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Il tramonto dell'impero
La diffusione della militia christi
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L'incontro-scontro con la romanità
Fin da subito il crisitanesimo si era distaccato dalle sue origini ebraiche, accettando nella sua "setta" anche altri cittadini imperiali di diverse tradizioni. Nonostante si ispirasse ai valori della Bibbia giudaica, la nuova religione poneva la figura di Cristo e la sua predicazione come l'inizio di una nuova era. Questa religione doveva essere aperta a tutti e non solo a un "popolo eletto". Durante il I e II secolo, presso le comunità cristiane formate da cittadini di tutte le nazionalità, il cristianesimo era quindi andato incontro alla cultura greco-romana. Fin da subito, la nuova religione iniziò ad esprimersi in termini più adeguati al cittadino romano medio abitante nella parte orientale dell'impero. Qui non si parlava latino. Il primo vangelo fu scritto nella lingua della Siria, l'aramaico, ma tutti gli altri in greco. Si usavano termini come ekklesia (assemblea), episcopos (rappresentante), logos (parola, discorso o verbo) e christos (messia, inviato del Signore). A differenza dell'ebraismo il cristianesimo non era “nazionalista”, ma “universale”. Fin da subito la nuova religione conquistò l'adesione di “pagani” anche di classi medio-alte, cominciando ad avere un peso numerico e sociale rilevante. L'opposizione allo sfruttamento della persona umana e la speranza in una giustizia migliore erano diffuse, già da vari decenni, anche nella società non credente. Per esempio ne è testimonianza l'opera di Seneca. I cristiani non furono perseguitati costantemente. Ma furono loro concessi parecchi anni di tolleranza, con la possibilità di organizzarsi.
Il movimento, comunque, aveva minato le basi della società "antica", rifiutando qualsiasi ruolo sociale all'interno del sistema imperiale, sovvertendo i valori tradizionali e ponendosi come unica religione possibile. Per i cittadini dell'impero romano, in via ufficiale, la supremazia terrena era vista come il risultato della concordia fra tutti gli dèi di tutti i popoli. Per questo motivo Cristo e i suoi seguaci, cristiani, ma "anarchici", erano stati perseguitati. Nel secondo secolo, però, l'impero raggiunse il suo culmine di conquiste e anche di cultura. Lo stato voleva essere una sorta di casa comune per tutti, sforzandosi anche di tollerare le diversità. La legge romana riconobbe infatti una parvenza di legalità al cristianesimo. Il culto degli antenati e la sepoltura dei defunti erano sacri, e ai cristiani fu concesso di pregare per i loro morti.
Certamente il governo non gradiva il formarsi di una grossa organizzazione contraria allo Stato e anche allo spirito tradizionale. Inizialmente l'accordo fra uno stato politeista e il cristianesimo era sembrato del tutto impossibile. Scrittori e filosofi "pagani" del I secolo avevano accustao i cristiani di crimini contro la società, di lesa maestà e anche di ateismo. Il cristianesimo, infatti, negava l'esistenza degli dèi tradizionali, e a volte li classificava come demoni malvagi. Questo per i politeisti significava essere contro gli dei, cioè contro la divinità, e quindi a-tei. I cristiani in più si opponevano al culto dell'imperatore, considerato indegno di adorazione (riservata all'unica vera divinità) o ancora una diretta espressione del male. Dunque il rapporto della "nuova" religione col mondo "normale" di allora era ambiguo. Nel II e III secolo alcuni "romani" la tolleravano, mentre fra altri era ancora diffusa l'opinione che i cristiani facessero strani rituali e complottassero in segreto contro l'imperatore.
Nel secondo secolo, quello della tolleranza, la polemica fra "pagani" e cristiani si mantenne su un livello di confronto di idee, generalmente pacifico. La risposta da parte del mondo cristiano alle opere denigratorie dei pagani fu affidata agli apologeti, che in greco significa più o meno “avvocati difensori”. L'ambiente di "incontro-scontro" produsse un certo interscambio fra le diverse correnti di pensiero, portando avanti il sincretismo fra tutte le religioni e le filosofie esistenti. Nel III secolo però l'ideologia imperiale da "civile" divenne religiosa. La razionalità dello stoicismo caratteristica del "secolo d'oro" lasciò il posto a un ritorno della mistica di tipo platonico.
Per quanto riguarda gli ebioniti, l'unica cosa che so è:
Le eresie ebraiche
La visione del cristianesimo espressa dalle prime comunità ebraiche, dalle quali Gesù proveniva, fu giudicata "eretica" dalla chiesa di Roma, e i loro scritti furono visti come "apocrifi". Le prime e uniche eresie giudaizzanti considerate dagli studiosi sono quella degli ebioniti e quella dei nazirei. Dopo la distruzione di Gerusalemme, nel 70, queste comunità erano sopravvisute in Palestina e in Siria, ma poi, isolate nelle loro tradizioni ebraiche, scomparvero totalmente verso il 150. Secondo questi autori Gesù era il cristo, o messia (la parola ebraica per christos) atteso da Israele, ma non poteva essere il "figlio di Dio".
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Anima vagula blandula
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