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Filosofia Quantistica e Spiritualità di Ulrich Warnke. Traduzione a cura di Corrado S. MagroFILOSOFIA QUANTISTICA
e Spiritualità

La chiave per accedere ai segreti e all’essenza dell’essere.
Di Ulrich Warnke
Traduzione a cura di Corrado S. Magro
In esclusiva assoluta per l'Italia, per gentile concessione dell’autore e dell’editrice Scorpio la traduzione del libro di Ulrich Warnke: Quantenphilosophie und Spiritualität.

 

 

Capitolo 1 - Ottobre 2014
Scienza e Spiritualità sono inconciliabili in assoluto?

 

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1.4 Scienziati alla ricerca del senso della vita

 

Nel 19.simo secolo era possibile incontrare nelle Università scienziati che non solo si confrontavano con l’indagine su singoli fenomeni, ma si ponevano anche domande sul senso della vita, domande quindi di carattere spirituale e religioso. Hans-Peter Waldrich, nel suo libro “Grenzgänger der Wissenschaft” (a parola: Frontalieri della ricerca) ci descrive alcuni di questi scienziati universali che riunirono tutte le conoscenze acquisite nelle più diverse competenze, sotto un’unica visione d’insieme. I  brevi ritratti che seguono sono degli estratti del suo trattato. Tutti questi ricercatori sono diventati famosi per la chiarezza del loro pensiero e alcune norme presero il loro nome per cui la domanda sulla loro credibilità non si pone nemmeno lontanamente.

 

Gustav Thedor Fechner (1801-1887)
Fisico, medico, psicologo e filosofo, fondatore della psicologia sperimentale tedesca, precursore della neurologia. Rappresentante di una visione spirituale ancora attuale nell’epoca materialistica contemporanea.

Titolare a 33 anni della cattedra di Fisica all’università di Lipsia, argomentò in modo plausibile contro la concezione dello spirito quale prodotto del cervello. Era l’epoca in cui Karl Vogt aveva promulgato il principio che i pensieri stavano al cervello come la bile al fegato o l’urina ai reni.

Anche Fechner all’inizio era dell’opinione che l’organismo si ammala per un difetto meccanico dei suoi ingranaggi e guarisce quando gl’ingranaggi vengono riparati.

Gli aprì gli occhi l’incontro con Lorenz Oken (1779-1851), medico zoologo e filosofo docente a Zurigo. Oken era dell’opinione che la natura fosse un prodotto dello spirito divino, e constatò che la scienza non era in grado di riconoscere le vere relazioni nella natura, e che all’origine i nostri antenati erano molto più vicini alla verità.

Spirito e consapevolezza non sono obiettivamente misurabili ma condizionano ogni istante della nostra vita.

Fechner si chiese: “Dove si perdono in natura le linee di demarcazione che indicano dove termina la consapevolezza e inizia la materia pura”?

La consapevolezza non può per così dire sorgere dal nulla improvvisamente, da cui l’argomento: se tutti gli organismi hanno un’origine comune, anche la consapevolezza deve essere presente nei germi primitivi della vita.

Hermann von Helmholtz, fisiologo e fisico di fama mondiale   (vedi equazione di Helmholtz, risonatore, induttore ecc. di…) insieme al medico e fisico Robert Meyer presentarono in quell’epoca la legge della conservazione dell’energia: “L’energia non si può né distruggere, né tantomeno creare” (vedi anche Lavoisier). Il risultato costrittivo è che tutte le forze naturali si basano su un unico presupposto in un contesto universale.

Fechner si chiese ora come mai sotto l’aspetto fisico si dà per scontata la concatenazione di tutte le cose e dall’altro lato viene del tutto negato lo spirito quale fattore di coesione. Proclamare che spirito e consapevolezza siano stati partoriti in un certo qual modo dal nulla nel cervello degl’individui, sarebbe tutt’altro che scientifico.

Egli scrisse: “La vita è generata dalla vita. l’animato solo dall’animato, lo spirito è creato solo dallo spirito. La legge di conservazione dell’energia vale anche per lo spirito”.

