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Filosofia Quantistica e Spiritualità di Ulrich Warnke. Traduzione a cura di Corrado S. MagroFILOSOFIA QUANTISTICA
e Spiritualità

La chiave per accedere ai segreti e all’essenza dell’essere.
Di Ulrich Warnke
Traduzione a cura di Corrado S. Magro
In esclusiva assoluta per l'Italia, per gentile concessione dell’autore e dell’editrice Scorpio la traduzione del libro di Ulrich Warnke: Quantenphilosophie und Spiritualität.

 

 

Capitolo 9 - Luglio 2015
L'alchimia ci indica il sentiero

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Rivolgiamo tuttavia l’attenzione ad alcune importanti tradizioni della scienza ermetica e paragoniamole con quello che è stato trattato in questo testo.

Le scienze ermetiche curano già da millenni le conoscenze delle caste dei sacerdoti delle epoche remote. A iniziare dall’India, il sapere raggiunse nel 300 a. C. l’Egitto occupato dai greci e da qui verso l’Arabia, la Siria e la Cina (Taoismo). Il termine “Alchimia” deriva o dal greco alchemos (saggezza) o dall’egizio keme o khemi (terra nera) o dal concetto arabo Al-Kimiya (terra nera) da cui deriva anche “chimica”, nostro termine attuale.

Alchimia non è affatto il predecessore immaturo, empirico e speculativo della chimica, come spesso viene erroneamente interpretato o come il nome potrebbe dare a credere. Il suo scopo all’inizio non era affatto la trasformazione di metalli ignobili in oro. Nella più gran parte dei testi di alchimia non c’è traccia delle scoperte empiriche di esperimenti dei suoi adepti, bensì di una particolare esperienza spirituale magica. Però, il giuramento di tenere segreto il sapere e dei contenuti codificati diede impulso ad accomunarla alla pratica di reazioni chimiche allora in voga.

Alchimia è un insegnamento segreto che si occupa dei fenomeni del più alto rango di una realtà nascosta, una realtà che sventra l’essenza di tutte le verità e religioni originarie. L’alchimia è come un arcobaleno, un ponte sopra il baratro tra il terreno (il materiale) e il celeste (intellettuale). Ma come tutti gli arcobaleni, questo sapere solido così vicino da toccare con le mani alla fine sfugge a chi è all’oscuro di tutto, per la sua rappresentazione criptica, codificata.

L’individuo può alla fine riconoscere i fenomeni se la sua percezione muta radicalmente all’aiuto della consapevolezza, per poi elevarsi dal piano delle cognizioni giornaliere abituali (di misero piombo) al piano sottile (di oro prezioso) dal quale tutto è possibile. Ciò corrisponde al potere sulla “materia prima” da cui tutto trae origine anche la salute e la malattia.

Fondatore dell’Alchimia nella terra del sole calante è il leggendario Hermes Trimegisto (tre volte grande), che avrebbe stilato 36 mila documenti tra cui la famosa Tabula Smaragdina sulla quale erano incise massime misteriose, prive addirittura di senso ai non iniziati, ma che sulla base delle attuali conoscenze di filosofia quantistica spiegano grandi verità.

Da dove trae origine questa tavola irreperibile nel frattempo? Ibn Arfa Ras, scrittore arabo del XII secolo ci dà la versione seguente: Hermes era figlio di Adamo e nacque in Cina. Come tutti gli adepti alla saggezza si recò in India. A Ceylon trovò una grotta di tesori incalcolabili tra cui un’immagine di suo padre e la Tabula Smaragdina. (von Lippman 1938/39)

Sebbene non si possa accordare credito a questa versione, il suo fascino è nelle due regioni citate e ritenute l’origine ultra millenaria della saggezza tramandata: Cina e India.

Sir Isaac Newton (1643-1727, quello della mela) era convinto che la conoscenza dei misteri della filosofia naturale ci fosse stata comunicata da alcuni eletti per poi essersi nuovamente persa, più tardi di nuovo scoperta e rivestita di parabole e formule mistiche affinché restasse incomprensibile ai non iniziati. Tuttavia Newton non aveva dubbi sulla validità universale dell’alchimia. Nella sua biblioteca ci stavano ben 170 libri su alchimia e cabala. Newton avrà letto attentamente questi testi se troviamo con 900 parole chiavi ben cinquemila note di riferimento ad alcune pagine. Probabilmente egli ha studiato l’alchimia in dettaglio per oltre 30 anni per poterne dedurre un insegnamento. Nei suoi trattati, a detta di esperti, le influenze dell’alchimia sono chiaramente presenti. (Dobbs 1975 e 1991)

Tutto ciò che ha a che fare con alchimia ed ermetica è, a giusta ragione, codificato, occultato e velato perché:

 

«Ovunque noi abbiamo parlato, non abbiamo detto nulla. Ma dove noi abbiamo trascritto qualcosa codificata o per immagini, là abbiamo velato la verità».

