Home Page Riflessioni.it

        DOVE IL WEB RIFLETTE!  16° ANNO

Menu sito

Le finestre dell'anima di Guido BrunettiLe Finestre dell'Anima

di Guido Brunetti   indice articoli

 

La donna nel tempo, nella letteratura, nell'arte, nel cinema, nella psicoanalisi e nelle neuroscienze

Aprile 2013

  1. La donna nella letteratura e nelle arti

  2. La donna nel cinema

  3. La donna nella psicoanalisi

  4. La madre

  5. La donna nelle neuroscienze

  6. Il corpo, il padre, la sublimazione

  7. Il senso di una crisi


Si parla poco e si conosce poco o nulla della donna, delle capacità del suo cervello e della sua evoluzione nel tempo. Finora, soltanto le fantastiche scoperte della nuova scienza del cervello e della mente, come diremo appresso, stanno facendo luce sul pianeta ancora sconosciuto e misterioso della donna. Occorre un salto di qualità, un cambiamento soprattutto culturale e aprire un serio e approfondito dibattito sulla figura della donna così come è stata considerata nelle diverse società e culture, allo scopo di creare forme di convivenza per il progresso dell’umanità. Solo acquisendo la conoscenza si possono eliminare infatti le ingiustizie, i pregiudizi e gli stereotipi di cui le donne sono state vittime nel corso dei secoli.

L’analisi della ricerca in materia mostra infatti che la condizione femminile è stata quasi sempre caratterizzata da assenza, esclusione e da uno stato di inferiorità sia sul piano sociale che politico e giuridico. La giustificazione è stata legata principalmente ad una presunta inferiorità fisica. Emerge l’immagine di una donna che via via è una presenza priva di rilievo, oggetto, schiava, domestica, casalinga, regina, eroina. E comunque sempre avvolta in un alone di mistero.

Nell’oscurantismo socio-culturale del mondo antico, non mancano tuttavia elementi che offrono un ritratto diverso della donna,  vista come creatura dotata di un intelletto, di un cuore e virtù pari a quelli degli uomini. Soprattutto in alcuni scrittori cristiani dei primi secoli, acquista luce e spessore storico una variegata presenza femminile, che può essere ricondotta ad una quadruplice categoria: sono vergini, spose, madri, vedove. Ognuna con una propria dignità e personalità inalienabile. Madre ed educatrice premurosa e insostituibile dei figli, sposa laboriosa e sostegno forte e discreto del marito, amministratrice saggia della casa. Insomma un dono generoso, una presenza preziosa.

In tutte le civiltà esiste una distinzione tra ruolo femminile (la sfera dell’interno, la casa, i figli) e ruolo maschile (la sfera dell’esterno, la conquista del mondo). Molti antropologi ipotizzano che nella preistoria vi fosse una sostanziale situazione di parità tra i sessi. E’ indubbio tuttavia che la maggior parte del mondo ha vissuto in un regime patriarcale. L’ipotesi del matriarcato è stata negata da autorevoli antropologi come Lévi-Strauss, Fox e Morin. Anche Simone de Beauvoir, la scrittrice francese considerata un’antesignana del femminismo, condivide questa concezione. La società – scrive - “è sempre stata maschile; il potere è sempre appartenuto agli uomini”.

Invero, a partire dai poemi omerici, la donna è sottoposta all’autorità del marito, anche se gode di una certa considerazione e libertà. L’Iliade infatti è un’opera piena di figure femminili, che esercitano una funzione di pacificazione e di equilibrio. La Bibbia presenta come immagine costante il ruolo subalterno e dipendente della donna. Nel testo poi è assente la parola “uguaglianza”. Nel libro della Genesi (3, 16) sta scritto: “Sarai sotto la potestà del marito ed egli dominerà su di te”. Nella lettera ai Corinti, san
Paolo afferma: “Il capo della donna è l’uomo, capo dell’uomo è Cristo, capo di Cristo è Dio”.