La natura è una costruzione cosmica universale e le pietre di costruzione costituiscono una unità spirituale-materiale. Tutta la natura deve essere considerata quale dominio/ricchezza graduale dello spirito. L’uomo è posto sotto la cupola della consapevolezza universale che contiene e memorizza la coscienza del totale degl’individui. Il salto più significativo della consapevolezza, che unisce i singoli al tutto, e che comporta un salto dal mondo frammentato dell’individuo a quello universale, Fechner lo individuò nel processo che dall’agonia porta alla morte.

Fechner era dell’idea che l’individuo, unità di spirito e materia, non avrebbe potuto cadere facilmente fuori da questa unità. L’individuo, secondo Fechner abbandona lo sgabuzzino per accedere in un ambiente molto più vasto. Con la morte la sua coscienza si è estesa in una nuova dimensione.

Fechner dice ancora: “L’aldilà non si trova in qualche parte in cielo, bensì è situato su un piano evolutivo superiore del mondo terreno” (pag. 229). E ancora: “Come la vita del bruco e della crisalide non sparisce quando viene fuori la farfalla, ma tramite la farfalla raggiunge una forma superiore più libera” (pag. 196), così la distruzione del corpo con la morte apre l’accesso ad un piano di  sviluppo superiore. Anche il cervello si dissolve con la morte, ma da ciò, secondo Fechner, viene fuori come da un seme una nuova vita nell’aldilà.

Fechner parte dal principio che l’IO cosciente costruisce su una struttura psichica complessa, di cui il cervello rappresenta solo una parte. La coscienza però non è limitata solo agli individui, esistono dunque altre strutture materiali diverse dal cervello quale requisito per una coscienza, così come uno stesso identico tono può essere prodotto da strumenti o sorgenti totalmente diversi.

Fechner era un precursore quando domandò e spiegò come si formano i ricordi, fenomeno questo che ancora oggi impegna intensamente la scienza. Dove viene memorizzata l’informazione? Quale meccanismo provvede che solo il mio IO è in grado di estrarre ricordi dalla mia memoria cerebrale? L’IO, dice Fechner, può cancellare o evocare eventi a piacere, a secondo se la mia coscienza si apre o chiude di fronte all’evento. John C. Eccles (premio Nobel australiano 1963 per la medicina e la fisica) si è confrontato più tardi con la stessa domanda ed è arrivato alla conclusione che lo spirito usa il cervello come fosse un computer.

Secondo Fechner questo meccanismo è analogo alla transizione dalla vita terrena all’aldilà. Per Fechner il cosmo è un insieme spirito-materia estremamente intelligente. Dal punto di vista di questo sistema intelligente superiore, noi dopo la morte continuiamo a vivere quale ricordo di una coscienza superiore. Il cosmo che in ultima analisi ha generato tutto, è da considerare come la coscienza, il cervello universale. Lo spirito usa questo cervello, che fino al presente ha contenuto ogni vita, per continuare a farla esistere nel ricordo. Il morto conserva il proprio IO, la propria individualità, ma senza una forma corporea materiale.

La morte secondo Fechner (pag. 168) è la trasformazione in luce dell’intero edificio dello spirito. Poiché il cosmo è vivo, egli tende a stabilizzarsi e presenta con le molteplici vite sempre nuovi e più complessi fenomeni di ordine superiore in un continuo processo di sviluppo. Per Fechner l’evoluzione è un sentiero di trasformazione che vede il disordine mutarsi in ordine, l’instabile in stabile, il semplice in complesso.

Fechner morì il 18 novembre 1887 all’età di 87 anni. Nei suoi ultimi manoscritti si trovano frasi come: Muoio con la convinzione che religione e scienza naturale si rappacificano, che  il pessimismo verrà contrastato e che al materialismo saranno sottratte le armi.

 

Karl Friedrich Zöllner (1834-1882)
Docente di astrofisica all’università di Lipsia. Famosa e geniale la sua “Fotometria generale del cielo”. Costruttore di apparecchiature applicate all’astronomia come il fotometro e il calorimetro astronomico, appartiene a quei fondatori della Metafisica scientifica che venne contrassegnata da Max Dessoir nel 1898 come Parapsicologia.

