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Vecchio 07-01-2003, 19.06.48   #8 (permalink)
visechi
Ospite abituale
 
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Post 1/2
E no caro Salice, tu mi costringi, ancora una volta, a replicare prendendo spunto dalla conclusione del tuo ultimo intervento. Non è così come tu pensi. Io quando incontro qualcuno disposto alla chiacchiera (non badarci la chiamo così), sono sempre ben felice d'impegnarmi nel 'gioco', purché lo stesso non trascenda mai e non risulti irrispettoso o teso a prevaricare, sinceramente il tuo intervento non mi pare vada in questa direzione, non capisco quindi come possa aver: "… sentito uno sforzo da parte tua nel salutarmi, non devi sforzarti. Abbiamo solo uno scambio di idee. Niente di personale.". Evidentemente mi hai frainteso, anzi, nessun alibi, mi devo essere espresso male, lasciando così trasparire, inconsapevolmente, un'insofferenza nei tuoi confronti che in realtà non esiste. Fra l'altro, se come affermi avessi letto attentamente i precedenti thread sull'argomento in questione, avresti constatato che mai in alcuna occasione ho manifestato intemperanze nei confronti di Maikol che saluto con affetto, spero mi voglia dare atto di questo mio scherzoso, ma mai offensivo modo di interagire con gli interlocutori di turno. Accetta, dunque, senza alcuna riserva mentale, i miei saluti..
Conclusi i convenevoli, non rituali ma doverosi, immergiamoci senza indugio nelle problematiche che ci appassionano, in sintesi, accingiamoci a mettere, come si suol dire, i piedi nel piatto.
Dal tuo intervento emerge, a parer mio, un concetto che mi preme evidenziare. Parrebbe che tu tenda ad affermare un principio alquanto singolare: esisterebbe un diritto naturale riconosciuto ad una nazione (popolo no, poiché quando si ciarla degli americani non è possibile attribuire loro la qualifica di popolo… non è ironia a buon mercato, semplice constatazione di un dato di fatto) di stabilire unilateralmente ed autonomamente chi, quando, dove e perché possa lecitamente decidere di quali e quante armi dotarsi per la difesa dei propri confini. Mi raccomando, cerca di comprendere, sto' parlando in astratto.
La lettura combinata dei due periodi che di seguito riporto in grassetto, lascerebbe intendere, sempre a parer mio, che vi sia un'unica entità nazionale facoltizzata ad arrogarsi il diritto/dovere di decidere chi possa dotarsi di armi di distruzione di massa, anche se queste armi non dovessero rappresentare una minaccia diretta alla sicurezza degli Usa (Masters of the World, Masters of the war). La discriminante sarebbe non più la sicurezza nazionale, piuttosto il gradimento americano. Credo tu sia, infatti, consapevole del fatto che le armi atomiche in mano alla Corea del Nord non potrebbero rappresentare una seria e diretta minaccia per gli Usa, così come pure saprai che vi sono ben altre nazioni (di altro peso, anche destabilizzante), che nel passato e nel presente, hanno finanziato, appoggiato e foraggiato organizzazioni terroristiche quali Al Quieda (non so ho riportato esattamente il nome dell'organizzazione, eventualmente correggi pure senza alcun riguardo). Sai che l'arma atomica è oggi posseduta dal Pakistan (che non brilla di certo per democrazia e stabilità), come dall'India, nazioni che, mi darai atto, in questo momento storico, rappresentano una costante minaccia per la sicurezza mondiale giacché più volte sono giunte al limite dello scontro armato totale. Che facciamo? Le disarmiamo? Approntiamo una possente macchina da guerra per impedire che possano nuocere? No, credo che questa strada sarebbe impraticabile.
Non pensi che abbia ben interpretato il tuo pensiero? Prova a leggere i due periodi che seguono: [b] "… Se gli Usa hanno l’atomica perché lo Zimbabwe può averla?", "… A proposito del “diritto internazionale “da te menzionato. Questo “diritto” viene determinato ad alzata di mano e contando bene i paesi comunisti più i paesi arabi e musulmani puoi vedere da dove arrivavano le risoluzioni ONU contrarie al Israele…". Ho la sensazione che la lettura combinata di questi due periodi possa essere inteso nel senso che, essendo l'Onu in mano ad un gruppuscolo di Paesi comunisti (ovviamente scordi l'aberrazione del diritto di veto) non può essere considerato l'organismo cui affidare le decisioni in materia di diritto internazionale, se ne deduce, di conseguenza, che il diritto/dovere di disporre in merito sia, naturalmente e pacificamente, appannaggio dell'unica superpotenza militare esistente sul pianeta. Un po’ pretenziosa come tesi, non trovi? Arduo sostenerne la liceità e la fondatezza adducendo argomentazioni che siano basate su un minimo di ragionevolezza. Avrebbero, gli Usa, acquisito questo divino diritto/dovere per censo, per illuminazione terrena o divina? La storia sembrerebbe affermare altro … per effetto della propria soverchiante forza militare … come dire <io mi armo e armo i miei sodali, guai a voi se doveste fare altrettanto!>.
Eppure il concetto da te espresso sembra chiaro e non altrimenti interpretabile. Credo che avallare una siffatta arrogante pretesa, quella che potremo definire 'la legge del più forte', non certo di chi ha la ragione dalla sua, sarebbe perlomeno singolare. Pensavo che si volesse costruire un mondo fondato sul diritto e sulle regole, quelle che imporrebbero uno stesso metro nel giudicare gli atti compiuti dalle nazioni facenti parte tutte del medesimo organismo internazionale, per cui bombardo l'Irak che occupa ingiustamente un territorio non suo, così come impongo, ingiungo, pretendo ed esigo che un altro popolo liberi e sgomberi territori che lo stesso organismo ha attribuito, assegnato e destinato alla nascita di una nazione che è invisa agli americani (immagino abbia ben compreso a chi o cosa alludo). Non credo nelle regole sbandierate, urlate e difese in funzione del potentato di turno, di chi ha le armi e non la ragione, di chi ha sempre imposto al mondo la propria schizofrenica visione, di chi, ancora, non ha alcun titolo per stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato perché la storia delle nefandezze perpetrate nel corso dei secoli non depone a suo merito o vantaggio. Poche prediche e lezioni da parte di chi ha fatto, nel passato, dell'America Latina il proprio bordello.

segue... come al solito
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