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Messaggio originale inviato da Uno
Per quanto uno possa essere Sapiente, se non è Onnisciente dovrà comunque basare parte della sua Sapienza sulla Fede o se preferisci, appoggiare alcuni punti di sperimentazione sulla fiducia di:
qualcuno che ci è passato e te lo dica
di una tua idea non verificata
di una tua verifica non completata
etc etc...
Viceversa un Fede "sana" (complementare con la cieca di cui parlavi) ha bisogno di Sapere delle cose per potersi appoggiare.
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Il discorso della Sapienza che “scarica” la fede è una presa di coscienza di quanto stà succedendo oggi. Ho sempre seguito con una certa continuità la cultura sapienziale indiana e vedo che gli !”ultimi maestri”, (ultimi in ordine temporale), benché molto eterogenei e spesso in guerra tra loro, (guai se non lo fossero), tendono sempre più a prendere le distanze dalla divinità e dalla fede in essa risposta. Il discorso sapienziale continua, l’uomo è, in un certo senso salvaguardato, ma la via per arrivare ad un “individuo compiuto”, non passa più per la divinità che evidentemente a questo punto dell’evoluzione umana è diventata un ingombro.
……. il tuo intervento è di buon senso quando dici che la ragione fa, in un certo senso, un “atto di fede” verso qualche sua intuizione, e solo dopo averla verificata, la eleva a “verità” scientifica.
Così come una fede sana, (presumo), che tenga accesa sempre la luce della ragione.
Purtroppo sulla fede, posso dire poco, perché credo proprio di non averla. Ho la fiducia, sostenuta da una certa ingenuità, che mi costa a volte anche qualche fregatura, ma non posso chiamarla fede che intuisco essere qualche cosa di più sostanzioso e ferreo.
Però, vedo i risultati sociali di una fede cieca e per quello vorrei che essa tornasse appunto ad essere sana accettando di fare un passo indietro, per lasciare spazio alla ragione.