Zöllner, con le sue esperienze nel campo del paranormale non poteva e non può ancora oggi trovare posto dentro il paradigma secondo cui si suppone che la verità scientifica è raggiungibile solo quando l’individuo si pone quale osservatore obiettivo e misurabile della natura. Secondo la Fisica meccanica il cosmo e il mondo sono un sorta di macchinari. Chi non segue o non accetta questa convinzione è da considerare insano di mente, ciarlatano o dilettante da mettere da parte.

L’inglese Sir William Crookes corifeo e scettico molto discusso dell’epoca, diede a capire che avrebbe allontanato in due settimane ogni velo sullo spiritismo rinascente. Beh da quel momento la parapsicologia ha occupato tutto il resto della sua vita. Egli osservò fenomeni paranormali e “forze psichiche” che non erano affatto compatibili con la scienza comune e pubblicò i suoi risultati con la richiesta che i fatti devono essere accettati anche quando non trovano posto nel quadro preconfezionato del mondo. Zöllner andò a trovare Crookes e fu testimone del fenomeno Katie King. Katie King era uno spirito che oscillava tra l’aldilà e il mondo terreno e che nel mondo terreno era visibile e materializzato. Il fine di Zöllner era di comprendere, cogliere l’aldilà come realtà superiore.

Nel 1877 e 1878 Zöllner organizzò a Lipsia oltre 40 sedute spiritistiche in maggioranza nel proprio appartamento e tra gli altri anche con la partecipazione del medium Henry Slade. A queste sedute presero parte personalità di spicco quali: Alfred Russel Wallace, zoologo e collaboratore di Darwin, il fisico docente Wilhelm Weber stretto collaboratore di Karl Friedrich Gauss, il docente di matematica Schiebner. Furono osservati fenomeni inspiegabili attribuiti alle anime di trapassati. Un’impostura, a detta di questi docenti esperienti e prevenuti, era esclusa in assoluto. Una fisarmonica suonava per esempio nelle mani di Scheibner che toccava lo strumento soltanto su un bordo, oggetti fluttuavano a mezz’aria senza che alcuno li toccasse, veniva spruzzata acqua dall’alto, su una lavagna di ardesia ricoperta apparivano dei messaggi e tutti potevano sentire e vedere come si formavano senza che qualcuno si adoperasse a farlo. Inoltre sulla lavagna che era stata ricoperta di ruggine apparvero impronte di piedi.

Zöllner catalogò questi fenomeni designandoli come Fisica Trascendentale, e poiché non era possibile dare alcuna spiegazione scientifica egli fu ritenuto pazzo, forsennato, accecato e i suoi esperimenti qualificati stupidi, da caffè concerto e da baraccone. Nel 1880 il Senato accademico dell’Università di Lipsia presentò ricorso presso il ministro della cultura che sollevò Zöllner dal professorato. Prima che il provvedimento divenisse effettivo, Zöllner moriva all’età di soli 48 anni.

 

Hans Driesch (1867-1941)
Driesch era zoologo e filosofo e aveva studiato presso Ernst Haeckel libero pensatore, zoologo e filosofo dell’Università di Jena.

Divenne portavoce del Vitalismo quando dalla domanda: “cos’è la vita?” riconobbe che l’organismo non può assolutamente funzionare come una macchina. Nel 1926 ebbe la presidenza  della Society of Psychical Research fondata nel 1882 e che fra l’altro indagava su fenomeni di chiaroveggenza, telepatia e telecinesi.

Driesch partiva dal presupposto dell’esistenza di un fattore trascendentale responsabile per la costituzione degli organismi, che da Aristotele chiamò Entelechia e in collaborazione con Thomas Mann lo ritenne all’origine dei fenomeni di telepatia. La sua premessa era che il presunto paranormale fosse un fenomeno quotidiano senza il quale la vita rimane impossibile. Driesch scrisse ben 289 tra libri e saggi su questa tematica senza che essa fosse in qualche modo ripresa da nessun testo di studio.

