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Filosofia Quantistica e Spiritualità di Ulrich Warnke

FILOSOFIA QUANTISTICA e Spiritualità

La chiave per accedere ai segreti e all’essenza dell’essere. Di Ulrich Warnke
Traduzione a cura di Corrado S. Magro
In esclusiva assoluta per l'Italia, per gentile concessione dell’autore e dell’editrice Scorpio la traduzione del libro di Ulrich Warnke: Quantenphilosophie und Spiritualität.

 

 

Capitolo 9 - Luglio 2015

L'alchimia ci indica il sentiero

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«Quando farete di due uno, e farete l’interno come l’esterno, e  l’esterno come l’interno, il superiore come l’inferiore e quando farete il maschio e la femmina un solo essere…, allora entrerete nel regno».
Estratto dal Logion 22 di Tommaso l’evangelista.

 

Nel capitolo precedente abbiamo letto che le esperienze quotidiane le facciamo in primo luogo con le nostre emozioni inconsce e in secondo luogo tramite il volere conscio. La gran parte delle esperienze sono connesse ad avvenimenti che hanno a che fare con il nostro corpo e le sue funzioni materiali. Le esperienze dell’inconscio le abbiamo catalogate con “anima” e quelle della consapevolezza con “intelletto individuale” (intelletto equivale a spirito). Nella presenza fisica, intelletto e anima sono intrecciati, tessuti con le sue funzioni e con gl’influssi che agiscono su di noi dall’esterno.

Dal punto di vista filosofico quantistico significa che noi all’aiuto della nostra consapevolezza imprimiamo saldamente nella nostra materia una quantità enorme e caotica di energia e informazione trasformate in forze.

Questo processo serve quasi in esclusiva alla preservazione della vita, della protezione e del nutrimento, della procreazione ed eventualmente per assicurarsi una posizione di potere nella società. La vita dell’individuo ha però un germe, purtroppo da molto tempo sepolto, che potrebbe fornire ben più possibilità di sviluppo. Si tratta del superamento del tempo e dello spazio per agire volutamente sulla materia anche a fini terapeutici, per preservare un ottimo stato di salute, per la conservazione della natura con tutti i suoi esseri e infine per la restaurazione di “condizioni paradisiache”.

Lo sviluppo del seme nascosto è praticamente il nostro compito vitale e le chiavi per accedervi sono contenute in molte tradizioni e in numerosi testi di saggezza: eliminare ogni sorta di dualismo, ritrovare l’unità originaria, essere assorbito dalla causa prima dell’essere da cui tutto sorge senza limiti di tempo e spazio.

Sul sentiero verso questo fine non sono decisive le parole che veicolano il sapere razionale, bensì solo la conoscenza cresciuta sul vissuto, sulla propria esperienza. Noi possiamo provare e riprovare a formulare con parole proprie un manuale ma non ci riuscirà mai di descrivere quello che in realtà si svolge dentro di noi. Per quello di cui noi possiamo fare esperienza, non ci sono termini adatti nella lingua parlata. Gli individui non s’intrattengono a dialogare su ciò che succede all’interno di se stessi, soprattutto perché noi normalmente non dirigiamo l’attenzione all’interno di noi stessi. Anche le religioni istituite non sono adatte a promuovere ciò e a guidare l’attenzione sugli avvenimenti decisivi per l’individuo, perché troppe occupate a istituzionalizzarsi con dogmi e gerarchie.

Ci sono però testi dove quello che stabilisce l’essenza della vita dell’uomo è stato trascritto in simboli e parabole. I testi di alchimia, su alcuni dei quali getteremo uno sguardo, arrivarono in Europa solo all’inizio del Medio Evo dopo essere passati attraverso molte traduzioni. Un esempio sono i testi greci antichi tradotti nel 632 in arabico e siriano e poi tra il 1114 e il 1187 in catalano (Gherardo da Cremona) e dall’arabo in latino nel 1142 (Robert of Ketton alias Robertus Castrensis: Liber de compositione Alchemiae). Si può senz’altro immaginare che tutte queste traduzioni abbiamo portato a una massiva distorsione dei contenuti. Tuttavia molto spesso gli alchimisti trasmisero le loro conoscenze in immagini e simboli che erano di dominio universale e quindi impossibile a essere distorti.

