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Filosofia Quantistica e Spiritualità di Ulrich Warnke. Traduzione a cura di Corrado S. MagroFILOSOFIA QUANTISTICA
e Spiritualità

La chiave per accedere ai segreti e all’essenza dell’essere.
Di Ulrich Warnke
Traduzione a cura di Corrado S. Magro
In esclusiva assoluta per l'Italia, per gentile concessione dell’autore e dell’editrice Scorpio la traduzione del libro di Ulrich Warnke: Quantenphilosophie und Spiritualität.

 

 

Capitolo 9 - Luglio 2015
L'alchimia ci indica il sentiero

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Il cosmo, il nostro mondo compreso, alloggia le forze della natura e quindi anche l’intelletto universale che la natura con le sue funzionalità ha creato. Poiché ogni sapere con il totale delle teorie costruisce sulle forze e sulle leggi di natura, tutte le teorie possibili su di noi sono già qui, presenti e il sapere è potenzialmente disponibile.

Questi dati di fatto sono una premessa per un impiego utile dell’alchimia.

Il sapere primordiale di Adamo (prisca sapiens) venne acquisito mediante una lingua naturale originaria in comunicazione diretta con il mondo intellettuale. Questo mondo intellettuale noi oggi lo chiameremmo piuttosto: campo d’informazione universale.

Le caratteristiche “dell’agente segreto” sono evidenti da altre tradizioni arrivateci da Hermes Trimegisto:

 

«…l’opera è con voi e presso di voi, trovandola in voi stessi, dove rimane in perpetuo, voi l’avrete sempre presente, ovunque voi sarete, sulla terra o sui mari…»

 

Se consideriamo che nei diversi capitoli di questo trattato abbiamo sempre nuovamente sottolineato come la nostra consapevolezza conscia/inconscia da sola pilota ogni percezione e la trasforma in forze, diventa chiaro perché l’alchimia fa riferimento a questo processo per raggiungere i suoi scopi. La consapevolezza è “con voi e presso di voi trovandola in voi stessi, dove rimane in perpetuo, voi l’avrete sempre presente, ovunque voi sarete”.

Lo scopo è il riconoscimento della pietra della saggezza o pietra filosofale. Potrebbe essere l’al-kimiya o l’al-iksir, l’elisir, la rossa polvere ad alta densità resistente al fuoco che può essere fusa e che in senso metaforico ”trasforma ogni metallo in oro”. Si vuole qui specificare l’effetto di una forza che rende l’individuo onnipotente. Questo può avvenire ovunque. Per cui anche il “lapis”, la pietra del sapere, si può trovare ovunque: “nell’aria, nell’acqua, lungo i sentieri, sulle montagne”.

Per il raggiungimento delle conoscenze specifiche, resta decisivo il principio di risonanza: l’uguale riconosce l’uguale.

L’elemento di partenza è la misteriosa materia prima, una materia arcaica che ha la facoltà di contenere tutte le forme del mondo, l’utero del tutto per così dire. È l’energia primordiale  assolutamente non differenziata e totalmente amorfa. Essa è “scura” perché nessun assorbimento può generare colore (vedi anche kemi = terra nera). Secondo Abul-I-Qasim-al-Iraqi uno degli alchimisti più conosciuti (✝925), la materia prima corrisponde a una montagna immensa con una inestimabile raccolta di cose non create, di ogni tipo di conoscenza, o a un oceano che contiene ogni forma o a una terra capace di nutrire tutti.

La montagna, secondo la definizione, è identica alla materia prima: i possibili contenuti nell’Oceano delle infinite possibilità, presenti anche nel nostro corpo e in tutto l’universo. Nella tradizione viene anche rivelato che l’anima è una sola cosa con la materia prima. È l’anima che fa esperienza del mondo e non lo stato originario dell’anima. È la materia di base con passioni e sensazioni. Noi avevamo già precedentemente contrassegnato tale stato con “vuoto strutturato”.

Come è stato introdotto nel capitolo 7, è ovvio che questa fase è identica con la materia oscura.

