Citazione:
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Originalmente inviato da Catone
Si, l'ho letta è mi è piaciuta. Di certo non volevo accusarti di sostenere che reputi la morte un nulla. Anzi, il contrario...
Beh, sarei curioso di sapere che tipo di approccio usa un ateo di fronte al problema.
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in parte io sono d'accordo con catone. a prescindere dall'essere ateo o credente non esiste una cultura della morte. la società la rifugge, non se ne può neanche parlare. quando mio padre stava male la gente pensava che io fossi pazza, scioccata quando semplicemente dicevo era affetto da una malattia inguaribile. persino persone che sapevo essere atee mi chiedevano di avere una speranza. speranza? e in cosa? gli esseri umani vivono e poi muoiono, cosa c'entra la speranza?
non avete mai fatto a caso al fatto che spesso gli amici si sentono in dovere di distrarti. non parliamo adesso di morte, ti devi distrarre, ti devi divertire.
mah, per quanto abbia apprezzato gli sforzi dei miei amici a volte li ho trovati irritanti. perché mi sarei dovuta distrarre dalla morte e soprattutto da quella di mio padre?
la società attuale ha elaborato invece che una cultura della morte una pseudocultura della vita. cura del corpo fino al parossismo, cure per l'eterna giovinezza, lifting e cavolate varie. tutto ciò ha un solo e preciso messaggio secondo me: pensa a tutto tranne alla tua morte, alla tua vecchiaia, alla sofferenza, cioè pensa a tutto tranne che alla tua vita. un inno alla vita per sfuggire alla morte che altro non è che parte della vita.
è vero, nelle società preindustriali era diverso. esisteva un collante sociale, la famiglia allargata, i membri della comunità partecipavano al lutto. i parenti non erano lasciati mai soli, si preparava per loro del cibo, si andava a rendere omaggio alla salma.
io mio padre ho voluto che morisse in casa con me e mia madre, perché ho sempre pensato che questa è la morte giusta per un uomo, nel suo letto, con accanto le persone che gli hanno voluto bene. oggi la morte è ospedalizzata, in ambiente asettico, con vicini di letto estranei, con orari di visita per i parenti. è assurdo, un controsenso, una sofferenza maggiore della morte stessa, una spersonalizzazione della cosa più umana che esista.
e poi, tutto deve essere contenuto. le emozioni, il dolore, tutto ciò di emozionale che è legato alla perdita di una persona cara deve essere contenuto. quelli che vengono al funerale stanno molto attenti a non parlare troppo del morto, i suoi cari potrebbero non riuscore a controllare le emozioni. e quando dovrebbero emergere queste emozioni?
secondo la legge italiana del lavoro hai diritto a 3 giorni di assenza da lavoro per lutto. 3 giorni bastano e avanzano secondo la legge per riprendere la normale routine lavorativa. 3 giorni non bastano neanche sicuramente a sbrigare le pratiche burocratiche, altro controsenso della legge. io ne ho presi altri 3 portando un certificato medico in cui la motivazione dell'assenza per malattia era depressione per lutto. depressione? io non ero affatto depressa. semplicemente era morto qualcuno e tra le pratiche burocratiche, tra le pratiche per il funerale, tra quelle per la tumulazione, i 3 giorni canonici mi sono passati in un lampo e non ho avuto neanche il tempo di pensare alla morte.
vabbè è solo uno sfogo. quello che so ora è che quando muore qualcuno devi fare finta che non è successo nulla, devi dimenticare in fretta, devi smettere di parlare del morto altrimenti metti in imbarazzo chi ti ascolta.
beh... spero che io non sarò così quando andrò a consolare qualcuno per la morte di un suo caro.