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Vecchio 14-02-2007, 10.46.36   #9 (permalink)
visechi
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Riferimento: Se Dio è uno, perchè tante religioni?

"....Il cristianesimo in molti casi, e bene che vada, si è trasformato in norma morale, in regole di buona condotta, in etica nel senso corrente del termine. Etica non più salvezza.

Condivido in pieno questo concetto. Il Cristianesimo, così come declinato dalla curia romana, ha spento davvero l’eco del Logos divino, per trastullarsi sulla morale e l’etica. Pretende di attingere la propria dottrina morale dal Logos di Dio, abdicando così al suo precipuo compito di essere testimone di salvezza. Non più Dio, ma norma. Eppure fu Paolo che spronò i fedeli in Dio e in Gesù a non assoggettarsi alla norma, a non attingere da questa le ragioni e la speranza della propria salvezza. Il Cristianesimo è un ateismo, ha spento la voce di Dio.


"....Ciò è così vero che senza Dio l'uomo non è che un nulla e solo nella consapevolezza del suo nulla egli trova salvezza.

Sembra il riproporsi della secolare alternativa: o Dio o il Nulla! Ma non è così, non vi è solo il Nulla ad impregnare le nostre esistenze private di Dio. La morte di Dio impone un’altra alternativa: o Dio o il finito! Cioè questa finita esistenza, la nostra finitudine, entro cui si dischiude e si esplica la nostra capacità di progettare per fornire un senso all’esistenza. Nessuna escatologia, dunque, solo un calcare il duro terreno per costruire se stessi, ed insieme alla specifica individualità di ciascuno di noi quella più generale di un’umanità che volge con eccessiva fiducia e con troppa costanza gli occhi verso un cielo avaro di risposte. Dio è nascosto: non rispose a Giobbe, non fornirà risposte neppure a noi, uomini del tempo. Siamo gli artefici di noi stessi. Traiamo dalla polvere sollevata dai nostri terreni passi le ragioni che nutrono le nostre periture esistenze. Ci comunichiamo non con la trascendenza, seppur percepiamo un leggero alito che ci avverte sulla possibilità di un oltre che non è possibile negare a priori, ma si comunica con la mondanità e la quotidianità del nostro prossimo. Lo sguardo che si affaccia sull’abisso del Nulla del nostro esistere, nel non senso della vita, riflette, come un sinistro baluginio, l’imperativo di crearci volta per volta, di progettare la vita. E’ una vana impresa, un vorticare senza requie, ma è pur sempre il prezzo, lo scotto, il pedaggio che la vita esige da noi… tutto il resto è solo lusinga e consolazione.

L'uomo nulla può pretendere, tutto deve accettare, deve soprattutto confidare nel Signore.

L’uomo deve pretendere dal Creatore risposte, quelle che la storia e il patimento degli innocenti reclamano a viva voce da millenni, da sempre. Pretende un perché all’inutile soffrire, non l’affrancamento dalla morte fisica, ma l’esenzione dall’inutile e insensato dolore dell’anima. L’uomo pretende la liberatoria dalla schiavitù e dal giogo imposto con atto insano dal Creatore. Questo suo giusto pretendere non ottiene risposte. Nel silenzio ineffabile di Dio germinano le maledizioni, ma è giusto e corretto che sia così: se creati siamo, qualcuno ci volle così imperfetti, e se la maledizione è figlia dell’imperfezione, è anch’essa, in ultima analisi, figlia di Dio, a Lui dunque ritorni.

Nel cristianesimo Dio è tutto e solo abbandonandosi a lui l'uomo si ritrova

Nel Cristianesimo, Dio scompare, vanisce, il suo Logos è usurpato dal Logos dei suoi troppi interpreti: il Cristianesimo è un ateismo strisciante, è filosofia.

Nel cristianesimo dunque la finitezza dell'uomo si costituisce in rapporto all'infinità di Dio e per tal via l'uomo entra in circolo con l'infinito stesso e a esso è elevato. ...."

Nel Cristianesimo la finitezza dell’uomo, i cui tratti caratteristici sono rappresentati dalla capacità di percepire, per grazia ed in virtù dei propri limitati sensi, il mondo esterno; presentirne l’ultramondanità; intuire in forma di sentimento quanto in esso, dal suo manifesto apparire, trans-pare e dalla fallace propensione ad elaborare quanto estratto dall’esistente che lo circonda, è annichilita dalla fede in un qualcosa che stride con i sensi e la ragione. La fede è vero scandalo per la ragione, ma anche mistificazione del sentimento. L’uomo ateo raffronta la propria finitudine con l’infinito spesso più proficuamente e meglio di quanto possa fare una persona che si affida alla fede, perché proprio in essa egli recupera le risposte che gli abbisognano – clamoroso e forse insuperato esempio lo si ritrova in Leopardi

Dio ha creato un mondo perfetto (e non poteva essere altrimenti)

Tanto perfetto che ritenne necessario rifondarlo dopo il diluvio.
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