 

«E questa materia prima si troverà in una montagna, che contiene una incalcolabile quantità di cose create. In questa montagna si trova ogni tipo di conoscenza presente nel mondo. Nessuna scienza o conoscenza, nessun sogno o pensiero (…) che non vi sia contenuto».
Abu l-Quasim (Kitabal-’ilm, ed. Holmyard, Paris, 1923)

 

L’elemento originario materia prima, come viene tramandato, è intelligibile solo attraverso le cognizioni del puro Essere. Questo campo è di norma inaccessibile ai sensi e alla ragione. Nel caso tuttavia che vi saremmo arrivati, tutte le percezioni potenziali vengono riconosciute concretamente dalla nostra consapevolezza e alla fine convertite all’interno nella materia.

L’intelletto attento e finalizzato, può senza alcun disguido, di nuovo all’aiuto della consapevolezza, dare forma alla materia prima e così estrarre, creare un prodotto. Forse conosci la pittura in chiese e musei della vergine con il bimbo e una colomba che le vola sul capo. Si tratta di una metafora degli alchimisti: la colomba è l’intelletto, lo spirito della verità. La colomba influenza la vergine che corrisponde alla materia prima, il risultato di questa influenza dà origine a qualcosa di nuovo: il bimbo che ancora può essere formato.

(Osservazione del traduttore: i veri artisti e i geni creatori del passato non erano dei bigotti moderni che copiavano senza sapere cosa)

Dall’alchimia viene prospettato che l’individuo con il potere consapevole sull’agente materia prima, può influenzare tutto anche malattia e salute. L’elisir dell’alchimia (pietra della saggezza) può guarire malattie estirpando e trasformandone le cause. Questo è possibile con la disgregazione di composti molecolari alterati, posteriori all’informazione primordiale e dei loro nuovi collegamenti. Che ciò in realtà funzioni sulla base della filosofia quantistica lo abbiamo ripetutamente presentato nei capitoli precedenti. Il risultato sta nella trasformazione della nostra materia in un corpo eterno, luminoso sempre attuale, impregnato fino in fondo intellettualmente, come dicevano gli antichi.

L’essenza dell’alchimia è quindi “fede attraverso conoscenza” per il legame mistico dell’uomo con tutta la natura in una creazione voluta dalla divinità, impregnata di significato e indirizzata a un fine.

L’alchimia quindi, libera l’anima dagli addensamenti imperfetti che si sono formati dalle esperienze giornaliere e la conduce indietro nella sua materia prima. Il risultato di questo processo è nuovamente un’anima pura. Dopodiché quest’anima viene di nuovo cristallizzata e portata in una forma nobile: solve et coagula. Quest’opera può riuscire solo in armonia con la natura dove l’anima (personalità da eventi ed esperienze vitali) viene messa in collegamento con il regno mistico (il nostro vuoto, l’Oceano delle immense possibilità); dopodiché tutto va da sé: “il progresso dell’opera è ampiamente gradito dalla natura”.

E a qual fine facciamo noi questo? In risposta a questa domanda vengono dati gli stessi motivi validi nella lontana antichità come lo sono ora nel presente. Si tratta di raggiungere una libertà vera e infinita. Di solito noi inciampiamo lungo il cammino della vita, dissipiamo energia in lotte senza senso e pensieri irremovibili e il nostro intelletto non riesce a vedere la vera essenza della vita. Quello che noi chiamiamo “libertà” è più un ascolto del nostro ambiente sociale, della nostra società. Un ascolto che non raramente diventa sottomissione, malattia e sbocca nella miseria. L’alchimia è in grado di evitarcelo.

L’iniziato è ricompensato con la tiara dell’ispirazione:

  1. Onniscienza

  2. Onnipotenza

  3. Felicità e amore eterno

Chi lo rifiuterebbe? Però, prima di guadagnarci l’elisir è necessario allontanare con procedimenti complessi e dettagliati la zavorra giornaliera abitudinaria di cui siamo impregnati. Alla fine di questa fase ci attende “la pietra della saggezza”, una struttura cristallina (coerente e olografica).

Questa trasformazione decisiva viene completata in due  opere: una “piccola” e una “grande opera” le cui particolarità sebbene codificate e criptiche sono descritte esattamente. Con metodo si può raggiungere una percezione particolare dell’informazione della materia prima. Per questo è necessario il processo di “liberazione interiore”. La consapevolezza deve essere messa a tacere per evitare in primo piano la presenza diversiva dei sensi ed evitare che la censura non distrugga la particolare percezione. Dopodiché l’anima può agire direttamente come essenza primordiale.

 

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