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Le finestre dell'anima di Guido BrunettiLe Finestre dell'Anima

di Guido Brunetti   indice articoli

 

Io sono il mio cervello

Settembre 2012

 

Questo secolo ha di fronte a sé almeno due giganteschi interrogativi: come è nato l’ universo e come funziona il cervello. Un organo straordinario che ci consente di pensare, vedere e sentire. Tutto proviene dal cervello. “Noi siamo” quindi “il nostro cervello”, un fantastico cervello costituito da circa 100 miliardi di neuroni e da una rete di connessioni lunga 100 mila chilometri. Ogni neurone stabilisce infatti un contatto con altre diecimila cellule nervose attraverso le sinapsi. Tra le specie, l’ affinità chimica è molto elevata. In considerazione delle grandi coincidenze molecolari, il sistema nervoso dei vermi, degli insetti e dei vertebrati, dai pesci all’ uomo deve “aver avuto un predecessore comune” esistito 600 milioni di anni fa. Viene poi messo in evidenza che il genoma umano differisce da quello dello scimpanzé solo dell’ 1 per cento. Il topo possiede 1200 recettori olfattivi mentre nell’ uomo ne restano 350.

Veniamo al mondo con un cervello reso unico dalla combinazione del patrimonio genetico e della programmazione che avviene durante lo sviluppo del cervello nell’ utero, e nel quale sono “già fissati” in modo rilevante i nostri tratti caratteriali, i nostri talenti e i nostri limiti. I fattori ambientali sono fondamentali per lo sviluppo del cervello, ma l’ aspetto più importante “non è l’ ambiente sociale”, come si riteneva negli anni Settanta, ma quello bio-chimico prima della nascita. L’ alcol, la cocaina, il piombo, gli antiepilettici, il fumo assunti durante la gravidanza possono determinare nel bambino disturbi dell’ apprendimento, depressioni, angoscia e anomalie dello sviluppo come schizofrenia, autismo, morte in culla, HDHD e disturbi sessuali.

Si ammette poi che l’ identità di genere e l’ orientamento sessuale vengano programmati per il resto della nostra vita nell’ utero. Viene smentita così l’idea che l’ omosessualità, considerata dalla medicina una malattia fino al 1992, rappresenti una scelta “sbagliata” o sia indotta dall’ ambiente. Le conclusioni di molte ricerche indicano che la terapia volta a trasformare gli omosessuali in eterosessuali non funziona e può portare alla depressione e addirittura al suicidio. Oggi, sappiamo che la schizofrenia, l’ autismo e tutta una serie di disturbi psichiatrici sono riconducibili a un disturbo precoce dello sviluppo cerebrale con una base genetica. Anche le ragazze colpite da anoressia o bulimia nervosa hanno avuto spesso problemi alla nascita.

Un ambiente sicuro, arricchito e stimolante favorisce uno sviluppo normale del cervello. Se il bambino viene trascurato, subisce abusi o resta a lungo senza genitori, può riportare un ritardo mentale permanente e provocare stress e depressione, mentre i livelli di ossitocina si riducono.

Gli straordinari metodi di brain imaging ora permettono non solo di “individuare” le malattie cerebrali, ma anche di “vedere” le aree che si attivano quando leggiamo, pensiamo, calcoliamo, ascoltiamo musica, abbiamo esperienze religiose, siamo innamorati o eccitati sessualmente. Attraverso i disturbi del cervello ricaviamo molti insegnamenti sul suo funzionamento. Per molti quadri clinici di questo tipo abbiamo già terapie efficaci. Il morbo di Parkinson viene trattato con L-dopa e una corretta terapia combinata evita l’ insorgere della demenza da AIDS. Si individuano inoltre i fattori di rischio genetici e di altro tipo legati alla schizofrenia.

Oggi è possibile poi “eliminare” i coaguli che provocano l’ infarto cerebrale, “arrestare” le emorragie e “inserire” stent nei vasi cerebrali intasati. Positive le prospettive di nuove scoperte sui processi molecolari che provocano malattie come quella dell’ Alzheimer, la schizofrenia, il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla e la depressione. Gli elettrodi, impiantati nel cervello, funzionano già efficacemente come mostrano le applicazioni su pazienti affetti da Parkinson. E’ impressionante - rileva Swaab - veder cessare all’ improvviso tremori anche molto forti non appena il paziente aziona il pulsante dello stimolatore. Elettrodi di profondità vengono applicati anche per la cefalea a grappolo, per ridurre gli spasmi muscolari, i disturbi ossessivo- compulsivi, l’ obesità e le dipendenze.

Si tenta di riparare i danni al cervello, trapiantando tessuti cerebrali del feto nei pazienti colpiti dal morbo di Parkinson o dalla malattia di Huntington. La terapia genica viene già sperimentata sui pazienti che soffrono di Alzheimer.