La donna della civiltà greca, soprattutto la donna ateniese, vive  isolata. La sua capacità giuridica è praticamente nulla. La società etrusca invece tiene in grande considerazione la donna. Rispetto a quella greca, la donna a Roma gode di maggiore libertà. I romani affidavano alle loro spose il dominio della casa. La parola donna infatti deriva dal latino “domina”, che significa padrona.

Con il Cristianesimo e il Medioevo la condizione femminile assume una nuova immagine, un’immagine più spirituale. Nascono movimenti femminili e molte istituzioni monastiche.

E’ con il XVIII e il XIX secolo che emergono nuove idee e le prime conquiste sociali con il riconoscimento dei diritti civili. Sull’esempio degli Stati Uniti anche in Italia viene promulgata una legge nel 1919 che dava alla donna sposata la disponibilità dei suoi beni personali. Il diritto di voto alla donna in Italia avverrà nel 1945, mentre nel 1962 si avrà la parità giuridica nel lavoro.

In sostanza, dal dopoguerra ad oggi, la condizione femminile appare profondamente mutata. La donna di fatto ha raggiunto un riconoscimento giuridico, politico e sociale, dopo decenni di battaglie per l’affermazione dei propri diritti. La partecipazione al lavoro in Italia della donna è la più bassa in Europa. Uno studio recente mostra che le ragazze italiane sono più brave dei ragazzi in tutte le materie (fonte Ocse). La questione femminile deve dunque essere posta al centro sia del programma di governo che dell’attenzione della scuola.

Oggi, la sconvolgente evoluzione della società e il progresso tecnologico hanno posto in evidenza la crisi della famiglia, della scuola e della società.
La donna risulta assoggettata (“schiava”) a un doppio lavoro: quello in casa e quello che presta all’esterno. E’ soprattutto una crisi di codici etici, che sempre devono dirigere le azioni umane. Siamo perciò di fronte a una società caratterizzata da anomia, assenza di valori. Una grave desertificazione e desacralizzazione. Crescono dunque i disturbi psichiatrici, ansia, depressione fino a lambire bambini di 2 anni d’età. E’ in atto nella società un processo di violentizzazione, un processo strisciante, subdolo, ambiguo, che via via cresce sempre di più. E’ una condizione che in Italia abbiamo rivelato per primi sin dagli anni Novanta in una pubblicazione con il professor Giovanni Bollea, un grande scienziato, il padre della neuropsichiatria infantile.

 

La donna nella letteratura e nelle arti

Nel corso dei secoli, la donna è stata oggetto di diverse analisi e interpretazioni. Diciamo anzitutto che in tutte le culture è riconosciuto il ruolo della donna che crea cultura. Mentre in Occidente è stata vista per lungo tempo come soggetto dedito alla riproduzione, nella letteratura e nelle arti ha sempre svolto un ruolo importante.

Una connotazione positiva assume nel Medioevo, un periodo dominato da una concezione rigida dell’etica, e nei più grandi poeti italiani. Pensiamo alla donna stilnovista, alla donna angelicata rappresentata dalla Beatrice di Dante. Da parte sua, la letteratura cortese (1100) è fondata sulla sublimazione della donna, esaltata come la più bella e la più nobile, un essere dotato di qualità interiori e di principi morali. Diversa invece la donna del Boccaccio non più divina, ma più naturale e umana. Il Romanticismo esalta la figura femminile, mentre nel Novecento i poeti assistono alla battaglia per i pari diritti femminili fino ad arrivare all’emancipazione giuridica.

La donna è la profonda ispiratrice di quasi tutte le arti. Volti, sguardi, espressioni scandiscono e descrivono l’universo femminile attraverso la magia pittorica nel corso dei secoli, a partire dalla civiltà egizia e cretese, quando si comincia a scoprire il fascino e l’armonia della donna. Sono poi gli autori greci a fornirci i canoni estetici e filosofici della donna modernamente intesa. Essi passano dalla donna madre, generatrice di vita, alla vergine vestita e al nudo dell’Afrodite.