Ancora più antichi di quei testi di alchimia più volte tradotti, sono quelli trovati da un contadino egiziano nel 1945 presso Nag Hammadi. Si tratta di 52 appunti originali in lingua copta, datati tra il 42 e il 400 d.C. Tra di essi si trovavano anche saggezze dal forte stampo orientale come p. es. gli scritti con il Vangelo di Tommaso e quelli chiamati oggi “Atti di Tommaso”. Questi “Atti” riferiscono del viaggio dell’apostolo in India e sui miracoli che laggiù avrebbe compiuto. La comunità che Tommaso avrebbe fondato verso il 52 in Crangamore, sulla costa occidentale indiana, è ancora oggi molto attiva. In una cronaca contemporanea della città di Edessa è descritta la morte di Tommaso in India e la sua sepoltura in Edessa. L’Edessa aramaica era nell’antichità un centro importante del cristianesimo e fungeva da ponte con le culture di India e Persia.

Il contenuto degli scritti di Tommaso rispecchia il pensiero gnostico, anche perché essi riproducono visioni ermetiche. Dai documenti sui viaggi dell’apostolo Tommaso in India si deduce che anche lui, come Gesù, era in confidenza con il patrimonio spirituale buddista. A fonte di ciò si riscontrano nell’ermetismo e nello gnosticismo sempre nuovi paralleli con le saggezze orientali, come quella che l’individuo può arrivare all’illuminazione solo attraverso la purificazione che nel buddismo consiste nel percorso dell’ottuplice sentiero. Il vangelo di Tommaso che, giudicato apocrifo, non  trovò posto nella nostra bibbia, fa testo alla riproduzione delle parole del Gesù vivente attraverso testimonianze dirette. 114 enunciati codificati di Gesù sono stati annotati come logia (plurale di logion). Tutti i logia riportati qui traggono origine dal “Vangelo secondo Tommaso”.

 

La raccolta viene introdotta con:

Logion 1: «Queste sono le parole segrete che pronunciò Gesù il vivente e scrisse Didimo Giuda Tommaso».,

 

Sembra confrontarsi con un gioco di parole voluto, infatti il significato greco di Didymos e quello aramaico di Tommaso è “gemelli”, dando ad intendere gemello di Gesù nello spirito. In altri brani si legge di Tommaso il “non credente”, così chiamato perché custodiva il vero sapere. Conoscenza sostituisce fede. All’apostolo Tommaso la semplice fede non era più necessaria. A questo Tommaso di poca fede furono affidate le parole occulte di Gesù perché egli, spiritualmente affine, ne comprese il contenuto e fu indicato per una divulgazione presso i solitari, coloro che ormai “tutt’uno”, avevano trovato l’unità dell’essere. In riferimento al contesto, è interessante che “monaco” deriva dal greco monachos, termine imparentato con monaché e che significa “uno”, “solo”.

Argomento centrale degli scritti è il riconoscimento di una scintilla divina nell’uomo. Esattamente come quello che prima abbiamo chiamato sviluppo del germe. Questa scintilla apre l’ingresso sulla conoscenza che possiamo identificare con intelletto universale.

Logion 113: «…il regno del padre è ovunque sulla terra e gli uomini non lo scorgono».

Un individuo normale, non allenato, non può conseguire senz’altro conoscenze intuitive. Le parole erano misteriose perché con l’applicazione di una percezione allargata può attivarsi l’onnipotenza del singolo che se di carattere cattivo, può causare gravi danni.

Logion 62 lo spiega: «Manifesto i miei segreti a coloro che ne sono degni».

Soltanto iniziati con conoscenze ed esperienze, e quindi “gemelli”, simile che riconosce il proprio simile (in precedenza abbiamo chiamato questo con risonanza, che vale anche per informazione), potevano decodificare gli enunciati. Che tipo di enunciati codificati sono contenuti in dettaglio negli atti di Tommaso e nel suo vangelo?

