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Ospite abituale
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Influenza dell'ellenismo sul cristianesimo.
Probabilmente sono due le spinte principali che rendono i vangeli e la storia del primo cristianesimo imprecisa in molti punti. La prima è quella di adattare i fatti accaduti alle profezie bibliche in accordo con il modo di scrivere dei tempi. La seconda è quella di adattare l’interpretazioni dei vangeli all’incontro con l’ellenismo greco-romano quando il cristianesimo iniziò a propagarsi a Roma. Eccellenti studiosi hanno evidenziato queste forzature.
Come avevo promesso ho ripreso una ricerca che avevo iniziato tempo addietro per evidenziare come, non solo esiste un’influenza diretta dell’ellenismo sul messaggio cristiano, ma ci sono addirittura delle correzioni o modifiche fatte ai vangeli nel corso degli anni proprio a questo fine.
Queste sono solo le prime cose che ho recuperato ed è già tantissimo da leggere. La mia fonte principale rimane l’ottimo libro “La vita di Gesù” di Marcello Craveri, da cui stralcio i brani che qui metto in corsivo. Altri brani che non fossero presi da quel libro avranno la citazione della fonte in epilogo. Quello che non è in corsivo sono rielaborazioni mie.
Sulla divinità di Gesù.
L’esigenza di elevare Gesù a livello della divinità è certamente posteriore alla vita di Gesù. E’ un’esigenza che nasce con l’incontro con l’ellenismo greco-romano dove l’idea di Dio tra gli uomini era connaturata al mito così come lo era l’idea di una paternità divina di cui la mitologia pagana era intrisa. L’eroe greco Perseo si diceva nato dalla vergine Danae, fecondata da Giove sotto forma di pioggia d’oro. Ercole era figlio di Giove. Enea della dea Venere. Achille di un uomo e di una Nereide e così via. Anche le religioni orientali contengono di frequente il mito di incarnazioni e reincarnazioni di dei. Nel Mahabarata, i Pandava, cioè gli eroi del poema, sono nati da madre terrena e le diverse divinità.
Per l’ortodossia ebraica ai tempi di Gesù il “Dio unico” era davvero unico e non si poteva pensare ne ammettere che potesse esistere un altro Dio.
Sull’ iperdulia. (nome col quale viene chiamata la particolare venerazione dovuta alla madonna).
Appena il Cristianesimo fu uscito dalla Palestina e cominciò ad essere predicato in ambiente ellenico, la persona di Gesù venne presentata come incarnazione divina. Questo portò alla necessità di elaborare una nuova tradizione anche su Maria, svalutando il suo matrimonio con Giuseppe ed attribuendole particolari prerogative.
Fu necessaria una nuova revisione dei rapporti coniugali tra Maria e Giuseppe, non solo prima della nascita di Gesù, ma anche dopo. C’era l’inconveniente che i testi evangelici accennavano chiaramente a fratelli e sorelle di Gesù. Si agirò l’ostacolo affermando in un primo tempo che questi, in realtà, erano suoi fratellastri, nati da un precedente matrimonio di Giuseppe; in seguito si cominciò a sostenere che erano suoi cugini.
A Partire dal 4° secolo cominciò per Maria un processo di glorificazione sempre crescente, dovuto a particolari esigenze storiche. Avendo ottenuto il riconoscimento ufficiale dell’imperatore Costantino, il cristianesimo si trovò automaticamente a rappresentare, come religione di stato, anche tutta la massa dei pagani che non si era mai convertita. Per non creare una rottura troppo profonda con le superstizioni del popolino e per farle più presto dimenticare, il cristianesimo dovette assorbire e adattare certe forme, almeno le più tradizionali della religione pagana. Tra l’altro sorgeva il concetto di sostituire il concetto della dea-madre, che nel paganesimo greco-latino e nelle religioni orientali ormai diffuse per l’impero accompagnava sempre il concetto di dio-padre.
Il più importante culto femminile, in Roma, era quello della Grande Dea della Frigia, che aveva assunto in occidente il nome di Magna Mater Deum Idaea. Verso il secondo secolo a.c si era anche diffuso nell’impero il culto di Iside, in origine simboleggiante le virtù fecondatrici del Nilo, poi divenuta regina del mare e del cielo, regolatrice degli astri e quindi dei destini umani, e come tale detta “la Fortuna”. Più tardi entrò in Roma anche il culto di Astarte fencia, la dea sirena di Ascalon…. Ecc
Anche Maria venne elevata al rango di queste dee. Molte statue di Iside ebbero d’allora in poi il compito di rappresentare invece la Madonna, alla quale furono anche assegnati gli appellativi di quella dea: Redentrice, stella del mare, Diadema della vita ecc…
Sul giorno di nascita di Gesù (il natale).
