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ritarita
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chiesa e europa
Verso Schengen
By la redazione
Jan 20, 2006, 17:08


La Basilica di San Pietro e il Vaticano costituiscono ormai da tempo un possibile bersaglio del terrorismo internazionale. Fino ad ora la sicurezza esterna era stata garantita dai servizi italiani, ma evidentemente il nuovo papa ha bisogno di ulteriori certezze, e per questo pare che intenda aderire al Trattato di Schengen.
"Il fenomeno del terrorismo internazionale richiede forme nuove di cooperazione tra gli Stati, finalizzate alla conciliazione della libertà circolazione delle persone con il perfezionamento a tutela della sicurezza" ha spiegato il “Promotore di Giustizia, prof. Nicola Picardi, in occasione dell'apertura vaticana dell'anno giudiziario. Il Procuratore ha spiegato che nel minuscolo stato di 900 abitanti l’anno scorso sono state registrate 486 infrazioni civili e 472 penali. Gli abitanti sono per lo più preti, suore e diplomatici, e il comparativamente alto livello di criminalità si spiega solo col fatto che ogni anno visita il Vaticano una media di 18 milioni di persone.
Se da una parte non si può che essere d’accordo che lo Stato della Chiesa debba essere tutelato, dall’altro non si può non notare che il Trattato di Schengen, per quanto importante, fa parte di una rete di iniziative, strutture, regole e ordinamenti collegati. Parliamo di ordinamenti politici, economici e giudiziari. Accetterà il Vaticano di sottoporsi al controllo delle istituzioni internazionali, come avviene per tutti i membri delle Nazioni Unite, dell’Unione europea e via dicendo? La trasparenza non è mai stata la caratteristica principale della Santa Sede. Le istituzioni vaticane utilizzano i meccanismi internazionali di trasferimenti di denari e fondi, ma non sono sottoposte a nessuna legge anti-riciclaggio, vantaggi di cui ormai non godono neanche i cosiddetti paradisi fiscali. Lo Stato Vaticano, inoltre, batte moneta, l'euro, ma è riuscito a trovare il modo di non sottoporsi ad alcun controllo da parte della Banca centrale europea.
Ricordiamo poi che il Vaticano non produce beni e i suoi servizi sono per lo più gratuiti. La sua economia (con i suoi profitti) si basa sugli investimenti, mobili e immobili, sul patrimonio esistente, le rendite e le rimesse delle diocesi sparse nel mondo: 4.649 riunite in 110 Conferenze Episcopali. Nel 2002 la Santa Sede ha reso noto di un deficit di 29,5 milioni di euro. Nel bilancio però non figuravano rendite e proprietà immobiliari come le università pontificie, gli ospedali e i santuari. Ma soprattutto non figura l'obolo, una pratica che ha portato nel solo 2002 un gettito nella casse della Città del Vaticano di 52,8 milioni di euro. Monsignor Bregantin, vescovo di Locri, ha emesso un paio di anni fa un decreto diocesano proprio sull’argomento degli oboli, specie in occasione delle feste patronali. Tenendo conto che oboli e donazioni sono uno strumento che la mafia e la ‘ndrangheta usano per controllare il territorio, il vescovo ha imposto che ogni donazione sia denunciata all’autorità di polizia, e accompagnata da ricevuta.
Infine lo IOR. Non vogliamo adesso tornare alle note disavventure del Cardinal Marcinkus, ma è un fatto che ancora oggi lo Ior amministra un patrimonio di circa 5 miliardi di euro. Ai suoi clienti garantisce un tasso annuo del 12%, eppure ben poco si sa sulle attività della banca, dove investa e a chi dia crediti. Nel 2002 il dipartimento del Tesoro americano ha segnalato che il Vaticano ha 289 milioni di dollari in titoli Usa. L'inglese Guthrie Group ha reso nota una joint venture tra Ior e partner americani per un valore di 273,6 milioni di euro. Ultimamente, si è appreso che le isole Cayman, il noto paradiso fiscale internazionale, sono passate dal controllo della diocesi giamaicana, guidata dal cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio di vigilanza dello Ior, a quello diretto del Vaticano. Fiumi di denaro su cui la comunità internazionale non esercita, caso unico, alcun tipo di controllo. Benvenuta, quindi, la richiesta di adesione al Trattato di Schengen, ma una eventuale integrazione non potrà avvenire in un vuoto istituzionale (r.c.)
da 'Isole Europa'
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