 

Le conclusioni di molte ricerche mostrano che per un regolare sviluppo e per uno svolgimento rapido del parto occorra una positiva interazione tra il cervello della madre e quello del nascituro. Il cervello di entrambi “accelera” l’ andamento del parto, rilasciando l’ ossitocina,  l’  ormone che fa contrarre l’ utero e stimola tra l’ altro la produzione di latte.

Ulteriori, recenti studi indicano che l’ ossitocina svolge un ruolo importante in molte interazioni sociali, crea un legame tra la madre e il bambino, genera un effetto calmante e stimola il sistema di “attaccamento”. Questi studi hanno poi rivelato che bambini trascurati o cresciuti in orfanotrofio, e bambine maltrattate o abusate  hanno presentato livelli di ossitocina più bassi rispetto a quelli di soggetti cresciuti in famiglia. Oggi, l’ ossitocina è considerata come il “trasmettitore” dell’ affetto, dell’ empatia, della generosità, della calma, della fiducia e dell’ “appartenenza reciproca”. Si è scoperto che questo ormone - chiamato ormone dell’ amore - “reprime” la paura e l’ aggressività, grazie alla sua azione sull’ amigdala, ed entra in gioco nelle reazioni allo stress, nell’ innamoramento e nei rapporti sessuali.

Si è anche scoperto di recente che i disturbi dei sistemi cerebrali legati all’ ossitocina e alla vasopressina si presentano con frequenza nei casi di autismo.

Nei primi anni di vita, l’ ambiente determina la formazione di circuiti cerebrali che hanno a che fare con il linguaggio, l’ interpretazione del viso e delle immagini. Sta di fatto che noi veniamo al modo con un cervello “unico”, in cui il nostro carattere, le nostre inclinazioni e i nostri limiti sono già in gran parte stabiliti.

Tutte le ricerche recenti indicano che l’ attività di enormi quantità di neuroni localizzati in alcune aree del cervello costituisce la base della coscienza, la quale è  considerata come “una nuova proprietà emergente”, che scaturisce dal funzionamento di molte aree cerebrali specifiche. Essa presenta, secondo Swaab, due aspetti. In primo luogo, siamo coscienti del nostro ambiente. In secondo luogo, vi è la “coscienza di sé”, che appare “molto sviluppata” anche in tutta una serie di animali. Anche nelle decisioni morali prendono parte non solo la corteccia prefrontale, ma anche molte altre aree del cervello.

E’ presente nel cervello - afferma il nostro autorevole neuro scienziato - una “rete morale” i cui componenti neurobiologici si sono sviluppati durante l’ evoluzione. Molti esempi di “autentico comportamento morale” sono stati osservati anche negli animali. I neuroni specchio e l’ empatia sono alla base dell’ azione morale. Ha scritto lo scienziato De Waal: “Dio dovrebbe donare agli uomini un po’ più di empatia per gli altri”.

Invero, nelle scelte morali noi esercitiamo poca influenza. Il nostro cervello prende continuamente decisioni sulla base di un processo inconscio, per cui non c’ è posto per un “libero arbitrio completo e consapevole”. Gli esperimenti di Libet dimostrano che la coscienza tarda circa mezzo secondo a manifestarsi dopo uno stimolo sensoriale. Dan Wegner  parla di una “volontà inconscia” anziché di “libero arbitrio”, che in tal modo si rivelerebbe  soltanto una “illusione”. Esperimenti provenienti da diverso laboratori sembrano gettare fondati dubbi sull’ autonomia delle nostre decisioni e quindi sull’esistenza del cosiddetto libero arbitrio.  Dobbiamo al riguardo considerare anzitutto che il cervello è composto di molte parti e consta di diverse regioni e aree funzionali. In secondo luogo, il cervello potrebbe essere “condizionato” dalla biochimica del corpo. Infine, potrebbe essere influenzato dall’ assetto genico.

Esperimenti di brain imagin infine mostrano come le esperienze spirituali, le esperienze religiose e quelle mistiche, queste ultime caratterizzate dalla sensazione di unione con Dio, attivino aree cerebrali differenti, fra le quali l’ area della gratificazione che contiene la dopamina. Dean Hamer ha scoperto un gene, che ha chiamato il “gene di Dio”, le cui variazioni determinano il grado di spiritualità. Neurotrasmettitori come la serotonina contribuiscono a determinare la nostra spiritualità.

Anima, spiritualità e religione hanno una componente genetica, sono una caratteristica dell’ evoluzione e sono presenti nel corso dei secoli in tutte le culture.

 

Concludiamo: le prospettive sono straordinarie. L’ enorme sviluppo che si è verificato nel campo delle neuroscienze comporta sempre nuove scoperte. Che hanno effetti benefici sull’ umanità e soprattutto sulle persone con malattie cerebrali.

 

   Guido Brunetti

 

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