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Vecchio 09-03-2006, 02.42.09   #10 (permalink)
Weyl
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Re: Non è affatto vero.

Citazione:
Messaggio originale inviato da kantaishi
Salve,
non si può fare il paragone perchè il Nazi-Fascismo è diventato il diavolo, sia della chiesa cattolica sia della chiesa comunista.
Pertanto è quasi impossibile parlare obiettivamente di nazi-Fascismo.
Fra qualche secolo,quando si farà il giusto revisionismo del fascismo,si vedrà che la filosofia nazi-fascista è qualcosa di assolutamente incontestabile per chi ha un quoziente di intelligenza inferiore a -10 (nella scala che va da -50 a + 50)
cioè per il 95% dell'umanità.

Precisazione:io non ho nulla a che fare nè col comunismo,nè col fascismo,nè con nessun altro partito politico.Io descrivo la realtà guardando il mondo dall'alto,dall'elicottero.
Non ho mentalità fascista ma aristocratica.

Kantai


Non mi soffermo sul merito della questione: in questa sezione preferirei approfindire questioni più specifiche.
Intendo: l'equivalenza nazismo-comunismo non può essere concepita "more geometrico", ed è un insulto ad entrambe le parti senza che vi si ponga un centro.
Mi interessa di più l'ipotesi logaritmica di kantaishi, secondo il quale, tra qualche secolo, l'intelligenza umana si disporrà in modo tale per cui il solo 5% della popolazione potrà essere classificato come superiore al 40° percentile della distribuzione complessiva.
Ora, l'unica equazione che ho trovato, la quale rispetti i criteri proposti dall'amico, conduce alla seguente conclusione: in quella società del futuro solo l'1,38% della popolazione soddisferebbe i requisiti di "mediocrità" delle potenzialità intellettive, mentre il il 98,62% starebbe al di sotto.
I numeri stessi indicano l'impossibilità di un assetto democratico di quella, presupposta, società futura: in essa, a quanto pare (e me ne rallegro) gli imbecilli applauderebbero al Duce ed al Fuehrer, ma anche, suppongo, all'ideologia marxiana.

Pongo, però, all'amico, la seguente questione: dato che, in una società simile, la democrazia (la quale si fonda non solo su un presupposto giuridico di "uguaglianza", ma anche sull'intento antropologico di appianare le "differenze") non potrebbe neppure lontanamente essere ipotizzata come modalità di governo;
dato che, inoltre, le differenze all'interno di quell'1,38% sarebbero mastodontiche, al punto che, se essi fossero un miliardo (il che presupporrebbe una popolazione mondiale di un centinaio circa di miliardi di individui), solo poche decine supererebbero il 90° percentile, ossia il livello di "eccellenza":

ne consegue che:
1) in quella società del futuro il consenso al nazifascicomunismo varrebbe tanto quanto l'adesione che diamo, oggi, a proverbi del tipo "Rosso di sera, bel tempo si spera";
2) la distanza tra coloro che confidano in convinzioni e idee, e coloro che le "producono", sarebbe talmente grande, da assomigliare a quella che intercorre tra il contadino e le sue vacche.
Giusto?

Ho un senso vago di inquietudine per coloro che, assomigliandomi, mi seguiranno.
Ostaggi, in mano al Destino.
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