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Ospite abituale
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Stato e Chiesa
............Nei primi due secoli il cristianesimo era parso odioso per il suo atteggiamento negativo nei riguardi della vita civile e politica e per il suo carattere di organizzazione autonoma dagli ordinamenti dello stato, (matrimoni tra soli cristiani, forme assistenziali proprie, offerta e richiesta di lavoro ai soli membri della comunità, riti funebri particolari, ecc..)
A partire dal 3° secolo, al contrario, preoccupa proprio l’influenza positiva che esso può esercitare sull’attività pubblica ed amministrativa dello stato. Il lamento di Cipriano, Vescovo di Cartagine tra il 248 ed il 258, che nella chiesa si siano ormai insinuate ambizioni mondane e desiderio smodato di ricchezze, persino nei vescovi che non disdegnano di darsi a speculazioni finanziarie e di prestare denaro ad usura e le vaste confische di beni dei cristiani ordinate dall’imperatore Valerio (254-260) ci illuminano a sufficienza sul pericolo che rappresenta la chiesa in questo momento, sia per la sua consistenza economica, sia per la sua componente sociale.
Non più una minoranza eroica di puri che per il loro fanatismo erano considerati stravaganti, ma una massa di individui pronti anche – e ciò scandalizza l’onesto Cipriano – a fare atto di apostasia, appena vedono minacciati i loro interessi economici, per tornare, una volta cessato il pericolo, a sottrarsi agli ordinamenti dello stato, proclamando la loro coscienza individuale arbitra e giudice dell’obbedienza alle leggi.
Ciò che è più terribile ora, agli occhi delle somme autorità dell’impero, è la pretesa dei cristiani ad un ordinamento civile e politico di loro gradimento. “Coloro che sostengono che la dottrina di Cristo è contraria allo stato”, scriverà Agostino, “diano un esercito, cittadini, esattori, governatori, quale la dottrina cristiana vuole che siano, e poi ardiscano ancora di dire che essa è contraria allo stato”.
Ma ormai è impossibile sradicare il cristianesimo. Pochi anni dopo la abdicazione di Diocleziano, nel 311, il suo successore, Galerio, è costretto, sebbene a malincuore, a concedere la libertà di culto ai cristiani nella speranza di ammansire l’opposizione. Finalmente Costantino ne cerca addirittura l’appoggio nella sua lotta per usurpare il trono a Massenzio e Massimino e poi contro l’ex alleato Licinio, offrendo loro ampie garanzie di libertà e persino importanti cariche pubbliche.
Fino allora, tra i cittadini cristiani era circolata una violenta letteratura apocalittica che dipingeva Roma come “l’insigne cortigiana con la quale i sovrani della terra hanno fornicato e che ha ubriacato col vino della sua impurità i cittadini del mondo”. (Apocalisse attribuito a Giovanni vangelista), che la chiamava Babilonia. O “aquila a cui stanno per imputridire le ali orribili”, (apocalisse di Esdra) e si definiva l’imperatore “la bestia che milita agli ordini di satana” (Apocalisse di Giovanni). Ma ora i cristiani non si sdegnano di collaborare con la bestia.
Da questo momento comincia il vero trionfo della chiesa come organizzazione politica e si prospetta in modo ben diverso da prima il problema dei rapporti con l’autorità temporale.
Nei primi tempi il problema è risolto pacificamente con un compromesso. I cristiani accedono alle cariche statali, ottengono in proprietà le basiliche pagane, sono indennizzati dalle perdite subite durante le persecuzioni, si vedono assegnare rendite, sono autorizzati a ricevere donazioni, vengono esonerati dalle imposte, ecc. in compenso essi abdicano ad alcuni loro principi fondamentali: non rifiutano più di imbracciare le armi. Lasciano all’imperatore anche le decisioni in materia teologale nei concili, la nomina e la deposizione dei vescovi, e gli prestano adorazione, chiamandolo il 13 apostolo e Pontifex Maximus.
Il riconoscimento del cristianesimo come religione di stato lo fa diventare una religione di massa. La chiesa allora si organizza sul modello della burocrazia statale: gli stessi vescovadi sono distribuiti secondo le diocesi, cioè le circoscrizioni amministrative dell’impero. Ma dato il suo carattere esclusivistico di unica vera religione e l’ambizioso sogno teocratico, ereditato dall’ebraismo, di dominare anche politicamente sulle nazioni del mondo “in nome del Signore”, il cristianesimo non può durare a lungo in questa forma di cesaro-papista e nella tolleranza di altre confessioni religiose. Innanzi tutto esso ritorce sui pagani le sofferenze patite nei periodi di persecuzioni e cerca di soffocarli: sostituisce i principali culti misteriologici (quello della “dea madre”, col culto ella Madonna, quello del Sol Invictus, con l’adorazione del Cristo morente e risorgente), sopprime luoghi di culto pagani e li trasforma a proprio uso, attribuisce ai suoi santi le prerogative di varie divinità minori, fa votare nel 416 una legge che vieta ai pagani l’accesso alle cariche pubbliche, ecc.
Soprattutto poi, la chiesa pretende di atteggiarsi a supremo giudice dell’equità e della legittimità delle azioni non solo dei suoi membri, ma dello stesso Principe. L’espressione di Gesù: “ A cesare quello che è di Cesare ed a Dio quello che è di Dio” concede ben poco ormai a Cesare. E’ cominciata l’ingerenza della chiesa nello stato.
Se nel 212 Tertulliano aveva scritto a Scapola, proconsole d’Africa invocando per il cristianesimo almeno parità con le altre religioni ed affermando la completa subordinazione del cristiano all’imperatore, nel 346 Giulio Firmico Materno indirizza agli imperatori Costanzo e Costante un impietoso libello in cui ammonisce che le credenze pagane: - sono da cancellare –
Pochi anni più tardi Ambrogio convince l’imperatore Graziano a confiscare i beni dei sacerdoti pagani e delle vestali e le proprietà terriere dei templi ed a rimuovere dalla curia l’altare della vittoria.
(da - la Vita di Gesù - di Marcello Craveri)
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Ma io sono fiero del mio sognare di questo etrno mio incespicare.... fare l'amore, tirare tardi, la fantasia .....
da "Quattro stracci" di Francesco Guccini
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