Discussione: La Morte Non è Niente
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Vecchio 08-01-2007, 11.14.22   #54 (permalink)
Catone
Ospite abituale
 
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Messaggi: 193
Riferimento: La Morte Non è Niente

Citazione:
Originalmente inviato da bsavino
Grazie a te Catone per questa nuova, interessante riflessione.
Permettimi però di puntualizzare che questa discussione è stata iniziata da "senzanome" prendendo come spunto una mia "risposta" a una pagina attribuita a Sant'Agostino, dove lo stesso Sant'Agostino iniziava con le parole: "la Morte non è niente.....". Se vuoi trovi il tutto alla pagina:
La morte non è niente. Commento a Sant'Agostino di Bruno Savino
Si, l'ho letta è mi è piaciuta. Di certo non volevo accusarti di sostenere che reputi la morte un nulla. Anzi, il contrario...

Citazione:
Originalmente inviato da bsavino
In questo passaggio gli "atei puri" risultano sicuramente avvantaggiati per il fatto di non dover subire il trauma di questo cambiamento in quanto già nel contesto precedente si trovavano ad elaborare modalità di accettazione del lutto diverse da quelle dei compaesani, dai parrocchiani, dai vicini di casa......

Io, almeno, la vedo così.
Beh, sarei curioso di sapere che tipo di approccio usa un ateo di fronte al problema.

Citazione:
Originalmente inviato da bsavino
La questione è in ogni caso dolorosa, ma il punto fondamentale credo sia se l'accetti come un fatto naturale (questo è il caso degli atei che conosco), in una logica che vede tutti gli esseri di questo pianeta inseriti in un ciclo di nascita, vita e morte.
Beh, io sono un grande estimatore della società pre-industriale. E a me sembra che questo approccio sia più tipico di quel tipo di società che non dell'attuale. Mi spiego.
Fino alla rivoluzione industriale esisteva una concezione del tempo ciclica: l'alternarsi dei giorni e delle stagioni, il ciclo dei campi (tipicamente di nascita-morte-rinascita). Questo era possibile grazie alla stabilità di quel mondo. Le cinque generazioni che entrano in contatto (nonni, genitori, soggetto, figli, nipoti) vivevano in un ambiente che non mutava. Neppure fisicamente. Ognuno sapeva in che mondo viveva e in che mondo sarebbero vissuti i propri figli. Questa situazione, accompagnata alla fede nella resurrezione, si adattava bene alla concezione ciclica del tempo. Il passato era solo passato.
Dopo la rivoluzione industriale il ritmo del cambiamento è diventato fortissimo. Non solo il mondo cambia nel passaggio da una generazione all'altra ma anche io (che ho 36 anni) l'ho visto stravolto negli ultimi 20 anni. Il passato non è solo passato: è morto. Il nostro mondo è molto nostalgico: perchè quando qualcosa passa lo fà per sempre. Secondo te perchè ci chiediamo da generazioni "che mondo lasceremo ai nostri figli"? Semplicemente perchè non ne abbiamo la più pallida idea. La concezione del tempo è diventata quindi lineare e un tempo lineare non è tempo di vita ma di morte.
Non sono riflessioni mie, ma di Massimo Fini: io mi limito a condividerle e ad integrarle con le mie osservazioni. Non spaccio mai per mie idee degli altri
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