Quello che ci chiedi è un'impresa ardua; ma mi va di raccogliere il tuo invito. Chiedo venia in anticipo
Mah! Che dire? Una biografia alquanto usuale, un già visto - ovviamente mi riferisco ai rapporti familiari, quelli con la madre - abbastanza comuni. Ben diversa è la mia opinione circa il modo in cui è sfociata la sua esigenza di liberarsi dal giogo familiare.
La sensazione che ne ricavo è quella di un uomo oppresso che intese, quasi per una volontà di rivalsa o per una necessità di carattere psicologico, affrancarsi da un ambito culturale che evidentemente avvertiva come eccessivamente soffocante per la sua indole. E' piuttosto conseguente, in simili situazioni, la ricerca di 'valori' compensativi che fungano da elementi riempitivi del vuoto venutosi così a determinare (certe educazioni plasmano e, nolenti o volenti, danno un senso - anche sbagliato - alla vita). La precarietà dei rapporti con la madre e il nuovo clima culturale che si respirava al College, operarono da incentivo per la costruzione di una nuova teologia, la più lontana possibile da quella inculcatagli in ambito familiare. Una fede nuova che potesse sostituire la vecchia, per la quale provava irritazione e che con quest'ultima fosse in aperta contrapposizione. Cosa di meglio se non la teologia dell'Anticristo?
Ci sono anche altri pensatori o grandi ingegni che, che partendo dai medesimi presupposti culturali, avrebbero potuto ricercare o creare nuovi culti; penso ad un Kafka di cui è notissimo il tesissimo rapporto che ebbe con il padre; illuminante, in tal senso, anche come strumento di studio della psicologia dello scrittore, la sua bellissima 'Lettera al padre'.
Citazione:
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<" Noi sosteniamo che tutti gli atti devono essere uguali. La nostra fede in noi stessi e nella nostra volontà, il nostro amore per tutti gli aspetti del Tutto Assoluto">.
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La prima parte di questo complesso periodo, richiama fortemente, per analogia, il vituperato (almeno da me) pensiero niciano: Al di là di ogni morale (non testuale - solo una sintetica interpretazione). Se mi conosci anche solo un po', ti lascio immaginare quale possa essere il mio pensiero su una filosofia o teologia che poggi le proprie fondamenta su un simile concetto.
DD, per carità, ignoro pressoché tutto di questa filosofia; con quanto precede e segue non vorrei apparirti presuntuoso, ne tantomeno urtare la tua suscettibilità; le mie sono semplici considerazioni indotte dalla lettura del tuo interessantissimo post, per cui proseguo a sviluppare il mio personalissimo 'ragionamento al buio' affermando (sic! Spero di poter incontrare la tua benevolenza) che, trattandosi di una nuova teoria (almeno penso fosse inedita, anche se, nel formularla, si rifece a fonti storiche e filosofiche preesistenti), e, in quanto tale, priva di struttura e di muri maestri, Crowley si dovette trovare nella condizione - ovvia - di riempirla di contenuto, operando, in questo tentativo, una chiara (la chiarezza, per quanto mi riguarda, intendila limitata alle parti da te rese note in questo forum, anche in altre occasioni) forzatura di carattere 'sincretistico' (il termine temo d'averlo inventato… spero si comprenda quel che voglio intendere). Raccolse, cioè, intorno alla sua filosofia, le più svariate tradizioni, soprattutto di fonte pagana ed esoterica, per concretizzare e diffondere una sua personalissima visione spirituale, difatti: <Crowley fece sue le esperienze evolvendo la Magia in un proprio sistema filosofico indipendente, accostando metodologie antiche e moderne e cercando stati amplificati di coscienza>.
In relazione all'esaltazione dello stato di coscienza e consapevolezza, credo che le dottrine orientali abbiano molto, moltissimo da raccontare in materia.
Ciao DD, è un piacere leggerti, sei stimolante; mi raccomando non tirarmi sulla testa il vasetto di fiori che tieni sul davanzale della cucina, sarebbe un peccato, per i fiori, guarda che intanto io mi scanso… a proposito, anzi, a sproposito, come va la scopa Nabilus 2000?