Discussione: Dio esiste?
Visualizza messaggio singolo
Vecchio 03-11-2005, 10.16.47   #85 (permalink)
miky 1987
Ospite abituale
 
L'avatar di miky 1987
 
Data registrazione: 15-03-2004
Messaggi: 75
A proposito di religione e religiosità vorrei citarvi un passo di Bobbio: "Io non sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la ragione dalla religiosità. Religiosità significa per me, semplicemente, avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell'uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità, all'immensità dell'universo. L'unica cosa di cui sono sicuro, sempre stando nei limiti della mia ragione - perchè non lo ripeterò mai abbastanza: non sono un uomo di fede, avere la fede è qualcosa che appartiene a un mondo che non è il mio - è semmai che io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all'uomo di ragione che all'uomo di fede. Con la differenza che l'uomo di fede riempie questo mistero con rivelazioni e verità che vengono dall'alto, e di cui non riesco a convincermi. Resta però fondamentale questo profondo senso del mistero, che ci circonda, e che è ciò che io chiamo senso di religiosità."

Io effettivamente condivido questo senso del mistero di cui parla Bobbio, comune dice lui tanto all'uomo di ragione (che potrei uguagliare all'ateo nella nostra discussione) che all'uomo di fede (diciamo nel nostro caso il teista cattolico). Voi che cosa ne pensate???

__________________
"Perché ho accolto l'invito dell'amico Giorgio Rochat a raccontare quegli anni terribili? Perché ho voluto rivivere il mio fascismo, la mia guerra fascista, la mia guerra partigiana? Perché credo nei giovani. Perché voglio che i giovani sappiano".
Nuto Revelli, Le due guerre.

"Alla fine mentre ricostruivamo il passato (traversato da continui moniti a non dimenticare perché non succeda più) ci siamo resi conto che quel che ascoltavamo come esecrabile racconto del passato lontano era presente e vicino, continuava ad avvenire sulla scena del mondo. Così quelle memorie marginali sono oggi ancora dolorosamente al centro della scena della guerra, e della morte che ci accompagna e che segna anche il futuro, le nostre vite, quelle delle democrazie occidentali, quelle dei nostri nipoti, apocalissi quotidiane, il passato si è fatto futuro, ascoltando donne e uomini dimenticati ci siamo trovati nella frontiera più attuale del mondo".
Pietro Clemente, Postfazione. A ora incerta. In "Poetiche e politiche del ricordo. Memoria pubblica delle stragi nazifasciste in Toscana", Carocci editore, Roma, 2005.
miky 1987 is offline   Rispondi citando