e discepoli sentiranno nel profondo la lucida tensione alla Coerenza e al rispetto per la Verità, senza la quale ogni affermazione o sentire appare inattendibile e priva della pienezza del significato.

Il “Coraggio ardente della Coerenza” non sarà autoimposto con un atto di volontà ma nascerà come un frutto maturo dal contatto profondo con la propria Essenza, avvertita come strumento basilare di orientamento dell’esistenza.

Scelte di pensiero, di vita e di relazioni non origineranno più dalla ricerca dell’esteriorità, dell’effimero o della convenienza utilitaristica ma dall’intensità dell’aspirazione spirituale e dalla pregnanza dell’Ideale; non scaturiranno dal vuoto della personalità egoica e limitata, ma dalla pienezza lungimirante dell’anima; non da pregiudizi, da illusori miraggi, ma  dalla Luce degli Archetipi superiori.

Sceglieremo sempre fermamente di essere alunni della Verità, anche contro i nostri propri interessi; Essa sarà la guida suprema e la lucida discriminante di pensieri e azioni anche riguardo a noi stessi: svelerà le nostre incongruenze, le reali motivazioni dei nostri rapporti e del nostro percorso spirituale. L’esperienza insegna che anche il corpo si rivolta, ammalandosi, quando si sfugge alla verità su se stessi evadendo con coperture, mistificazioni più o meno consapevoli e fandonie più o meno credibili.
La coerenza e verità dell’aspirazione si valuta anche dalle modalità dell’uso di tempo, denaro ed energie. Al nostro livello evolutivo il Sentiero è in gran parte psicologico e consiste nella trasformazione delle energie; risultano sterili conoscenze e studi se non sostenuti da definite interiorizzazioni e  compimenti di maturità, coerenza, unità.
Crolleranno i castelli di illusioni costruiti riguardo a sé, alla propria ricerca spirituale, alla propria aspirazione, alle proprie relazioni e, infine, si  perseguirà la verità:

  • nell’aspirazione, di cui si valuterà la motivazione profonda, spesso diversa da quella che appare o che si dichiara;

  • nella Ricerca, che sarà obiettiva e senza pregiudizio, non si avvilupperà in  dogmi né in ipotesi non dimostrabili;

  • nelle relazioni, che, pur sempre amorevoli nel fondamento, saranno franche e dirette, mirate a far chiarezza in sé e nell’altro, e a illuminare di consapevolezza le valenze meno esplicite delle azioni, delle scelte e dei rapporti.

Si ricercherà il proprio Compito individuale e quello di gruppo, che si sentirà connesso in modo prioritario con le istanze del Sé, e pertanto con la possibilità della Realizzazione.
E’ importante che gli aspiranti e i discepoli che intendano lavorare per l’avvento del sentire della Nuova Era:

  • a livello emotivo: non siano più catturati da illusorie sensazioni narcisistiche di superficie, ma vivano in contatto con il proprio più intimo sentire che ha sede nella consapevolezza del Cuore illuminato dalla Mente;

  • a livello mentale: sviluppino adeguate capacità di analisi, di sintesi, di logica e discriminazione, così da arrivare alla “Sapienza del Discernimento”, caratteristica dell’anima matura, necessaria per vivere con saggezza e ideare ed effettuare Progetti evolutivi per il Mondo;

  • a livello spirituale: tendano costantemente all’allineamento della piccola personalità con il Sé, che permette l’accendersi della “luce nella testa” cui si riferisce spesso il Maestro Tibetano attraverso Alice A. Bailey.

