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Vecchio 28-03-2006, 15.17.48   #9 (permalink)
VanLag
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Faccio ammenda.....

Eccitato dal furore pre elettorale ho commesso l’errore di non verificare accuratamente i dati che andavo a citare. I dati esatti del libro sono: - "I nuovi sentieri della Storia. Il Novecento", Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2003, Bellesini Federica, manuale di Storia di IIIa media, capitolo 2, paragrafo 1
La pagina 34, cioè quella in oggetto contiene il seguente testo,(il brano in neretto è quello da me citato).

La Sinistra storica al potere

Quando la Sinistra storica sostituisce la Destra cavouriana nella gestione del Paese, l'Italia non è ancora la patria di tutti gli italiani e si inaugura un'epoca di nuovi problemi.

L'Italia è fatta, bisogna fare gli italiani

Anche il Regno d'Italia, al pari delle altre nazioni occidentali, attraversa l'ultimo quarto del secolo XIX e si inoltra nel XX tra stridenti contrasti. Il più acuto di tutti è condensato nelle parole di Massimo D'Azeglio: "L'Italia è fatta, bisogna fare gli Italiani". Infatti lo stato, ossia l'unità politica voluta e fatta da una esigua minoranza, non è ancora la patria, ossia l'unità culturale e sociale voluta, creata e sentita da tutti come la propria casa. Per questo non esistono ancora gli Italiani, ma solo degli individui che appartengono a tradizioni locali e regionali molto diverse tra loro.

Paese reale e Paese legale: due Italie?

Giustamente gli storici affermano che il paese legale non corrisponde a quello reale. Essi intendono dire che l'Italia dei roboanti discorsi della classe liberal-borghese al potere, in cui si esaltano il regime parlamentare, il progresso economico e il ruolo di potenza occidentale, non è l'Italia della quasi totalità degli italiani. Questa, infatti, è l'Italietta, come la chiama il poeta Giosué Carducci, dell'economia arretrata, della miseria, della fame, dell'emigrazione, dell'analfabetismo, del diritto di voto riservato a pochissimi e, infine, della questione meridionale.

Destra e Sinistra a confronto

Nel 1876 i liberali cavouriani, che formano la Destra storica, sono sconfitti dalla Sinistra storica, ossia dagli ex mazziniani che, ormai da tempo, da repubblicani sono divenuti monarchici.

Gli uomini della Destra erano aristocratici e grandi proprietari terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato, e non per elevarsi socialmente o arricchirsi. Inoltre amministravano le finanze statali con la stessa attenzione e parsimonia con cui curavano i propri patrimoni.
Gli uomini della Sinistra, invece, sono professionisti, imprenditori e avvocati disposti a fare carriera in qualunque modo, talvolta sacrificando persino il bene della nazione ai propri interessi.


La grande differenza tra i governi della Destra e quelli della Sinistra consiste soprattutto nella diversità del loro atteggiamento morale e politico. I nuovi governi, infatti, non abbandonano il regime oligarchico, dominato da piccoli gruppi di uomini politici per abbracciare una vera democrazia, ma inaugurano un'epoca di mal governo.

Trasformismo e clientelismo

Con la caduta della Destra storica si compie una vera e propria rivoluzione parlamentare. Infatti il Parlamento cessa di essere il luogo di dibattiti politici e ideali e diventa una "grande palude": non vi è più una maggioranza che governa e una minoranza che sta all'opposizione, ma il governo crea e distrugge le maggioranze a seconda delle convenienze, ottenendo o addirittura comperando l'appoggio di gruppi o di singoli deputati. E' l'età del trasformismo, perché il ruolo della maggioranza e dell'opposizione si confondono [sic], e del clientelismo, perché i deputati procurano ai loro elettori, in cambio dell'elezione, impieghi pubblici, appalti e favoritismi d'ogni genere.


Come si vede si parla di fine 1800 e non della moderna realtà. La valutazione di merito sulla bontà degli uomini della destra e la povertà morale di quelli della sinistra, rimane, tuttavia, faziosa per un libro di storia.

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Ma io sono fiero del mio sognare di questo etrno mio incespicare.... fare l'amore, tirare tardi, la fantasia .....

da "Quattro stracci" di Francesco Guccini
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