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Vecchio 03-11-2005, 19.43.18   #131 (permalink)
JSM
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Una questione che non ho ancora trattato è quella del sapone che i nazisti avrebbero costituito con il grasso umano degli ebrei uccisi. Al palazzo di pace dell’AIA è esposto il presunto sapone umano, ma, ovviamente, come per gli archivi di Arolsen, i responsabili non vogliono sottoporre a verifica questo materiale.
Si crede, quindi, alla storia del sapone umano soltanto in base a delle testimonianze, che potrebbero essere confermate o smentite, se solo si dasse la possibilità a degli scienziati di analizzare il materiale. Viene da chiedersi come mai non si facciano delle verifiche…
La storiografia ufficiale crede, quindi, che i nazisti fabbricassero sapone con il grasso umano (procedimento possibile dal punto di vista chimico) soltanto in base a delle testimonianze, senza curarsi della loro verifica.
Da queste testimonianze non verificate sono nate storie che raccontavano di autentiche fabbriche di sapone umano, ovviamente, senza nessun documento che confermasse tale realtà.

Tratto da “Olocausto: dilettanti allo sbaraglio” di Carlo Mattogno

Per rendere ancor più orribile la storia, ben presto fu aggiunto un particolare raccapricciante: i cadaveri delle vittime venivano usati per fare il sapone!
Nel già citato rapporto del 1 novembre 1943 si legge:

"Ein Junge, dem es gelang, aus einem solchen Etablissement zu entfliehen, hat mir erzaehlt, was sich nach der elektrischen Hinrichtung ereignete: man liess das Fett der Leichname aus, um daraus -- Seife herzustellen [Un giovane che riusci a fuggire da tale stabilimento mi ha raccontato che cosa succedeva dopo l'esecuzione con l'elettricità: si scioglieva il grasso dei cadaveri per farne sapone]". (78)

Anche qui dunque la fonte della notizia era un testimone oculare.
La storia del sapone umano ebbe grande successo nel 1945. I compilatori del Libro nero sovietico, una eccellente collezione di fantasie propagandistiche, non si lasciarono sfuggire questa leccornia:

"In a different area of the Belzec camp was a soap works. The German selected the plumpest individuals, killed them, and boiled them down for soap". (79)

Ma a questa tentazione non rinunciarono neppure persone reputate più serie, come Simon Wiesenthal, il futuro "cacciatore di nazisti", (80) che scrisse un articolo intitolato La fabbrica di sapone di Belsetz. (81)
La storia dell'impianto di folgorazione di Belzec, al pari di quella delle camere a vapore di Treblinka, non rimase una semplice Greuelpropaganda, ma fu elevata anch'essa a verità ufficiale sia nel rapporto ufficiale polacco preparato per il processo di Norimberga, (82) sia nel dibattimento di questo stesso processo. (83)


(78) A.Silberschein, Die Judenausrottung in Polen. Genf 1944, Fuenfte Serie, pp. 21-22.
(79) Ilya Ehrenburg, Vasily Grossman, The Black Book. Holocaust Library, New York 1981, p.117.
(80) La credibilità di Wiesenthal è stata recentemente demolita in Germania nel corso di una inchiesta della serie televisiva Panorama trasmessa dalla Norddeutsche Rundfunk (Sonntagszeitung, Zuerich, 11.2.1996; fotocopia dell'articolo in: VHO Nieuwsbrief, n.2, 1996, p. 37)
(81) S.Wiesenthal, Seifenfabrik Belsetz. In: "Der neue Weg", Wien, n.19/20, 1946, p.14.
(82) URSS-93, p.65 della traduzione russa; pp.41-42 della traduzione tedesca; p.83 della traduzione inglese.
(83) IMG, vol.VII, pp.633-634, dove il nome del campo è deformato in Beldjitze per una traslitterazione molto approssimativa dal russo.
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"Io non parteggio per nessuno. Mi oppongo a chi sragiona." Abate Galiani

"Gli storici del futuro giungeranno sicuramente alla conclusione che la convinzione dell'Olocausto nel XX secolo equivale esattamente alla convinzione dell'esistenza delle streghe nel Medio Evo." Jurgen Graf
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