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Vecchio 28-03-2006, 13.02.12   #12 (permalink)
Ish459
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Messaggio originale inviato da Giorgiosan
Moa pensa anche che...


Zapatero ripete gli errori della Repubblica degli anni Trenta
Il problema, insomma, è che stavolta Moa attacca Zapatero, e lo fa proprio nel libro che propone una riabilitazione storica di Francisco Franco per risultare quanto più polemico possibile nei confronti dell'obiettivo politico più importante del leader socialista radicale: l'attuazione di una "seconda transizione" di rottura, che dovrebbe collegare direttamente la democrazia spagnola di oggi alla Repubblica degli anni Trenta, perché quella figlia della prima transizione sarebbe solo frutto di compromessi fra franchisti e antifranchisti. Moa ribalta l'eredità rivendicata da Zapatero contro di lui: l'attuale alleanza fra Psoe e nazionalisti catalani di sinistra sarebbe una riedizione dei pessimi governi di sinistra del 1931-33 e del febbraio-luglio 1936, responsabili di riforme demagogiche e confusionarie e di aver permesso violenze di tutti i tipi contro gli oppositori politici e la Chiesa cattolica, ma soprattutto di aver distrutto l'essenza democratica del sistema. Come ha detto nel suo intervento al Meeting di Rimini nell'agosto scorso: «L'obiettivo del Fronte Popolare consisteva nel trasformare il regime in un senso simile a quello del Partito rivoluzionario istituzionale in Messico, eliminando la destra o riducendola ad un ruolo secondario, impedendole un futuro accesso al potere». Moa è convinto che Zapatero e i suoi alleati pensino e agiscano come Manuel Azaña e Largo Caballero, i leader repubblicani degli anni Trenta. Ha dichiarato a Libertad digital: «Bisogna fare attenzione a questa gente che vuole la rottura, perché non hanno imparato nulla dal fallimento repubblicano. Dovevano aver imparato che in Spagna, perché un regime funzioni, deve servire la grande maggioranza degli spagnoli. L'idea generale che avevano le sinistre durante la Repubblica, e che continuano ad avere oggi, è che c'è democrazia quando comandano loro. Quando non comandano loro, non lo accettano. Quel che dovevano aver imparato, e che sembrava avessero imparato, è che riconciliazione significa riconoscere gli altri». Invece così non era: «La sinistra e i separatisti hanno accettato l'esito della prima transizione perché non avevano altra scelta. Ma adesso che tornano a sentirsi forti, tornano ad usare il vecchio linguaggio repubblicano».
L'unica differenza profonda riguarda la natura del principale pericolo che la Spagna correva negli anni Trenta e di quello che corre oggi: allora era la dittatura comunista, oggi sarebbe la frammentazione separatista che Zapatero sta facilitando. Ma il rischio di fondo, Moa fa capire, è lo stesso di allora: che la società spagnola si trovi un altro Franco e reagisca con un altro alzamiento. Ecco la ragione delle reazioni intimidatorie.





Penso che le tue fonti siano molto più radicali di quello che zapatero possa sembrare...
Mi sembra di leggere un "panfleto", scusami...
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"Quod evidens est argumentum, liberum arbitrium esse merum mendacium"
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