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Vecchio 20-11-2005, 20.15.32   #51 (permalink)
VanLag
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Il matrimonio

Procedo con la mia analisi sull’influenza del mondo greco romano (o ellenismo) sul messaggio di Gesù.

In Palestina la famiglia faceva capo esclusivamente al maschio. La moglie, acquistata, era uno strumento di proprietà del capo famiglia il quale poteva anche restituirla al venditore o ripudiarla, se non era più “di suo gradimento”, con un “get” (lettera di ripudio), mentre essa non aveva alcun diritto ne alcuna autorità. Dato l’orgoglio razziale degli Ebrei era proibito il matrimonio con straniere. Lo scopo del matrimonio era unicamente la procreazione dei figli: sopravvivenza all’antica costituzione patriarcale, per il bisogno (proprio di tutte le comunità agricole e pastorali), di provvedere numerose braccia da lavoro.
Per questo stesso motivo la donna che fosse rimasta vedova senza figli doveva essere sposata da uno dei fratelli del defunto, anche se già ammogliata, per assicurare discendenti ed eredi ai beni dello scomparso. Era questa la legge del “levirato” (levir in latino significa “cognato”) stabilita dal Pentateuco. La poligamia non era vietata; anzi, nel caso del levirato era addirittura forzosa.

La concezione cristiana del matrimonio sarà il risultato di una contaminazione tra il sistema ebraico e quello romano. Nella società romana il matrimonio era considerato un rapporto di “tutela” giuridica con cui la donna era protetta dal marito che, in certo modo, si sostituiva al padre della sposa. Esso era legale solo se sussisteva il consenso e l’effettiva convivenza dei due coniugi. La moglie era molto rispettata per la sua funzione di madre e di prima educatrice dei figli (lo stesso vocabolo “matrimonio” è composto etimologicamente da “matris munia”, cioè “i compiti della madre”); aveva uguali diritti patrimoniali e poteva, in caso di adulterio del marito, chiedere il divorzio e la separazione dei beni. La poligamia era assolutamente vietata.

La costituzione classista della società non permetteva il matrimonio con schiave o liberte, ma il concubinaggio con esse non era considerato vergognoso.C’era però il grave inconveniente che la concubina ed i suoi figli non avevano diritto ad ereditare.

Il cristianesimo ha mitigato il concetto di matrimonio come “proprietà”, che era nella legislazione ebraica accettando quello pagano fondato sull’affetto e sulla fedeltà pur non giungendo a dare alla donna parità di diritti, come i pagani. Ha accolto la monogamia romana, ha esteso i diritti di moglie anche alle schiave ed alle liberte. Ma nei vangeli non c’è ancora traccia di tutto questo.

Si riafferma sostanzialmente la concezione ebraica del matrimonio, citando alla lettera le disposizioni dell’Antico Testamento. Unica diversità: coerente ai suoi precedenti ammonimenti ha “non essere d’inciampo” al prossimo, Gesù consiglia di non abusare troppo del diritto di ripudio, per non mettere qualche altro uomo nell’occasione di diventare adultero sposando una donna ripudiata.
Non è ben chiaro, però, fino a quali limiti Gesù sia disposto a tollerare divorzio e seconde nozze. I Vangeli riportano due versioni che non è facile conciliare:

Uno - Chi ripudia la moglie, eccetto il caso di fornicazione, la fa diventare adultera e chi sposa una ripudiata commette egli pure adulterio. -

Due - Chi ripudia la moglie e sposa un’altra donna commette adulterio; così la moglie che ripudia il marito e sposa un altro uomo. –

Con la prima proposizione; non si nega il diritto di divorzio esso è anzi obbligatorio in caso di “fornicazione” e non vieta al marito divorziato, per qualunque motivo, di risposarsi con una donna nubile o vedova. L’unica conseguenza pare sia questa: che il ripudio fa diventare adultera, cioè “impura” la moglie rifiutata.

Con la seconda proposizione, invece, non si nega il diritto di divorzio, ma si proibisce il secondo matrimonio. Si noti che il caso è contemplato anche come iniziativa della donna (ciò che in Palestina, come sappiamo, non sarebbe stato possibile).

Come si è comportata la Chiesa a questo riguardo?
Paolo oscilla ancora tra le due interpretazioni: ammette il divorzio, tra i coniugi per motivi di fede religiosa, e non proibisce le seconde nozze, però le sconsiglia. Egli, personalmente è contrario al matrimonio in genere, che considera solo un ripiego, come sfogo alla lussuria: “meglio sposarsi che ardere”.

Clemente Alessandrino, Origine, Crisostomo, Tertulliano, Gerolamo, ed altri, ammettono il divorzio per colpa della moglie, ma non le seconde nozze. Agostino, non solo concede che ci si possa risposare, per avere figli, chi ha ripudiato una moglie infedele, ma permette addirittura che si possa ripudiare anche una moglie fedele, se è sterile.

IL Concilio di Trento, (sess. 24, capitolo 7°), obliando alla sentenza evangelica ed ai vari pareri di tanti Dottori, ha deciso di negare il divorzio a qualunque titolo decretando l’indissolubilità del matrimonio, anche in seguito ad infedeltà. Anzi il matrimonio è stato stranamente elevato a sacramento – esso dovrebbe cioè “conferire qualche grazia divina” , sebbene nessun passo scritturale autorizzi questa illazione ne riporti formule sacramentali per esso.
Credo sia superfluo richiamare l’attenzione sulle gravissime conseguenze che questa naturalizzazione del vincolo matrimoniale ha prodotto e continua a produrre nella società, ostinandosi la Chiesa a voler mantenere valide certe situazioni penosissime e talora veramente immorali.


Questo brano di Marcello Craveri, era lungo e me lo sono fatto dettare da mia moglie, continuando però lei a lamentarsi l’ho minacciata di darle il “get” o libello del ripudio Scherzi a parte il libro è del 1966 e non erano ancora state fatte, col referendum, le grandi battaglie civili per il “divorzio” e per l'“aborto” e questo spiega le parole finali del Craveri, laddove dice: - ostinandosi la Chiesa a voler mantenere valide certe situazioni penosissime – E’ pur vero che se fosse stato per le sfere ecclesiastiche, certe situazioni penosissime sarebbero insolvibili e questo era pochi anni fa e non nel profondo medio evo. Questo significa che bisogna vigilare tutti, perché loro ci riproveranno sempre.

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Ma io sono fiero del mio sognare di questo etrno mio incespicare.... fare l'amore, tirare tardi, la fantasia .....

da "Quattro stracci" di Francesco Guccini
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