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Vecchio 18-01-2007, 20.42.43   #3 (permalink)
VanLag
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Riferimento: Il bastone e la carota di Krishna

Un primo piccolo contributo......

Ci sono indubbiamente dei cambi di registro spaventosi. Continuando nella lettura, nei versi 55-59 del capitolo II si legge:

Il signore beato disse:
Quando un uomo, o parta, si libera dalle migliaia di desideri materiali creati dalla sua mente, quando si soddisfa nel suo vero sé, significa che egli ha pienamente coscienza della sua identità spirituale. Chi non è più colpito dalle tre forme di sofferenza, se inebriato dalle gioie della vita, libero dall’attaccamento, dalla paura e dalla collera, è considerato un saggio di mente ferma.
Chi libero da ogni legame, sono si rallegra nella felicità più di quanto non si affligga nel dolore, è fermamente situato nella conoscenza assoluta. Chi, come una tartaruga che ritrae le sue membra nel guscio, può staccare i sensi dai loro oggetti, possiede il vero sapere.
Anche lontana dai piaceri materiali, l’anima incarnata può provare ancora qualche desiderio per essi. Ma se fusta una gioia superiore perderà questo desiderio, per situarsi nella coscienza spirituale.


Ma ecco che nei versi 60-62 c’è una svolta inaspettata infatti si legge:

Forti ed impetuosi sono i sensi, o Arjuna: essi rapiscono persino la mente dell’uomo saggio che vuole controllarli. Chi regola i sensi e s’assorbe in me da certamente prova di un’intelligenza ferma. Contemplando gli oggetti dei sensi, l’uomo vi si attacca; di qui nasce la cupidigia e dalla cupidigia la collera.

Apparentemente il discorso potrebbe anche filare, ma c’è una nota che stona e cambia in maniera definitiva il succo del discorso di Krishna, Infatti nei versi sopra si legge

l’uomo si libera dalle migliaia di desideri materiali creati dalla sua mente, quando si soddisfa nel suo vero sé

mentre nei versi 60-61, (quindi subito sotto) si legge:

Chi regola i sensi e s’assorbe in me da certamente prova di un’intelligenza ferma.

Cosa cerco di evidenziare infine coi miei cavilli?
Quello che cerco di fare notare è che la ricerca passa da dentro se stessi, "nel suo vero sé" dice Krishna, all’amore ed alla devozione verso il signore "Chi s’assorbe in me" e questo non è marginale ma è un cambio di programma totale. Come dice Yam, si passa dal Jnana yoga al Bakti yoga e questo in un insegnamento strutturato non ci sta.

Note Varie:
Per evitare contestazioni sulla traduzione ne ho presa un’altra, secondo me, meno bella e che non c’era scritto di chi fosse ma nella quale vediamo che è presente quanto ho evidenziato. Cioè il passaggio dalla ricerca dentro se stessi all’amore del signore.

(55) Quando uno espelle tutti i desideri che son venuti nell'animo suo, o Partha, ed è di sé soddisfatto nell'intimo suo, allor appunto prende il nome di uomo dalla stabile capacità discriminativa.
(56) Colui che ha l'animo libero da turbamento, pur in mezzo ai dolori, e va esente da desideri violenti, pur in mezzo ai piaceri, colui che è libero da passione, paura e collera, ha il nome di uomo di fermo spirito.
(57) Colui che è privo d'affezione sotto ogni aspetto (che non prova attaccamento per cosa alcuna), che a seconda dei casi provando bene o male non gode, non detesta, di questo (uomo) l'intelletto è saldamente fondato (nella somma conoscenza).
(58) Allorché uno ritrae i sensi dagli oggetti sensibili, da ogni parte, come la tartaruga le membra (nel guscio), di questo (uomo) l'intelletto è saldamente fondato (nella somma conoscenza).
(59) Gli oggetti sensibili si ritraggono dall'anima incarnata di colui che si astiene dal fruirne: non così il gusto per essi. Ma anche il gusto per queste cose dilegua, dopo che si è visto il Supremo.
(60) Anche dell'uomo che lotta (per raggiungere la perfezione) e che ben sa discernere, o figlio di Kuntì, i sensi distruttori con violenza rapiscono lo spirito.
(61) Ed essi tutti (i sensi) padroneggiando, nell'equilibrio yogico stia fermo a me devoto (di me solo occupandosi); poiché è saldamente fondato nella somma conoscenza l'intelletto di colui sotto il cui controllo sono i sensi.


da: http://www.estovest.net/testi/bhagavadgita/02.html

Nota per Yam,
Yam scusami tanto per la mia "scelta infelice". Cito la Gita degli Hare Krishna perché è quella che ho in casa ed è quella che ho sempre letto. Mi fù regalata a vent’anni quando forse avevo appena conosciuto Ramana Maharishi e ne sapevo ben poco di induismo. Trovai comunque piacevole la lettura ed anche l’italiano era gradevole.
Io credo che Quanto dici è sicuramente applicabile al commento al testo, (che infatti non sono mai riuscito a leggere), mentre è meno significativo sulla traduzione. Non a caso quel passaggio che evidenzio sopra, prima di postarlo, ho voluto verificarlo con un’altra traduzione ed infatti anche nell’altra traduzione esiste lo stesso salto dalla via della conoscenza, (di se stessi) a quella della devozione, (verso il signore Krishna).

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Ma io sono fiero del mio sognare di questo etrno mio incespicare.... fare l'amore, tirare tardi, la fantasia .....

da "Quattro stracci" di Francesco Guccini

Ultima modifica di VanLag : 18-01-2007 alle ore 23.24.13.
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