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Le finestre dell'anima di Guido BrunettiLe Finestre dell'Anima

di Guido Brunetti   indice articoli

 

Arte e cervello.
Come comprendere e costruire il nostro mondo

Gennaio 2016


La nuova scienza del cervello e della mente è importante - come concorda il neuro scienziato Eric R. Kandel - non solo perché ci fornisce una “comprensione” più profonda di noi e di quello che ci rende ciò che siamo, ma anche perché consente  di realizzare una interazione significativa tra sapere scientifico e altri settori della conoscenza.

I progressi delle neuroscienze mostrano che la nostra vita mentale “prende origine dall’attività del cervello”. Una scansione cerebrale - precisa Kandel - può rivelare i segni neurali della depressione, ma una sinfonia di Beethoven fa sentire che cosa è la depressione. Comprendere il funzionamento del cervello fornirà in sostanza una visione più ampia della realtà, della letteratura, della creatività e della scienza cognitiva, aprendo  nuove dimensioni al pensiero. Vogliamo dire che la realtà che ci circonda, gli spazi, gli edifici, gli alberi sono elementi “palpabili” cui i nostri corpi e i nostri sistemi neurologici sono “inestricabilmente connessi”. Le scoperte delle neuroscienze pertanto comportano notevoli benefici sia in ambito biologico e psicologico sia nel migliorare i nostri ambienti.

“Siamo esseri incarnati - scrive Harry Francis Mallgrave nel suo bel libro “L’empatia degli spazi. Architettura e neuroscienze” (Raffaello Cortina Editore, Milano 2015), in cui menti, corpi, ambiente e cultura sono connessi tra di loro a livelli diversi”.

Le basi teoriche di questa concezione riguardano il principio secondo cui “il nostro corpo e le sue basi emotive, tanto a livello cosciente quanto a quello preconscio, modellano il modo in cui pensiamo o ci impegniamo attivamente nel mondo. Nelle nostre culture urbane - precisa Mallgrave - tale modellazione avviene generalmente in un ambiente costruito da un architetto”. “E’ questo campo dinamico di relazioni tra mente, corpo e materia che configura la nostra comprensione precognitiva e cognitiva del mondo, invece che qualche astrazione statica della nostra presunta natura umana”.

Alla base della creatività c’è una dimensione emotiva. Il ruolo svolto dalle  emozioni e dai meccanismi sensori-motori è fondamentale nell’espressione e nella comprensione dell’arte, come indicano le scoperte di Panksepp e Damasio.

Gli studi sull’emozione, le cui tracce neurologiche possono essere rilevate attraverso i metodi di brain imaging, dimostrano che i circuiti emotivi fanno parte delle stesse mappe neurali attraverso cui opera la ragione. Le ricerche neurologiche hanno cercato di individuare i “correlati neuronali” della bellezza e della creatività. Il termine bellezza, nelle sue molteplici dimensioni - umana, naturale e artistica - ha interessato l’antichità classica, il Rinascimento e la filosofia.

Nel 2003, alcune ricerche condotte con le metodiche di brain imaging hanno inaugurato la nuova disciplina chiamata neuro estetica, cercando di guardare dentro il cervello per verificare quello che accade quando qualcuno fa esperienza di un lavoro artistico che considera bello.

Bellezze ed arte, secondo le ricerche, sono dunque “radicate” nel cervello umano e ci consentono di “percepire-sentire-avvertire” l’esperienza estetica, l’opera d’arte. Il neuro scienziato Semir Zeki definisce la bellezza come un concetto “cerebrale ereditario”, una struttura che ha una dimensione biologicamente oggettiva. L’arte è in sostanza un’attività neurologica che emana dalle aree primordiali e inferiori del cervello. C’è davvero qualcosa di sostanziale - elettrico e chimico - nel piacere che proviamo e descriviamo come bello, bellezza, felicità, armonia.

Ma com’è che entriamo in relazione con l’arte, con i nostri ambienti e con le azioni degli altri? Secondo molti autori, ciò è dovuto alla forza dei “neuroni specchio”, i quali si attivano tanto quando il soggetto compie una data azione (afferrare un oggetto con la mano), quanto nel momento in cui vede la medesima azione compiuta da un’altra persona. I neuroni specchio o teoria dell’empatia hanno importanti implicazioni antropologiche e culturali, poiché forniscono un’idea di come impariamo ed entriamo in relazione con gli altri. L’empatia è un evento emotivo che riguarda il nostro profondo rapporto con gli altri e con il mondo. L’empatia è un sentire dentro gli stati mentali di un’altra persona, è comprendere le intenzioni altrui, il mondo e dunque l’arte e il bello.

Come esseri umani - precisa Mallgrave - “siamo speciali. Ogni generazione fa qualcosa di nuovo, qualcosa di speciale”. Si tratta di un impulso biologico del cervello, che si esprime attraverso l’arte, la letteratura, la musica, l’architettura, la pittura.

 

   Guido Brunetti

 

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