I sentimenti si raffineranno e si purificheranno superando stadi inevoluti: si manifesteranno  il coraggio di vedere senza schermi e difese le proprie tendenze e pulsioni e la forza di affrontare le verità, poco gradite all’ego, sottese a comportamenti di apparente “disponibilità” o “benevolenza”.
La volontà di osservare se stessi nella chiarezza dell’evidenza oggettiva vincerà l’abitudine ad evadere o a ricorrere ad arroccamenti difensivi. Non ci si ritrarrà risentiti di fronte ad analisi obiettive di realtà, avvertite come minacciose per la propria fragile identità ma, anzi, queste verranno considerate come specchi e ausili per il proprio cambiamento;  saranno ricercati confronti e richiesti riscontri ad azioni e comportamenti al fine di renderli consapevoli per poterli elevare.
Nei contatti umani si dissolveranno nella limpidezza dell’apertura di cuore  comportamenti emotivamente distanzianti e/o  vuote ‘cortesie’ formali; amicizie e rapporti si baseranno sulla vicinanza affettiva e sul dialogo aperto e diretto; le relazioni d’amore non nasceranno dall’oscurità del bisogno (“ho bisogno di te”…), dall’immaturità di sensazioni narcisistiche, da opportunismi di comodo, da annebbiamenti emotivi  o da carenze di strutturazione dell’io ma dalla chiarezza dell’attrazione profonda che origina dalla similarità dei percorsi e della Ricerca e, soprattutto,  dall’affinità dell’anima.
 Affermazioni ed opere rappresenteranno prassi sentite e sincere dell’animo e non formule esteriori miranti all’esaltazione, più o meno consapevole, del piccolo io bisognoso di sentirsi “buono” perché desideroso, in realtà, di consensi, amici, compagnia, amore, autostima e stima altrui, sostegno affettivo, diversivi dalla banalità del quotidiano, rilievo personale, ecc.
Al livello dell’Umanità ordinaria, nella quale si svolgono le nostre esistenze, la tensione all’Unità amorevole quanto più ampia possibile con gli altri esseri costituisce il nucleo di base di ogni Sentiero spirituale e produce interesse per le loro persone e le loro vite, per i loro sentimenti e aspirazioni; volontà di comunicazione e scambio, di dialogo e incontro; desiderio di essere in ogni modo e in ogni occasione aiutante e collaboratore in grandi e piccole imprese; elemento di sostegno e di gioia  evolutiva; condivisione di programmi, Progetti, Visioni.
In realtà, ha valore solo ciò che, sotto varie forme, è, in essenza, amore, o, almeno, aspirazione ad amare.

 

L’inabilità ad amare è una terribile condanna ad una prigione che:

 

- circoscrive spazi di libertà interiore;
- limita e snerva  ogni espansione generativa;
- disconferma, svalutandola, ogni esperienza;
- comprime e devitalizza gioia e fiducia;
- disconnette con l’intima profondità del proprio Sé, che dell’amore creativo si nutre per ravvivare la propria Fiamma interiore e aprirsi all’Infinito.

 

Nel consapevole e  gioioso sacrificio dell’inferiore al Superiore richiesto all’ardente aspirante si dissolvono disarmonie e disagi della personalità, scelte incongrue di rapporti e relazioni, insoddisfazioni e rimpianti; la personalità risplende, investita e  trasfigurata dalla Luce della coscienza più elevata e si offre al mondo armoniosa e orientata al Fine.
Integrato e ben strutturato, capace di un amore alto e costante, libero dagli andirivieni nevrotici della personalità immatura,  il discepolo “sa e fa” in armonia  con se stesso e con gli altri.
Egli è ora davvero pronto per un Servizio alto e sincero e  strumento utile e disponibile per il Piano poiché “semplificato” - nel senso più alto che riguarda chi ha armonizzato le varie parti di sé nell’unità interiore  -  e focalizzato sull’Ideale tanto da aver raggiunto “la forza del diamante”:

 

« Interpretata da un punto di vista spirituale, la semplicità è la capacità di unificare la propria vita interiore. Chi si lascia attraversare da ogni genere di pensieri, sentimenti e desideri contraddittori alimenta in sé l’oscurità e il disordine…
Da dove trae il diamante il suo splendore e la sua resistenza? Dal fatto che è privo di mescolanze, che è puro carbonio. Aggiungetegli un altro elemento e non sarà più un diamante. Così, colui che, invece di unificare la sua vita interiore, cerca indistintamente di assaporare tutto, toccare tutto, sperimentare tutto, diventa una sorta di pietra opaca che si oppone al passaggio della luce. Il vero discepolo deve dirigersi verso un unico obiettivo, avere un solo ideale, un solo desiderio, un solo nutrimento – simbolicamente parlando.
Sarà questa unità a dargli la purezza, lo splendore e la forza del diamante. »

 

(Omraam Mikhaël Aïvanhov, Pensieri quotidiani)

 

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