Le sue domande di base erano:

Da dove provengono i piani di costruzione, l’energia e l’informazione che pilotano l’organismo?

Quale forza permette performance telecinetiche e telepatiche?

Quando l’embrione diventa individuo e questo individuo si organizza da sé, deve esserci un’intelligenza centrale che gestisce tutte le attività e determina il momento in cui ogni cellula, a diverse velocità, si divide o si diversifica, quando da una cellula staminale si sviluppa una cellula muscolare o neurocita, o diventa cellula sanguigna.

Hans Peter Waldrich nel suo libro richiama l’attenzione sul fatto che per ogni singola cellula è ovvio il momento quando il suo processo di crescita deve fermarsi perché ha raggiunto la sua forma definitiva. Tra l’altro sembra che tutte le cellule siano in continuo contatto tra di loro, cosa impressionante se si considera l’incredibile capacità di trasferimento dell’informazione per un numero di cellule di 1012 con specializzazioni del tutto diverse.

Anch’io ho fatto notare più volte negli altri miei libri che gli atomi del nostro organismo, ad eccezione di quelli del cuore, di quelli di alcuni nervi e del DNA, ogni sei anni circa permutano. Eppure continuiamo a conoscere la persona di un tempo sebbene dopo questo periodo nessuna delle sue molecole occupi il posto di prima. Noi crediamo sapere che tutto venga pilotato dal DNA, pertanto sorge la domanda come una molecola può memorizzare e immagazzinare una tale quantità di informazioni così complesse e metterle nuovamente a disposizione.

Anche se abbiamo decodificato materialmente il DNA non abbiamo alcuna conoscenza del piano e dell’idea della costruzione dello stesso perché tale piano non è materiale bensì intellettuale, spirituale e l’acido desossiribonucleico non può pensare.

Driesch contrassegnò questo principio spirituale o intellettuale insito in noi, col nome di Entelechia. L’Entelechia non è una forza, non possiede quindi energia in senso fisico, bensì informazione con coscienza e significato. Waldrich interpreta Driesch dicendo che abbia postulato un campo di energia spirituale-mentale parallelo all’universo materiale, che in modo ancora non chiaro è annodato con questo universo. In assenza di questa comunicazione da campo a campo, sia la fisica e sia la biologia non hanno alcun senso e una scienza che non fa propri questi fenomeni, rimane incompleta. Gli schemi di costruzione degli organismi sono memorizzati nel campo dell’energia spirituale-mentale. Da qui trae origine l’informazione sulla direzione e l’azione nel mondo materiale. L’aldilà è la vera realtà del mondo terreno.

Hans Driesch morì il 16 aprile del 1941.

 

Ludwig Wittgenstein (1889 1951)
Wittgenstein filosofo con contributi di valore nella logica, il linguaggio e la consapevolezza, durante la sua vita fuggì il mondo accademico con le sue convenzioni e costrizioni. Abbandonò dopo poco tempo la cattedra di Filosofia dell’Università di Cambridge ritenendo “l’assurda posizione di un docente di filosofia quasi una sorta di sepoltura vivente”. Appena diciassettenne si era recato in America, studiò dopo ingegneria meccanica per alcuni anni a Berlino iniziò poi lo studio d’ingegneria all’Università di Manchester, si rivolse dopo alla matematica e voleva diventare pilota di aerei. Passò molti mesi in clausura assoluta in una casamatta in Norvegia e si decise infine per lo studio presso il filosofo Bertrand Russell nel famoso Trinity College di Cambridge.

Tutti i moderni trattati di filosofia fanno oggi riferimento al genio Wittgenstein. Nel suo diario scrisse frasi come: “Lo stimolo che ci spinge al mistico nasce dall’insoddisfazione causata dalla scienza. Noi percepiamo che anche quando tutte le domande possibili abbiano avuto una risposta scientifica, il nostro vero problema non è stato nemmeno sfiorato”. E più avanti: “la soluzione del mistero della vita nello spazio e nel tempo si trova fuori dallo spazio e dal tempo”.

 

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