Vesti fluenti ed espressione dignitosa raffigurano la donna nell’arte romana, mentre quella bizantina la ritrae raffinata. Oggetto di piacere negli affreschi pompeiani, si passa a una rappresentazione ieratica e mistica dell’immagine femminile, svuotata di ogni connotato sensuale ed erotico. Vengono infatti dipinte Madonne e Sante, tutte legate al loro ruolo salvifico. Il Cristianesimo e il Medioevo esprimono la bellezza nelle immagini sacre. La donna per eccellenza, Maria, è protagonista indiscussa in tutti i campi dell’arte fino ai tempi odierni.

Emerge una figura femminile concepita nella sua dimensione sacrale e nel suo essere pensante, artefice della storia, con pari e talvolta superiore dignità rispetto all’uomo.

La bellezza femminile risplende soprattutto dal Rinascimento al cubismo con le opere meravigliose di artisti quali Leonardo da Vinci, Raffaello, Tiziano, Botticelli, Perugino, El Greco, Manet, Renoir, Paul Gauguin, Dalì, Modigliani, Picasso. Sono opere di intensa e raffinata suggestione, che esaltano i canoni estetici, i sogni, le aspirazioni, la dimensione  psicologica, inconscia ed onirica della donna e ne documentano l’evoluzione.

 

La donna nel cinema

Si avverte una chiara evoluzione del personaggio femminile nel cinema. All’inizio, mogli, madri, amanti. Che storicamente diventano una costante. Una donna seduttiva e compiacente. All’alba di questo secolo, la donna è rappresentata attraverso storie di maternità e femminilità negate, spesso scelte per poter competere in un mondo maschilista che costringe a comportarsi come gli uomini. Affiora una figura di donna crudele, sbagliata, ignorata. Una donna cattiva, sessualmente perversa e genitorialmente inadeguata. Fa da contrasto, una figura di donna assunta come agnello sacrificale di una società in cui la regola è la sopraffazione sulla gentilezza. Di qui, la donna oggetto di abusi sessuali e di prepotenza sino alla tragedia della sua uccisione. In questa rappresentazione drammatica appare anche una dimensione positiva: una nota di speranza per il futuro in forza di quella pulsione materna che porta con sé il sentimento dell’altruismo e dell’empatia. E’ una donna che sa guardare più lontano degli uomini. Un motore nell’evoluzione della specie, la raffigurazione di figure di donna e di madre “eroiche”. E’ il riscatto da una condizione di frustrazione e sottomissione millenaria.

 

La donna nella psicoanalisi

Freud definisce la donna il “dark continent” della psicoanalisi, un mondo misterioso, oscuro. “La grande domanda alla quale non sono riuscito a rispondere, nonostante trent’anni di ricerca sull’anima femminile è - scrive Freud - : che cosa vuole una donna?”. Su questa linea si pongono anche autorevoli scrittori, come Dostoevskij - “Io non ci capisco niente”; Erasmo da Rotterdam - “un essere misterioso, incostante, un paese straniero”; Guido Gozzano - “un mistero senza fine”; Karl Kraus - “un essere insondabile”; Kierkegaard - odio le chiacchiere sulla donna. Tra gli autori, si distingue Goethe, il quale afferma: “Le donne sono tutte più avanti”. Freud propone due tipi di femminilità: 1. La donna oblativa, masochista, tutta realizzata nella sua funzione; 2. L’amante narcisista, autoerotica, incapace di amare, ma tesa soltanto ad essere amata. Emerge una concezione che vede la femminilità coincidere con la passività non solo sul piano sessuale, ma in tutte le aree della vita psichica. Completano questo quadro la sua struttura anatomica, la gracilità fisica e l’influenza dell’ambiente socio-culturale. L’analisi della psicoanalisi complessivamente presenta tre modelli fondamentali: a) tipo erotico, che si lascia facilmente conquistare; b) donna difficile da conquistare; c) donna materna, che rappresenta la fase evolutiva più avanzata della femminilità.

Scorgiamo l’eco di temi importanti nella cultura occidentale, come la concezione aristotelica che attribuisce alla natura femminile l’eccesso del desiderio e l’dea platonica della opposizione tra anima razionale ed anima concupiscibile e infine l’antifemminismo della tradizione giudaica e della patristica, concezioni sublimate nella cultura ottocentesca dall’ideale dell’eterno femminino di Goethe.

