Scusate se rispondo solo ora, ma ho avuto un mese un po’ “incasinato” per dirla con un eufemismo.
L’esempio che ha portato Fallen riguardo al problema economico marxista, secondo me può rientrare anche all’interno del principio dialettico di Ordine-Fine-Sopravvivenza. Forse semanticamente non sono dei termini capaci di spiegare l’atteggiamento psicologico dei gruppi che ne sono partecipi, questo è un limite della definizione, ma proverò a spiegarmi meglio.
Partendo proprio dalla radice aggregativa della specie umana, l’uomo esiste come singolo individuo, con le sue pulsioni, le sue idee e i suoi istinti, ma questa individualità non può essere astratta in alcun modo dalla condizione di “animale sociale”. Un individuo vive per forza all’interno di un gruppo, che sia una comunità tribale, che sia un comune medioevale, che sia uno stato oppure la firm di una squadra di calcio, un corporazione medioevale, un partito politico, un centro sociale, o addirittura il bar del rione.
Adesso, nella società attuale, in cui le possibilità di creare basi per nuove aggregazioni sono potenzialmente infinite (il livello sociale, il tipo di lavoro, la famiglia, lo sport, il fatto di chiamarsi…Sergio, l’aspetto estetico) vediamo bene questo fenomeno, vediamo come i gruppi tendano ad ordinarsi se hanno una logica fondante, a darsi delle regole e dei capi, a creare un Ordine.
Certe aggregazioni non vivono in contrapposizione ad altre, come potrebbe essere il club dei brutti (dubito possano percepire una minaccia da parte di qualche organizzazione), ma in altri casi sì.
Riprendendo l’esempio dell’oscillazione dei prezzi, il loro aumento o la loro diminuzione fanno parte della naturale logica di conservazione, anzi di accaparramento che guida anche gli animali selvatici nel momento in cui si prevede un periodo difficile per la sopravvivenza.
Ipotizziamo che una situazione storica porti al rialzo dei prezzi, questo è sicuramente un fenomeno, non naturale perché non ha seguito una costante universale, ma semmai è frutto di una scelta cosciente (anche se inevitabile, ma cosciente) operata dal proprietario terriero per poter mantenere il proprio tenore di vita, che potrebbe essere paragonato ad un semplice meccanismo di sopravvivenza.
Questa decisione (assecondare l’inflazione) se dovessimo risalire a monte potrebbe trovare come causa scatenante: un’epidemia del grano, un inverno rigido, una cattiva amministrazione dei latifondi; ma la decisione di alzare i prezzi è frutto di un atto volontario, necessario a mantenere lo status quo. Forse un pazzo avrebbe potuto svendere a basso costo, per filantropia magari, ma sarebbe comunque considerato un pazzo, cioè al di fuori di un comportamento logico.
L’istinto di sopravvivenza, insito negli animali come negli uomini, guida questo tipo di fenomeno. Ora se il gruppo di proprietari terrieri interessati a rialzare i prezzi opera singolarmente questo significa che al massimo l’Ordine che si cerca di mantenere è, forse, ad un livello familiare o addirittura individuale, ma se essi si organizzassero per fare fronte alla situazione allora si avrebbe un organizzazione del tipo precedente. Vero è che se dal basso, dalla parte “povera” della popolazione, avvenisse una reazione contro la decisione dei proprietari terrieri, si deve per forza avere un’organizzazione operante per ristabilire un Ordine (o Equilibrio), capace di contrastare la Fine (o Dissoluzione) di quel determinato gruppo sociale, piegato dall’inflazione, costretto a difficoltà di sopravvivenza, ecc…
In realtà credo che se si potesse spogliare del tutto la storia dalle grandi sovrastrutture interpretative potremmo comprendere all’interno di categorie “istintive” (quando parlo di psicologia intendo dire, forse più correttamente, etologia dell’aggregazione umana) qualsiasi evento alla sua radice. Da Waterloo allo sterminio degli Armeni. Si tratta credo sempre di lotte tra gruppi umani gravitanti attorno ad un’idea di Ordine; il problema principale è che se queste lotte nel mondo naturale funzionano per fattori interni alla cosidetta “legge della giungla” (cibo, dominio territoriale, dominio nel branco, diritto all’accoppiamento, ecc…) la mente umana, che ormai dalla giungla è uscita da un bel po’, può inventare sempre nuove ragioni attorno alle quali creare un gruppo. Ragioni che non siano solo le necessità primarie della sopravvivenza, ma che possono essere idee, considerate primarie anche esse per la sopravvivenza quando il processo di astrazione dall’individuo e l’identificazione nel gruppo diventa tale da “disciolgliere” l’individuo in tale gruppo.
Sciorinando tante idee mi è venuto in mente che forse andrebbe fatta una rettifica sul concetto generale di Ordine-Fine, ovvero che per quanto riguarda la mente umana questo tipo di relazione applicabilissima agli aspetti “fenomenici” del mondo naturale (che siano piante, animali, monere, ecc…) se portati all’interno della psiche umana si trasformano in una possibilità labirintica di solzioni, nel senso, come ho detto prima, che le leggi naturali non valgono più nel nostro caso, ma tale meccanismo può risedere alla base di qualsiasi fondazione ideologica. Se l’esempio dell’inflazione si avvicina molto di più allo stato naturale della sopravvivenza, l’imposizione di un’ideologia politica o religiosa è un fenomeno non legato alla sopravvivenza fisica tout-court, ma ad un altro genere di sopravvivenza, che forse si potrebbe definire spirituale o sovrastrutturale in senso lato, tesa cioè a conservare non la struttura del “fedele”, ma la sovrastruttura in cui si identifica.
Mannaggia sto cominciando a svarionare…mi sia consentito il francesismo.
Mettiamo la visione di un mondo dove questa struttura istintiva di Fine-Ordine-Sopravvivenza non si applichi che agli istinti primari umani, invece che a tutto il complesso di creazione razionale.
Sarebbe, a mio avviso, l’utopia anarchica, un mondo in cui non si necessita di un centro di potere attorno al quale identificarsi, ma gli individui sarebbero autosufficienti e semmai l’unica forma di spontaneismo nascerebbe per mere necessità fisiche, lavoro organizzato, protezione reciproca, ecc…
Per rispondere a Fallen ( anche se in realtà non penso che potrà essere esauriente), non credo che questo piano di lavoro, alla radice del comportamento sociale (con tutte le riserve sulla sua efficacia) possa effettivamente prevedere quello che succederà nello scenario politico internazionale: la Corea del Nord cadrà? la Turchia entrerà in Europa? Scoppieranno pogrom contro gli immigrati in Italia? Non si possono prevedere i singoli eventi della storia, ma si potrebbero facilmente prevedere le tendenze anche in base alla forza dell’identificazione di un gruppo attorno al suo centro ideologico.
Se si lavorasse in maniera da poter cogliere il punto nodale che un gruppo trova nel darsi un Ordine, e da quale direzione esso preveda provenga una Fine, a qualsiasi livello di complessità, statale o tribale, credo che si riuscirebbe a cogliere la ragione per cui avvengano molti fenomeni storici, a comprendere per quali ragioni certi processi di pace hanno buon esito ed altri no e soprattutto comprendere se certi tempi sono maturi a favorire tali processi di pace piuttosto che altri.
Questa risposta non è sufficiente, ma è un idea…e poi tra poco vado a magnà, ma appena posso cercherò di chiarire quello che voglio dire, sia per Fallen che per Catone.
Aspetto comunque le vostre idee.
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