Rosarium philosophorum (edizione Weinheim 1990)

 

Gli scritti e le immagini tramandati sono un sistema caotico di rinvii, una rete che cambia senza pausa nomi in codici e simboli, una foresta selvaggia di concetti diffusi, un mondo criptato d’immagini.

 

«Ti assicuro che colui che prova di capire dal significato normale delle parole quello che i filosofi ermetici hanno scritto,  s’impelaga e incastra nei meandri di un labirinto del quale non troverà mai più l’uscita».

Livre de Artephius (Bibl. de Philosophe Chimiques, Paris 1741)

 

«Occulta in eterno quest’arte ha da restare.
Ragione di fede vi voglio presentare:
L’uomo cattivo che ne avesse il potere
pace ai cristiani andrebbe a rovinare.
E pien di boria dai troni far cadere
imperatori, re, e principi legali».
Thomas Norton, alchimista inglese (1433-1514)

 

«I filosofi ci hanno sempre informato con parabole e immagini dell’essenza dell’agente, per far sì che la scienza giammai fosse compresa dagli stolti, che se ciò avvenisse, tutto andrebbe distrutto. Essa deve restare accessibile solo agli animi pazienti e agli intelletti affinati che sono usciti dal pantano del mondo e purificati dal sudiciume fangoso dell’avidità…».
Sinesio di Cirene (circa 373 - 414)

 

Siamo capaci di decodificare immagini e linguaggio simbolico dell’alchimia? E siamo abbastanza maturi sotto l’aspetto etico?

Già le conoscenze di filosofia quantistica richieste per interpretare gl’insegnamenti dell’alchimia senza la mediazione particolare delle proprie esperienze, lasciano supporre quali conoscenze sarebbero state accessibili in tempi remoti agli alchimisti di allora. Davanti a questo retroscena i passi della bibbia come i seguenti, vengono letti sotto un’ottica totalmente diversa:

 

«A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano».

Estratto dal vangelo di Luca(8,10)

 

«In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: “Perché parli loro in parabole?”

Egli rispose: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono. E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete… Ma siete beati perché i vostri occhi vedono e i vostri orecchi sentono.»

Estratto dal vangelo di Matteo(13, 10-17)

 

L’essenza dell’alchimia è la convinzione di una unione mistica dell’uomo e di tutto quello che è presente nella natura in una creazione voluta, improntata di significato, caratterizzata da un fine. Si tratta del centro di tutte le cose, dello spirito della vita, del potere sul mezzo universale magico (materia prima). La materia pura viene trasformata in un “corpo di luce” spirituale, penetrato: una nuova conquista del paradiso in terra.

Il pensiero alchimista con un linguaggio simbolico, allegorico, metaforico, scopre in noi le seguenti coesistenze:

 

❯ Realtà - Virtualità
❯ Materia - Intelletto/spirito e anima
❯ Visibile - Invisibile
❯ Sotto - Sopra

 

Queste coesistenze si basano su energie e informazioni da considerare come bit che vengono trasformati dagli individui in forze e operazioni temporali, processo noto in filosofia quantistica come programmazione della matrice di un campo base.

All’aiuto di un modo d’impiego alchimista, ignorando si può sciogliere quello riconosciuto come errato, che corrisponde alla cancellazione dei Quanti. Questa disgregazione è la premessa per annodarsi a una nuova costellazione, norma che abbiamo conosciuto già come paradosso quantistico di Zenone.

Con l’esempio “io ora voglio sollevare il mio braccio”, avevamo dimostrato che dentro di noi avviene una interazione continua tra intelletto e materia. Da ultimo, la mia volontà, principio intellettuale, pilota la materia del mio corpo. Poiché il successo dell’interazione tra intelletto e materia si mostra evidente nell’interazione di diverse molecole, quindi di diversi aggregati di materia, sembra che l’effetto delle forze intellettuali con quello delle forze fisiche sia una sola cosa. Nel capitolo 7 ne abbiamo discusso i principi di base.

 

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