Le caratteristiche attribuite di volta in volta alla femminilità - irrazionalità fantasia, creatività, emotività, sessualità - sono le stesse che Freud riprenderà nel modello di inconscio sul quale costruirà il suo edificio teorico e la sua base terapeutica.

 

La madre

Freud presenta un’immagine di madre capace di creare con il bambino una “unione indissolubile”. Successivi studi evidenziano che la diade madre-bambino costituisce un imprinting, ed ha una importanza “vitale” per la personalità e lo sviluppo cognitivo. La rottura di questo legame, la separazione dalla madre, la sua perdita - afferma Anna Freud - è “una situazione devastante”. Un’abbondante letteratura ha analizzato il ruolo della madre da diverse prospettive e ha descritto gli effetti disastrosi della carenza di cure materne sulla personalità. Ci sono stati periodi storici caratterizzati da una frequenza all’infanticidio. Sono stati descritti modelli “patogeni” della relazione madre-bambino, quali l’iperprotettività, la sindrome del bambino “vulnerabile”, la madre “schizofrenogena”, le madri “a rischio”, la madre psicotica, la madre ambivalente, la madre “frigorifero”. Nei secoli, la cultura ci trasmette poi immagini di donne che esercitano una violenza assassina sui loro figli, a cominciare dalla tragedia greca di Medea, che uccide i suoi figli e li dà in pasto al marito che l’ha tradito. Tutto mostra – secondo molti autori - che l’amore materno non è privo di ambivalenza (Winnicott).

 

La donna nelle neuroscienze

Non è molto lontano il tempo in cui si riteneva che la differenza tra uomini e donne consisteva in una fondamentale superiorità degli uomini. All’inizio del ‘900, un noto autore, Gustave Le Bon, commise  l’errore di concludere che la cosiddetta inferiorità femminile è “talmente ovvia che nessuno perderebbe tempo a contestarla”. Oggi, possiamo contestarla con dati neuro scientifici, cioè sicuri, obbiettivi. Recenti ricerche dimostrano che vi sono campi in cui eccellono le donne e campi in cui eccellono gli uomini. L’intelligenza non è prevalente in uno o nell’altro sesso, ma i profili (le inclinazioni) sono diversi. Gli individui sono per l’appunto individui, diversi l’uno dall’ altro. Non esistono due cervelli uguali.

Una delle più affascinanti e recenti scoperte delle neuroscienze è che non esiste un cervello unisex. Il cervello di uomini e donne è diverso fin dal momento della nascita, quando il cervello femminile si presenta più maturo di quello maschile e si sviluppa più rapidamente, con un anticipo di circa due anni. A partire dal primo giorno dopo la nascita, le femmine guardano di preferenza i volti, mentre i maschi sono attratti dagli oggetti. Il cervello femminile è programmato per l’empatia e la comunicazione, e mostra una maggiore abilità verbale. Il cervello maschile è programmato per i sistemi, per le cose, e mostra una superiorità nella capacità visivo- spaziale. Un’altra recente, straordinaria e rivoluzionaria scoperta è che il cervello della donna possiede più neuroni specchio, fatto che  permette alla donna di interpretare i segnali verbali e non verbali dei più nascosti sentimenti delle altre persone; di capire cioè quello che gli altri pensano,  fanno e provano. Per questi motivi, le donne piangono quattro volte più degli uomini, mentre il numero di donne che soffrono di depressione stagionale è tre volte maggiore rispetto agli uomini.

La peculiarità biologica della donna - il ciclo mestruale, la gravidanza, il parto, l’allattamento, la cura dei figli - ha una grande influenza sullo sviluppo intellettivo, emotivo e sociale del suo cervello. Le prime differenze del cervello si manifestano già dall’ottava settimana di sviluppo fetale. La donna svilupperà qualità uniche: una maggiore scioltezza verbale, l’empatia, la capacità di stabilire profondi legami affettivi, la capacità di sedare conflitti psicologici e il pregio quasi medianico di decifrare stati d’animo ed emozioni dalle espressioni facciali e dal tono della voce. Le donne svolgono meglio le prove di calcolo matematico. Le più recenti scoperte delle neuroscienze, la nostra pluridecennale attività clinica nella cura delle malattie mentali e i nostri libri dimostrano in sostanza che la donna possiede un cervello “unico e differente”.