L’episodio dei pastori ci fa pensare che doveva essere primavera o autunno. Nei mesi invernali a Bethlehem la temperatura scende anche sotto zero e fino a marzo si prolunga la stagione delle piogge, perciò non può esserci bestiame all’aperto.
Ma in occidente particolari esigenze di adattamento all’ambiente indussero la chiesa a fissare la data di nascita di Gesù il 25 dicembre. Si trattò cioè di sostituire il culto pagano, allora diffusissimo del Sol Invictus. Era questo un mito astronomico comune a tutte le popolazioni del bacino mediterraneo. Il sole comincia a crescere proprio il 25 dicembre, dopo che è sorto all’orizzonte il segno della vergine. Così in Persia come in Fenicia, in Egitto come in Siria, si celebravano le forze della natura con il mito della dea-vergine che partorisce il dio-sole. Horo, l’eroe solare egiziano, era detto figlio di Iside, la Vergine immacolata regina del cielo. Nel magismo persiano l’eroe solare era Thammuz, figlio di Mylitta o Istar, o Astarte, signora della terra…e così via.
Per la loro esemplare tolleranza in materia religiosa i Romani non si erano opposti a che la festa solare si diffondesse nell’impero e il 25 dicembre era appunto il Dies natalis Solis Invictis.
Anzi con gli imperatori Eliogabalo (218-22), Gallieno (253-268) a Aureliano (270-275) il culto del Sol Invictus divenne il culto nazionale dell’impero.
Costantino (306-337), finalmente seppe, con abile mossa politica, unificare ai simboli solari quelli del cristianesimo. Così gli attributi del dio Sole passarono a Gesù e quelli di Iside e di Astarte passarono alla Madonna. Questa fusione dei due culti ha indubbiamente costituito una premessa fondamentale per il trionfo definitivo del cristianesimo. Anzi i mitologi anche più recenti come i sovietici Kovaliov e Kublanov hanno addirittura voluto dedurre che Gesù Cristo non è mai esistito storicamente, ma che sia solo una denominazione dell’unico dio Sole, adorato da tutti i popoli orientali sotto vari nomi.
Certo è sconcertante il silenzio totale che da parte di scrittori non cristiani si conserva accanto alla figura di Gesù. La sua predicazione, il processo clamoroso che lo condusse a morte sotto il governo romano, i fatti miracolosi che gli sono attribuiti, avrebbero pur dovuto trovare qualche cenno fugace da parte di storici greci o romani o ebrei. Invece possiamo mettere assieme al massimo poche righe generiche e vaghe sulla “setta dei cristiani”.
Pilato
L’incertezza attribuita a Pilato, la sua condiscendenza verso i capi giudei, e, nello stesso tempo, la sua benevolenza nei riguardi di Gesù non hanno alcun fondamento storico. Esse sono il risultato di un’opportunistica deformazione della verità, operata dai cristiani, col diffondersi della loro religione nell’impero, per scagionare i romani dalla responsabilità della condanna di Gesù.
Questa riabilitazione di Pilato (fino al proverbiale gesto di “lavarsene le mani”) ha portato, per converso, ad addossare ogni colpa al popolo ebraico, che si è così, immeritatamente, guadagnata per secoli l’esecrazione del mondo cristiano, con l’infamante taccia di “popolo deicida”.
A questo risultato mira anche la notizia, contenuta per altro nel solo Vangelo secondo Luca, che Pilato, avendo appreso che Gesù era Galileo, volle mandarlo alla corte di Antipa, perché lo giudicasse egli stesso. E’ una notizia non soltanto discutibile, ma senza alcun dubbio falsa. Giuridicamente non esisteva la necessità di un rinvio dell’imputato dal “forum delicti commissi” al “forum originis”, perché unico giudice competente era il procuratore romano; ne era nello stile di questi, anche per la dignità della sua carica, mostrare una simile deferenza verso il piccolo tetrarca Galileo.

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Ma io sono fiero del mio sognare di questo etrno mio incespicare.... fare l'amore, tirare tardi, la fantasia .....
da "Quattro stracci" di Francesco Guccini
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