Citazione:
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Originalmente inviato da senzanome
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perché mai credere che il mondo sia frutto del caso non dovrebbe farti provare rabbia di fronte a una morte, che è ingiusta perché chi è morto non voleva morire, chi gli stava accanto non voleva morisse? credere che il mondo sia un agglomerato di atomi non significa non provare sentimenti, emozioni, amore. qualsiasi sia la nostra concezione del mondo siamo esseri umani che amano e soffrono, che vivono....
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per il banale motivo che sarebbe una cosa stupida e vuota.
Contro un fatto inanimato, meccanico casuale, sia pur prevedibile ed ineluttabile, che logica ha provare rabbia, rancore, astio, senso di ingiustizia?
La tua moto va e consuma benzina; quando la benzina finirà il motore si fermerà. Con chi te la prendi, col motore?... con la benzina?... col serbatoio?... Al massimo odi l’ingegnere che ha fatto un motore troppo sprecone, il petroliere che poteva distillare meglio, il costruttore di serbatoi che poteva fare quello della tua moto più grande!...
Ecco: la differenza fra credente ed ateo, figurativamente, è tutta qui. Per il credente ci sono l’ingegnere, il petroliere, l’industriale. Per l’ateo, no.
In termini diversi, il credente può permettersi il lusso della speranza, dell’illusione, del possibile miracolo. L’ateo conseguenziale, cioè coerente fra ragionamento e convinzione, non può essere che rigidamente, assolutamente fatalista.
Spero così di essermi chiarito meglio.
Cordialità