Le capacità mentali dell’uomo e della donna - concludono i neuro scienziati - sono le stesse. Abbiamo cioè uguali possibilità.

 

Il corpo, il padre, la sublimazione

Il rifiuto del corpo e del modello di donna - moglie e madre -  proposto da molte culture, richiama questioni fondamentali della psicoanalisi quali l’Edipo femminile, il complesso di Elettra, la sublimazione e la rimozione. La negazione del proprio corpo e il conflitto con il padre o la madre mostrano l’esistenza di un processo di rimozione, un meccanismo che consiste nell’atto di allontanare una pulsione che la coscienza non accetta perché contraria ai principi morali.

Avviene che la pulsione, che è una forza biologica, istintuale, sessuale, ad esempio la pulsione sessuale o quella dell’aggressività, possa essere sublimata, cioè deviata verso una nuova meta desessualizzata, sublimata e carica, ad esempio, di valori scientifici, culturali o artistici.

Il meccanismo della sublimazione è una tendenza a ripristinare e riparare l’oggetto d’amore (come il padre o la madre), frantumato dalle pulsioni distruttive, ostili, di odio, invidia, gelosia, aggressività. Tutti sentimenti che possono manifestarsi nel difficile e complesso rapporto madre- bambino, padre-figlio, moglie-marito, alunno-insegnante. In pratica, cosa succede nello sviluppo della bambina? Nella bambina si sviluppa una inclinazione per il padre e un corrispondente comportamento di gelosia verso la madre. Questo complesso è definito complesso di Elettra. E’ sinonimo del complesso edipico maschile, l’amore per uno dei genitori e l’odio per l’altro in quanto rivale. L’opposizione della bambina  al modello di moglie e madre può creare stati di ansia, di frustrazione e un processo inconscio di rimozione. Tutti fattori che possono condurre una bambina a non accettare il proprio corpo. In un sistema repressivo, ogni pensiero o azione si possono tradurre in un forte senso di colpa. La ragazza così si mostra insofferente dei vecchi vincoli e della repressione dominante e tutta tesa alla ricerca di una crescita verso l’autonomia, la libertà e l’indipendenza.

 

Il senso di una crisi

Invero, viviamo una profonda crisi, soprattutto culturale e morale; una desertificazione delle coscienze; un vuoto e un’assenza di norme e principi condivisi (valori), come scrive George Bernanos, c’è arroganza e maleducazione, mancanza di rispetto. Lo ha detto di recente anche un grande teologo, il Papa Benedetto XVI: “Occorre - ha dichiarato - l’educazione al rispetto”.

Come superare questa situazione di crisi? Autorevoli studiosi, d’accordo con autori come Socrate e Platone, ripongono la loro fiducia nella fede verso la scienza, il cervello umano e la morale. L’essenza della persona, uomo e donna, sta nella sua anima, nel suo cervello. Occorre allora che l’essere umano si impegni nel rendere l’anima la migliore possibile. Una vita senza ricerche (ricerca del bene, della virtù, del rispetto, dell’empatia, dell’educazione) - scrive Platone - “non è degna per l’uomo di essere vissuta”.

 

   Guido Brunetti

 

Altri articoli di Guido Brunetti

Utenti connessi


Cerca nel sito

Iscriviti alla Newsletter
Un solo invio al mese

Iscriviti alla Newsletter mensile


seguici su facebook


I contenuti pubblicati su www.riflessioni.it sono soggetti a "Riproduzione Riservata", per maggiori informazioni NOTE LEGALI

Riflessioni.it - ideato, realizzato e gestito da Ivo Nardi - P.IVA 09009801003 - copyright©2000-2016

Privacy e Cookies - Informazioni sito e Contatti - Feed - Rss
RIFLESSIONI.IT  -  Dove il Web Riflette!  -  Per Comprendere quell'Universo che avvolge ogni Essere che contiene un Universo...