I concetti femmina e maschio: sposa e sposo come nell’alchimia dove vengono espressi con re e regina, vogliono significare anima e intelletto. Queste due polarità si riuniscono in matrimonio nel talamo per mezzo dell’amore. Così secondo il Logion 22 diventano «il maschio e la femmina una sola cosa». Questo si ricollega all’origine nel paradiso, dove Eva e Adamo non erano separati bensì, ambedue parti di un corpo, costituivano il tutto. (Friedrich 2007)

Logion 22: «Quando farete in modo che due siano uno, e farete sì che l'interno sia come l'esterno e l'esterno come l'interno, e l'alto come il basso, e quando farete del maschio e della femmina una cosa sola, cosicché il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina, e quando metterete un occhio al posto di un occhio e una mano al posto di una mano e un piede al posto di un piede, un immagine al posto di un immagine, allora entrerete nel regno».

La sostanza di questo messaggio codificato, è anche quella della scienza ermetica della Tabula Smaragdina: «Ciò che sta sotto è a immagine di ciò che sta sopra e ciò che sta sopra è a immagine di ciò che sta sotto per operare i miracoli dell’una e unica cosa; e come tutte le cose sono e appaiono dall’Uno tramite la meditazione dell’Uno, così tutte le cose nascono da quest’unica cosa tramite adattamento». (Löber 2007)

Intelletto e anima restano nella norma prigionieri delle esperienze focalizzate sulla sicurezza della preservazione della vita che il corpo può fare nella vita quotidiana. Individui che pensano secondo la gnostica, mirano invece alla “Epinoia di Luce”: l’esperienza personale di una luce spirituale dello pneuma psychikon (spirito animale), che s’imprime nel pensiero come una fiamma della conoscenza. Ognuno deve fare da sé questa esperienza che corrisponde a una conoscenza di se stesso. Il risultato è sempre anima-intelletto, collegamento dell’anima individuale con lo spirito individuale. Questo si unisce poi con l’intelletto universale e apprende la percezione dell’unità, una risurrezione e una rinascita dell’origine. Da questo processo emergono forze mai immaginate: il miracolo effettivo, secondo il vangelo di Tommaso.

Logion 2: «Non si fermi colui che cerca mentre cerca finché
trovi, e quando avrà trovato egli sarà turbato, e se sarà turbato egli sarà meravigliato, ed egli dominerà il Tutto».

Logion 49: «Beati voi solitari ed eletti, perché troverete il regno».

Ribadiamo che non è la scarna fede religiosa l’aspetto più importante del nostro sforzo, bensì la conquista di una profonda conoscenza, una convinzione derivata attraverso il sapere dal “connubio” tra anima e spirito della verità.

Durante il concilio di Nicea nel 325 d. C., gli scritti apocrifi che si richiamavano all’autocoscienza furono messi da parte dai funzionari della chiesa arrivati al potere, che miravano a stabilire una fede orientata verso i dogmi. Evitavano così che non sarebbe stato facile dominare come previsto individui che attraverso la propria autocoscienza avessero acquisito conoscenze privilegiate. Ecco il motivo per cui questi cammini di esperienza furono marchiati di eterodossia e il patrimonio intellettuale gnostico destinato alla distruzione.

La verità però non si lascia mai chiudere fuori e verità naturali, reali, sono intramontabili. Ci vollero tuttavia quasi  duemila anni fino al momento in cui oggi noi osiamo di nuovo appropriarci di quello che alcuni già allora possedevano: La conoscenza e l’acquisto di una nuova percezione allargata, con tutte le conseguenze per una realtà quasi programmabile, pilotata dalla volontà. In primo piano non c’è più la fede sprovveduta, ingenua e la speranza che qualcosa del genere sia possibile, bensì un cammino concreto, legittimo, di conoscenza  su come funziona il tutto e come si può influenzare.

Logion 10: «Io ho gettato il fuoco sul mondo ed ecco che lo conservo finché bruci».

Logion 82: «Colui che è presso di me è presso la fiamma. E colui che è lontano da me è lontano dal regno».

Nell’ermetismo il fuoco e simbolo della facoltà di generare e contemporaneamente gestore della trasformazione che nel nostro caso significa che un’anima purificata è unita allo spirito della verità. Il fuoco sta anche per una consapevolezza che veicola una percezione mutata. Esso viene anche chiamato il ”fuoco occulto”, identico alla passione dominante di uno spirito profondo.

 

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