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Messaggio originale inviato da Giorgiosan
Nel febbraio 1936 le sinistre, unite in una coalizione che comprendeva comunisti insieme a repubblicani e socialisti vinsero le elezioni. Fiancheggiavano questa coalizione gli anarchici che costituivano il "partito" più numeroso i quali coerentemente non avevano, però rappresentativa parlamentare. Gli anarchici e la sinistra estrema vide nella vittoria l'inizio di una rivoluzione sociale.
Il Congresso di Saragozza della Cnt (sindacato anarchico) nel maggio 1936 aveva adottato una mozione che non lasciava dubbi sulla sua concezione dell'azione sindacale:
«Una volta conclusa la fase violenta della rivoluzione, si dichiarerà l'abolizione della proprietà privata, dello Stato, del principio d'autorità e di conseguenza delle classi che dividono gli uomini in sfruttatori e sfruttati, oppressori e oppressi. Una volta socializzata la ricchezza, le organizzazioni dei produttori, finalmente libere, si faranno carico dell'amministrazione diretta della produzione e dei consumi »
Il nuovo governo (ben più oltranzista e massimalista del precedente), dopo avere amnistiato tutti i prigionieri politici e ridato una sorta di indipendenza, piuttosto formale, alla Catalogna, relegò il generale Franco a capo delle forze armate delle Isole Canarie e riavviò la discriminazione nei confronti del clero e dell'esercito. M
Madrid abbozzò inoltre una legge per l'abolizione della scuola privata (religiosa), la confisca dei latifondi e, cosa assai più grave, permise ai gruppuscoli rivoluzionari di armarsi.
Come ovvio, nel giro di qualche mese, in seguito ad un'ondata di attentati ai danni di chiese e parrocchie e alla reazione, altrettanto violenta, del movimento falangista e della destra, il governo repubblicano precipitò in una crisi, questa volta, senza ritorno tale da innescare i meccanismi che porteranno allo scoppio di una dichiarata, lunga e sanguinosa Guerra Civile.
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Da: "Stalinismo e antistalinismo in Spagna" (purtroppo sono documentata in merito esclusivamente in spagnolo, prometto che tradurrò, se suscita interesse, ovvio)
La pretensión de justificar el franquismo a partir del papel del estalinismo en España es un falacia completa. Franco se rebeló contra una República democrática y en unas condiciones en las que el PCE era un partido estrictamente minoritario y no tenía ninguna posibilidad de conquistar el poder. La naturaleza antidemocrática y antiliberal del levantamiento franquista no puede ofrecer dudas razonables, más allá de la eterna discusión sobre su naturaleza fascista o simplemente autoritaria. En el bloque formado por el ejército, la derecha tradicional española y los nuevos movimientos totalitarios que los acompañaban, se compartía el odio a la democracia republicana y un proyecto solidario con el fascismo italiano y el nacionalsocialismo alemán. La violencia de las viejas clases acomodadas y de los falangistas tenía una naturaleza brutal y extremista, era una política de la venganza, como ha señalado Paul Preston. Dentro del totalitarismo europeo, el franquismo surgió con unos rasgos represivos (no sólo durante la guerra civil, también en los primeros años posteriores a su triunfo) muy superiores al fascismo italiano. Es decir, en cuanto a naturaleza antidemocrática y
práctica del terror político, el régimen franquista tenía un claro carácter totalitario. Sin embargo, es evidente que después de la derrota de Alemania en la Segunda Guerra Mundial fue atenuando dichos rasgos mientras mantenía su identidad de sistema dictatorial. Así, los justificadores del franquismo por su victoria frente a un supuesto totalitarismo comunista no justifican, con ello, nada de la ignominia propia del régimen de Franco. La lucha no se produjo entre un bloque nacional-fascista y el Partido Comunista. El bando republicano incluía al PCE pero también al republicanismo liberal, a los nacionalismos catalán y vasco, al socialismo histórico, al POUM y al poderoso movimiento libertario, corrientes todas éstas cuyo proyecto político era adversario del totalitarismo.