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Originalmente inviato da Catone
Ho letto molti contributi interessanti ma nessuno ha minimamente accennato alla "cultura della morte".
Premettiamo: un'atea che grida a voce alta che la morte è un problema merita un applauso, un abbraccio. .....
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Grazie a te Catone per questa nuova, interessante riflessione.
Permettimi però di puntualizzare che questa discussione è stata iniziata da "senzanome" prendendo come spunto una mia "risposta" a una pagina attribuita a Sant'Agostino, dove lo stesso Sant'Agostino iniziava con le parole: "la Morte non è niente.....". Se vuoi trovi il tutto alla pagina:
La morte non è niente. Commento a Sant'Agostino di Bruno Savino
Non penso che nè il sottoscritto nè senzanome rappresentiamo esattamente il pensiero di tutti gli atei di questo mondo, però quello che tu dici:
Citazione:
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Originalmente inviato da Catone
L'ateismo, non riuscendo a spiegare la morte, la rimuove, dice che è nulla.
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mi pare proprio lontano dalla percezione comune: la morte per noi è una cosa importantissima, definitiva, finale, senza alcun appello.
E questo sia se ci riferiamo alla morte di una persona cara, sia pensando a quella che sarà la nostra individuale fine dell'esistenza.
Altro che nulla! E' tutto, o, meglio, la fine di tutto!
La questione è in ogni caso dolorosa, ma il punto fondamentale credo sia se l'accetti come un fatto naturale (questo è il caso degli atei che conosco), in una logica che vede tutti gli esseri di questo pianeta inseriti in un ciclo di nascita, vita e morte.
Ovvero se non lo accetti, ed allora potresti disperarti fino ad impazzire oppure abbracciare una qualsiasi Fede che ti convinca che la morte fisica è solo un passaggio ad una vita diversa, forse anche migliore, ecc. ecc. (questo è il caso di tanti "Credenti" che conosco).
Circa la capacità media della nostra società di elaborare il lutto:
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Originalmente inviato da Catone
Perchè accade questo? Perchè la nostra civiltà, quella nata dalla rivoluzione industriale, non è stata capace di elaborare una cultura della morte. Un insieme di credenze e di atti, anche materiali, che aiutino a farla accettare. Che permettano di metabolizzarla.
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... sono d'accordo con te, ma lo vedo soprattutto come un problema di adattamento per i "non-atei" che non hanno ancora trovato le nuove modalità per sostituire tutto quel supporto rituale che, ad esempio nella cultura/civiltà contadina, veniva dai compaesani, dai parrocchiani, dai vicini di casa, e, soprattutto da una Fede solida ed indiscussa.
In questo passaggio gli "atei puri" risultano sicuramente avvantaggiati per il fatto di non dover subire il trauma di questo cambiamento in quanto già nel contesto precedente si trovavano ad elaborare modalità di accettazione del lutto diverse da quelle dei compaesani, dai parrocchiani, dai vicini di casa......
Io, almeno, la vedo così.
